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Pubblicato il 22 Mar 2014 in Diocesi, Notizie della diocesi

L’ospedale francese di Nazareth compie un salto di qualità

L’ospedale francese di Nazareth compie un salto di qualità

Hopital-Francais.Nazareth.-300x225NAZARETH – Marzo 2014. Dopo importanti lavori, l’ospedale San Vincenzo de Paoli, gestito dalle Suore della Carità, ha compiuto un vero salto di qualità.

Il 19 marzo 2014, ha aperto tre nuove aree completamente costruite e rinnovate: tre sale per gli interventi chirurgici, otorinolaringoiatrici e oftalmologici, con le più moderne attrezzature tecnologiche; una nuova struttura per la maternità, con sei sale parto e un’area famiglia per le madri che hanno appena partorito; un salone, anche familiare, collegato alla geriatria per accogliere comodamente e liberamente le famiglie in visita alle persone anziane.

L’occasione solenne si è svolta in quattro fasi: la Messa per la festa di san Giuseppe come ringraziamento; una sessione di presentazione con i discorsi ufficiali; la benedizione dei locali nuovi e, infine, un grande ricevimento. L’intero programma era stato perfettamente preparato da suor Dorita Alcalde, la Superiora, e dalla sua comunità delle Suore della Carità; dal dr. Salim Nakhleh, direttore medico dell’ospedale, e dai suoi numerosi collaboratori tra cui il sig. Samir Abou Nassar, consulente finanziario, dal sig. Hanna Eiluty, direttore amministrativo, che ha presentato la sessione, dal dr. Tawfiq Nseir, primario della maternità, dal dr. Mbadda Naoum, responsabile anestesista, e dal dr. Jiries Abdo, responsabile dell’infermieristica.

La Messa è stata celebrata da mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale latino per Israele, e concelebrata da don Simaan Jamil, CM, direttore provinciale vincenziano, padre Khalil Maroun, CM, superiore della comunità vincenziana di Gerusalemme, padre Lamasse Henry, superiore dei Betharramiti. Hanno partecipato alla messa l’archimandrita greco-melchita Emil Shoufani, padre Jussef Issa, sacerdote maronita, e il rev. Nael Abu Rahmon, pastore anglicano, i rappresentanti degli ospedali italiani e inglesi, e numerosi religiosi.

Sono state anche presenti numerose personalità locali, di Israele e dalla Francia: un rappresentante del Municipio, un rappresentante del Ministero della Sanità israeliano, Yoram Boaz Lev, il consigliere per gli affari religiosi del Ministero degli esteri francese, il sig. Roland Dubertrand, il Console generale di Francia ad Haifa, il sig. Gilles Courrègelongue, il rappresentante del Console generale di Gerusalemme, P. Luc Pareydt, e un rappresentante dell’Ambasciata di Francia a Tel Aviv.

Le Figlie della Carità hanno avuto la gioia di accogliere la superiora generale, suor Evelyne Franc e la provinciale delle M.O., suor Maria Maddalena Boustani e, naturalmente, le altre loro sorelle della Comunità di Haifa, Gerusalemme, Ain-Karem e Betlemme.

I lavori, che sono costati circa trenta milioni di Shekel, sono stati possibili grazie al contributo istituzionale del Ministero della Salute, e alla solidarietà di diverse associazioni locali e straniere: l’Opera d’Oriente, la Pontifical Mission, la Congregazione delle figlie della Carità, la Fondazione Rashi, la Fondazione Harry e Jeanette Weinberg, gli Amici dell’Ospedale in Francia, gli Amici dell’Ospedale negli Stati Uniti d’America, l’Associazione dell’Ospedale a Parigi e ”molte piccole strutture localiʺ, ha spiegato suor Dorita.

Per presentare quanto realizzato e per ringraziare i tanti benefattori, hanno preso la parola: il sig. Hanna Eiluty, il dr. Salim Nakhleh, il sig. Yoram Boaz Lev, suor Evelyne Franc, il dr. Naoum Mbadda e Gilles Courrègelongue.

Mons. Marcuzzo ha sviluppato nella sua omelia il titolo di ʺcustodeʺ che la Chiesa ha attribuito, insieme ad altri, a san Giuseppe: «San Giuseppe è stato chiamato il custode della Sacra Famiglia, secondo il piano della Salvezza di Dio e della Chiesa. Siamo invitati a essere, come ha detto papa Francesco, i custodi dei nostri fratelli, della creazione, della nostra vocazione e della nostra missione. Non possiamo domandare come Caino ”Sono forse io il guardiano di mio fratello?”. Questo ospedale, di cui oggi benediciamo i nuovi padiglioni, considera tutte le persone, da 116 anni, un fratello e una sorella, mantiene la vita, la salute e le famiglie della popolazione locale, senza distinzione, con un amore incondizionato e un’incredibile dedizione». I lettori ricorderanno, infatti, che il Papa aveva mirabilmente sfruttato questo bell’appellativo di ʺcustodeʺ nella sua omelia del 19 marzo dello scorso anno all’inizio ufficiale del suo Pontificato.

ʺQuesto ospedale, ha proseguito il vescovo, contribuisce anche a mantenere efficacemente la concordia e la pace in città. Grazie a questa struttura, alla Comunità delle suore, a questo team di medici, infermieri e infermiere dedicati, e a tutti i generosi benefattori, la presenza del servizio, la guarigione e la tenerezza di Cristo e della Chiesa continuano e si sviluppano a Nazareth e in Terra Santaʺ. L’omelia si è conclusa con un Mabrouk pieno di riconoscenza rivolto alla ʺfamiglia dell’ospedaleʺ, così come a Sua Beatitudine, il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal e agli altri confratelli vescovi dell’AOCTS.

Dal nostro corrispondente in Galilea. Foto di A.K.

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