Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 26 Gen 2012 in Gran magistero, Ordine del Santo Sepolcro

Il Pro Gran Maestro dell’OESSG difende la libertà religiosa

Mgr_OBrien

In un’intervista rilasciata a Zenit e pubblicata martedì 24 gennaio 2012, Mons. O’Brien, Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, ha chiarito che i cristiani devono essere vigilanti di fronte ai movimenti che potrebbero attentare alla loro libertà religiosa. Ha poi commentato il discorso di Benedetto XVI di giovedì 19 gennaio, indirizzato ai Vescovi americani nel corso della loro visita “ad limina”. Arcivescovo di Baltimora dal 2007 fino allo scorso anno, Mons. O’Brien è stato per dieci anni Arcivescovo dell’Ordinariato Militare degli Stati Uniti. Il 6 gennaio scorso, Benedetto XVI ha annunciato che l’Arcivescovo, 72 anni, sarà creato Cardinale nel Concistoro del 18 febbraio.

Che impressioni Le ha lasciato questa visita ad limina, in particolare alla luce del prossimo concistoro in cui sarà creato cardinale?

Certamente un maggiore interessamento alle vicende romane, visto che presto vivrò qui, non appena il mio successore sarà installato – spero molto presto – ma di questo non abbiamo ancora parlato. Verrò a vivere in modo stabile a Roma, e le visite avute ai dicasteri sono state utili per comprendere meglio la situazione. Mi hanno dato una prospettiva ed una sorta di impazienza di fronte ai compiti che qui mi attendono.

Nel suo discorso ai vescovi, il Santo Padre ha parlato della questione della libertà religiosa. In tutto il mondo i cristiani si confrontano con le persecuzioni, sia a causa della secolarizzazione dell’Occidente sia a causa di violente persecuzioni in altri luoghi. Che significato ha per Lei il fatto di essere creato cardinale in questo momento preciso della storia della Chiesa?

A parte il fatto di essere creato Cardinale, penso che negli Stati Uniti ci siamo sentiti sempre interpellati e preoccupati per la persecuzione e l’intolleranza che esistono nel mondo. Non immaginavamo però che esse si sarebbero diffuse nel nostro paese nel modo in cui sta accadendo ora, quando il governo ostacola di fatto l’ottimo lavoro che stiamo svolgendo, cercando di imporci valori che sono estranei alla nostra eredità giudaico-cristiana.

Il momento culminante della visita ad limina è stato l’incontro con il Santo Padre. Credo che nessuno di noi si attendeva un discorso così bello come quello di ieri. Ha avuto ragione, ha fatto le distinzioni necessarie, e quello che ha detto si applica perfettamente al nostro paese. Spero potremo fare tesoro di quanto ci ha detto, utilizzandolo al meglio per aiutare i nostri connazionali a rendersi conto che lentamente ma inesorabilmente, il “Grande Fratello” usa la forza verso le comunità religiose come la nostra e il buon lavoro che stiamo cercando di fare.

Potrebbe spiegare ulteriormente questo problema, quello di un governo che cerca di limitare la libertà religiosa negli ambiti dell’aborto e del matrimonio tra persone dello stesso sesso. A Baltimora, per esempio, c’è stato il caso del sindaco, che si è pronunciato a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

A Baltimora, due anni fa, siamo stati costretti ad una cosa inaudita, che non avremmo mai potuto immaginare: i nostri ambulatori per le donne incinte hanno ricevuto ordine, da parte del Comune, di mettere in evidenza la seguente dichiarazione: “Noi non offriamo servizi di controllo delle nascite o degli aborti”. Perché abbiamo dovuto fare questo?

È stata una decisione del tutto arbitraria da parte loro, e un tentativo di farci scomparire a favore della pianificazione familiare. Finora le decisioni sono sempre state di successo su questo argomento. Se seguiamo al contrario altri Stati che hanno già legiferato sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, il passo successivo sarà quello di costringerci ad insegnarlo in tutte le nostre scuole, accettando il principio in tutte le nostre istituzioni, e la realtà di fatto nelle nostre comunità, ovunque essi lavorano. Il prossimo passo sarà come nei paesi europei: se si parla pubblicamente della natura immorale del matrimonio tra persone dello stesso sesso, si è perseguibili legalmente. È un terreno scivoloso, e questo accadrà sicuramente.

