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Pubblicato il 24 Mar 2011 in Vita spirituale, Voce dei preti

La Parola di Dio, terza domenica di Quaresima, anno A

Etienne_Parrocel_dit_le_Romain_Jesus_et_la_Samaritaine_Musee_FeschL’assetato che dà l’umanità da bere! (Gv 4, 4)

Il Salvatore coraggiosamente intende salvare gli ebrei e gli altri uomini da qualsiasi discriminazione, inimicizia, tabù e complesso. Al pozzo, non è solo stanco del suo viaggio fatto sotto il sole cocente, ma anche dalla piccolezza di spirito della gente, anche – e a volte soprattutto – dei più devoti! Egli osa parlare con una donna che, oltre tutto, è una samaritana.

Lascia cadere la barriera secolare tra uomo e donna. Questa è stata alternativamente considerata utile, necessaria, seducente, periodicamente impura, assolutamente imperfetta e innegabilemte pericolosa, a cominciare dalla prima co-tentatrice del povero Adamo! Inoltre, è ancora più negativo lo sguardo sulla donna straniera, che si trova “in stato di impurità dalla sua nascita” (Talmud, Zarah Avodah 36 b).

Per quanto riguarda i samaritani, – il Siracide gli rifiuta la condizione di“nazione„ (50, 25 – 26) – “essi sono stati separati dalla gente dellʼAntica Alleanza, perchè hanno rigettato la maggior parte delle scritture ispirate (in particolare i Profeti e i Salmi). Si sono privati della luce più bella della rivelazione su Dio e sui disegni divini„ (F. – M. Braun). Il salvatore viene dagli ebrei. (cfr. anche Gv 3, 17)

Gesù non disprezza la straniera presso il pozzo, né come donna né come samaritana e né come peccatrice. Senza tante cerimonie, mettendo da parte i tabù del maschio-femmina, ebreo-samaritano, egli condanna severamente la situazione di peccato della sua interlocutrice. Egli mette in evidenza il sotterfugio della Samaritana di sollevare questioni religiose (dove adorare Dio a Gerusalemme o sul Garizim?) per sfuggire a un giudizio, una morale o ad una critica perspicace. Ella preferisce riportare la conversazione sul luogo del Tempio, piuttosto che lasciare che Gesù si immischi nella sua vita “privata” alquanto “audace”.

Infatti, il comportamento della nostra Samaritana è ben noto: ella ha avuto più di cinque unioni illegittime, non cinque mariti consecutivi (dal momento che il Pentateuco sembra contemplare ma senza approvare la poligamia per gli uomini). A volte, noi rassomigliamo a questa donna, nel dare l’impressione di essere tormentati da scrupoli e da questioni di “religione ” quando in realtà il nostro vero obiettivo è quello di eludere gli obblighi legali o delle spiegazioni imbarazzanti!

Il Cristo, il Messia per gli Ebrei, è atteso anche dai Samaritani, ma a modo loro. Per loro, è il Ta’eb, colui che deve venire o ritornare. Ma anche loro devono ritornare a Dio!

L’attuale situazione della Samaria fa male al cuore, poiché la maggior parte dei suoi abitanti, i cui antenati erano cristiani, non hanno riconosciuto nel Galileo il Signore e il Salvatore, ma solo semplicemente un “profeta”, come già lo aveva riconosciuto la Samaritana del Pozzo di Giacobbe. Ci sono solo tre mila cristiani palestinesi in Samaria. Il testo idilliaco della crescita, spirituale e numerica, della Chiesa in Giudea e Samaria (9, 31) ci porta a riflettere.

Gli altri abitanti della Samaria non vedono in Gesù né il Messia né un profeta. I Conflitti religiosi, più o meno latenti, sono abbinati ad un conflitto politico. Ancora una volta, la gente ha bisogno di abbattere le barriere e costruire dei ponti di riconciliazione e di perdono reciproco. Gesù, che ci ha rivelato il segreto- mistero dellʼadorazione in spirito e verità, al di là dei luoghi e delle differenze e ostilità, vuole e può trasformare il nostro santuario e il nostro cuore di pietra in cuori e santuari di carne, dove non vi è più spazio per nessuna discriminazione “tra uomo e donna, ebreo e greco”(cfr Gal 3, 26 s).

P. P. Madros