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Pubblicato il 18 Mar 2011 in Vita spirituale, Voce dei preti

Parola di Dio, 2ª domenica di Quaresima, anno A

Giovanni_Bellini._Transfiguration._c._1490-95._115x151.5_cm._Musee_National_di_Capodimonte_Naples_Italie._jpegLa salvezza che ci trasforma! (P. P. Madros)

In questa frase si potrebbero riassumere la lettura della 2 Tm 1, 8 ss e del racconto della Trasfigurazione del Signore in Matteo 17, 1-9. San Paolo scrive che Dio ci ha salvato “non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo disegno e la grazia”. La Lettera a Tito (3, 5) ripete: “Dio ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo”. Si tratta in entrambi i testi, pressoché identici, della salvezza iniziale, acquisita in anticipo, di cui Dio prende l’iniziativa senza nessun merito da parte nostra. Tuttavia, per ottenere questa salvezza, occorre “amare Dio e il suo prossimo”, “osservando i comandamenti per entrare nella vita”. Sant’Agostino diceva: “Dio che ci ha creati senza di noi non può salvarci senza di noi”!

L’unica predestinazione che il Nuovo Testamento conosce è quella il cui fine è la salvezza e la beatitudine eterna, “preparata fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34). Fin dal nostro battesimo, dalla nostra più tenera infanzia, siamo ri-nati, rigenerati. Nessuno ha bisogno di un ulteriore battesimo nell’età adulta, poiché siamo nati di nuovo, dallʼalto (in greco: anothen) dallʼacqua e dallo spirito (Cfr. Gv 3,5). Gli Apostoli hanno battezzato numerosi bambini e minori (At 10,44 -48; 16,14 -15; 32-33; 18, 8; 1 Cor 1, 16; At 2,41).

La Trasfigurazione di Gesù, letteralmente la Sua “metamorfosi” o trasformazione, è un appello alla nostra, nonostante i nostri difetti, peccati e limiti. Questo passaggio del Vangelo, che cade in un periodo di pericolo mortale per l’umanità in Giappone, e in una fase di caos e di lotte sanguinose in Medio Oriente ci sembra un po’ fuori luogo nel nostro tempo. Ma il Signore da un lato e i Padri della Chiesa, dall’altro, hanno ricordato il legame indissolubile tra la Trasfigurazione e la Passione,dal momento che la sofferenza e la morte sono il rovescio della medaglia della vita e della gloria. Gli Apostoli, e Pietro per primo, avrebbero voluto restare lassù nell’incanto dello splendore della montagna, dispensandosi senza dolore dalle tribolazioni e dalle preoccupazioni “della valle di lacrime”. La Trasfigurazione gli ricorda la realtà dura, ma necessaria, della vita quotidiana sulla terra, piatta, monotona e spesso sgradevole.

La Trasfigurazione del Signore è troppo ricca per essere trattata qui in maniera esauriente. A parte la nostra controversia, molto bella, tra palestinesi e libanesi, sulla posizione della Montagna, il Tabor o lʼHermon, ci abbracciamo fraternamente, come discendenti dei Cananei-Fenici, citando in maniera conciliante le parole del Salmista: “il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome. ” (Sal 89 (88), 13 b). In questi giorni, un altro monte, quello del Carmelo, gioisce nellʼaccogliere le reliquie della “Piccola Teresa di Lisieux”.

E tutti i cristiani del povero Medio Oriente augurano al nuovo patriarca maronita “che a lui sia data la gloria del Libano,” (vedere Is 35, 2).

San Giovanni Crisostomo crede che se Gesù scelse Pietro, Giacomo e Giovanni sia stato a causa del loro amore per lui. La scena della Sua gloria li conforterà nel tempo della Sua agonia. Origene vede nella Trasfigurazione la “forma divina” che non rinuncia all’umano. Sant’Agostino, osservando che il volto di Gesù brillava di gloria e di splendore, ha riconosciuto in Gesù la Luce che illumina ogni uomo.

Quanto a Mosè ed Elia che rappresentano rispettivamente la Legge e i Profeti, hanno in comune con Gesù, il Galileo Eterno, il fatto di avere digiunato quaranta giorni e quaranta notti, sul monte – del Sinai (Es 34, 28) e della Tentazione (Mt 4, 1 ss) – e sul monte Oreb, un altro nome per il Sinai (1 Re 19, 8).

Le lezioni spirituali sono facilmente deducibili, più difficili da realizzare: che in noi il Cristo si trasfiguri e che Egli non sia mai sfigurato!

P. Peter Madros