Il punto di partenza è che si paragona questa discriminazione a quella di razza, colore … Ma stiamo parlando dell’istituzione fondamentale del matrimonio, a partire dalle Scritture e dal fatto che, nelle nazioni civili, è sempre stato fatto tra un uomo e una donna, che siano aperti all’accoglienza della vita. Quando vogliamo cambiare la situazione per simpatia o seguendo le nostre emozioni, si tratta di un’iniziativa estremamente pericolosa, che mette a rischio il nostro futuro.

Come Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ci può parlare dei conflitti che si svolgono in Terra Santa, e dirci come la Chiesa di Roma può essere presente tra i cristiani che vi abitano?

Mia responsabilità è di sostenere le istituzioni cristiane che operano in Terra Santa, soprattutto – ma non esclusivamente – nei loro rapporti con il Patriarca di Gerusalemme. Incoraggiare i membri dell’Ordine ad interessarsi a quello che succede là: la diminuzione dei cristiani, l’impegno profuso in scuole, ospedali, seminari, oltre a quello assunto per sostenere queste istituzioni cristiane e anche le numerose istituzioni cattoliche e le persone che ci vivono. Poiché sono pochi coloro che vi abitano, l’aiuto può venire solo dall’esterno. Questo sarà il mio principale obiettivo: educare, incoraggiare i membri dell’Ordine ad un maggior coinvolgimento, non solo attraverso donazioni o attraverso la loro partecipazione alle attività dell’ordine, ma anche recandosi personalmente in pellegrinaggio.

La priorità viene messa sulla santità personale di ogni membro dell’ordine. Se ci impegneremo in questo – e se guardiamo allo spirito dell’Anno della fede, se lavoriamo per la nuova evangelizzazione con le diverse associazioni e membri del nostro ordine, penso che tutto il resto andrà al suo posto. La nostra attenzione per le istituzioni della Terra Santa e per il Patriarca, e l’aiuto che daremo sono aspetti che seguiranno assai rapidamente. Facciamo già molto, ma se guardiamo tutta la Chiesa, questa nuova evangelizzazione ci ricorda che non siamo mai come dovremmo essere. Ogni giorno c’è sempre di più da fare di quello che possiamo fare e non dovremmo mai fare i conti senza la grazia. E la grazia ci è donata, e penso che ci saranno donate tante grazie in questo Anno della fede.

Lei è stato Arcivescovo dell’Ordinariato Militare. Qual è la situazione in cui si trova l’Ordinariato militare, e come questa nuova evangelizzazione può essere condotta in tale ambito?

Dal 1997 al 2007 sono stato Arcivescovo dell’Ordinariato Militare, che conta un milione e mezzo di cattolici presenti nelle file delle forze armate degli Stati Uniti, insieme alle loro famiglie, oltre agli ospedali dei veterani che sono più di 170. L’Arcivescovo delle forze armate, Mons. Broglio, è attualmente l’Ordinario militare e sta facendo un ottimo lavoro. La più grande difficoltà consiste nel portare la fede ai nostri uomini e donne delle forze armate, che peraltro sono coraggiosi e generosi, e alle loro famiglie. E senza sacerdoti, non possiamo farlo in modo corretto. Avremmo bisogno di più di 800 sacerdoti per servire tutti gli ambiti, e attualmente siamo ben al di sotto dei 300. E tale numero sta ulteriormente diminuendo.

Ci sono segnali incoraggianti per quanto riguarda le vocazioni: l’Arcivescovo Broglio ha fatto un magnifico lavoro e penso ci siano attualmente più di 30 seminaristi che stanno studiando. Essi appartengono a diverse diocesi del paese, ma dopo tre anni di ordinazione, entrano a far parte dell’esercito. Si tratta di un primo passo avanti, un passo enorme. Spero che sia il frutto delle esperienze di alcuni dei nostri uomini che hanno dovuto combattere nelle forze armate, dimostrando senso di generosità, sacrificio, disciplina. Ci sono molti segni che le vocazioni sono in aumento; sono le conseguenze della realtà manifesta di peccato, di prova e di sofferenza, ed è importante che la Chiesa risponda a tali esigenze. Penso che sia a queste domande che i nostri giovani vogliono rispondere quando si interrogano sulla loro vocazione.

Pensieri raccolti da Ann Schneible.

Fonte: Zenit