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Pubblicato il 17 Apr 2014 in Omelie FT, Solennità, Vita liturgica

Il Giovedì Santo 2014 a Gerusalemme

Il Giovedì Santo 2014 a Gerusalemme

Jeudi SaintGERUSALEMME – Questo Giovedì 17 Aprile 2014, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

Omelia del Giovedì Santo 2014

Eccellenze, cari sacerdoti,
cari Pastori impegnati nel servizio pastorale dei fedeli,

Vi ringrazio, vi benedico e vi auguro una buona e santa festa.

In questo giorno in cui celebriamo la cena di nostro Signore, la Chiesa celebra anche la memoria dell’istituzione del sacerdozio e di conseguenza festeggia i suoi sacerdoti, ai quali desidero esprimere tutta la nostra gratitudine.

Cari amici,

La nostra bella cerimonia rivela tutta l’ampiezza del Mistero annunciato oggi, compiuto nel Venerdì santo e celebrato in ogni Eucaristia, e che non si può dissociare dal segno della lavanda dei piedi.

È la memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio che ci riunisce quest’oggi, per celebrare insieme il sacramento dell’amore di Gesù per tutti noi, vescovi, sacerdoti, consacrati e fedeli, e per tutta l’umanità. Uniti dunque a tutti i sacerdoti del mondo, uniti a tutti coloro che non possono essere presenti tra di noi, rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio e dell’Eucaristia.

La lavanda dei piedi

Mentre compie il gesto della lavanda dei piedi, leggendo sui volti dei suoi discepoli stupore, sorpresa e incomprensione, Gesù si impegna a spiegare ciò che fa, in modo chiaro e senza mezzi termini: “Sapete, comprendete quello che sto facendo?” chiede. E senza aspettare la loro risposta, dona lui stesso il significato di questo gesto: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 14-15).

Cari fratelli e sorelle, consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina, lasciamoci lavare da Cristo, lasciamoci riconciliare da Lui, per gustare più intensamente la gioia del perdono. Per una fruttuosa celebrazione della Pasqua, la Chiesa in effetti chiede ai fedeli di accostarsi in questi giorni al sacramento della Penitenza, che è come una morte e una risurrezione per ognuno di noi.

San Pietro che rinnega il Signore per codardia, Giuda che tradisce e i discepoli che si contendono i primi posti, in un certo senso continuano a vivere in ciascuno di noi.
Seguendo i consigli e l’esempio del nostro Papa Francesco, non temiamo di accostarci al sacramento della Penitenza. Il perdono, che ci viene donato da Cristo, è fonte di serenità interiore ed esteriore e ci rende artigiani di pace in un mondo dove purtroppo regnano ancora le divisioni, le sofferenze e i drammi dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza. Noi sappiamo, tuttavia, che il male non ha l’ultima parola, perché il vincitore è Cristo crocifisso e risorto.

Cari amici, lasciamoci lavare per poter a nostra volta lavare i piedi dei nostri fratelli.

Lavando i piedi di alcuni discepoli, desideriamo esprimere il nostro desiderio e affermare la nostra volontà di seguire personalmente e nel miglior modo possibile l’insegnamento e l’esempio di Gesù: esempio di umiltà, di bontà, di condivisione.

Di fronte a un numero crescente di nostri fratelli rifugiati arrivati nel paese, di fronte a tante guerre e violenze, di fronte a persone che soffrono la fame o che si ritrovano senza più casa, dobbiamo tendere la mano, asciugare tante lacrime e consolare tanti cuori spezzati. Questa è la lezione e il messaggio del Giovedi Santo.

L’Eucaristia: Sacramento dell’Amore

A breve distanza da qui, spezzando il pane e dicendo: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19), il Signore ci invita ad agire in Lui e per Lui, mettendo noi stessi al servizio dei nostri fratelli. Questa verità è esigente e possiamo comprenderne fino in fondo la grandezza e il significato solo se entriamo nel mistero dell’amore folle che Egli ha per noi.

Oggi celebriamo il mistero dell’Eucaristia con gli occhi del cuore e della fede, comprendendolo forse con uno sguardo più ampio rispetto alla maggior parte di coloro che l’hanno visto con gli occhi del corpo, nel momento in cui questi eventi ebbero luogo.

Attraverso tutto ciò percepiamo quanto il Signore sia dolce, umile e buono, pieno di tenerezza verso i suoi discepoli, e verso ognuno di noi.

La potenza e la forza dei gesti e delle parole di questo rito risiedono nel dono di amore di Colui che ha consegnato tutto nelle mani del Padre. In questi gesti e parole, è la potenza di Dio che è all’opera, una potenza di salvezza per l’umanità che Egli ama di un amore senza limiti e senza preferenze. Sì, la memoria della Cena del Signore ci fa scoprire nell’Eucaristia il “Sacramento dell’Amore”.

Un amore senza limiti, un Amore che non ha paura di esporsi al rischio di essere calpestato, percosso, umiliato, crocifisso.

“La lavanda dei piedi non è che una delle manifestazioni del suo Amore: Egli li amò fino alla fine, fino agli estremi limiti dell’amore, fino a donare la sua vita per loro” (John Poully, Tout près de toi, p.159). La lavanda dei piedi è il segno di ciò che è realmente l’Eucaristia: amore che si abbassa per venire a raggiungerci nelle nostre miserie e nelle nostre oscurità. Amore che si dona, senza timore di apparire ridicolo, senza paura di essere umiliato.

“Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani” (Gv 13,3), avendo dunque Lui stesso il potere, essendo Lui stesso il Maestro, ecco che si abbassa e prende il posto di uno schiavo incaricato di lavare i piedi del suo padrone: questo è un gesto difficile da comprendere e difficile da imitare ai nostri giorni.

Questi segni così belli della lavanda dei piedi e della consacrazione del pane e del vino sono gli stessi che prendono corpo anche oggi nella nostra assemblea e in ogni Messa quando pronunciamo le parole e ripetiamo i gesti del Signore e diciamo che li ripetiamo di nuovo nella fede “finché Egli venga”, come dice San Paolo (1 Cor 11, 26).

Qui a Gerusalemme, i nostri predecessori della prima comunità cristiana hanno vissuto questi misteri assidui nella preghiera, nello spezzare il pane, nella lettura delle Scritture e nell’esercizio della carità fraterna.

Tra pochi giorni arriverà il nostro Santo Padre, Papa Francesco, guida e pastore, uomo di preghiera e di dialogo, il cui esempio di vita e la cui parola non cessano di farci ritornare allo spirito del Vangelo: spirito di bontà e di umiltà, lontano dalla violenza e dall’arroganza.

È qui che si inserisce il nostro ministero sacerdotale. Dio ha bisogno di persone umili e generose per nutrire, per sfamare il suo popolo, ma anche per soffrire con Cristo e con gli uomini.

Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, di rendere grazie per essere stati scelti per questa missione; rendiamo grazie di vivere e di lavorare in questo paese, in questa Terra, e preghiamo per tutti i nostri confratelli, i nostri religiosi e religiose, perché siano fedeli alla loro consacrazione.

La bellezza della Messa in memoria della Cena del Signore, in questo stesso luogo, non è solo nei gesti che facciamo, ma si radica nel cuore di coloro che li compiono, e nella fede di coloro che li ricevono.

Cari amici, “Vivete ciò che fate”, ci ha detto il Vescovo al momento della nostra ordinazione. Vivete quello che fate: questo è il mio consiglio a tutti voi in questo giorno di festa, perché possiamo essere fedeli a Colui che è con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Amen.

+ Fouad Twal, Patriarca Latino

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