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Pubblicato il 19 Set 2014 in Attualità locale, Comunicati stampa, Diocesi, Giustizia e pace, Notizie della diocesi, Politica e società

Riconoscimento degli “aramei”: un tentativo di dividere i cristiani palestinesi?

Riconoscimento degli “aramei”: un tentativo di dividere i cristiani palestinesi?

COMUNICATO – Il 16 settembre, la Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi di Terra Santa, ha pubblicato un comunicato col quale ha preso posizione sul tema del riconoscimento da parte dello Stato di Israele degli “aramei”.

 La Commissione Giustizia e Pace

Consiglio dei Vescovi Cattolici

Notizie odierne, 16 settembre 2014, annunciano l’intenzione del Ministero degli Interni di incoraggiare la aggiunta della qualificazione “arameo” a quella di “cristiano”, per sostituire il termine “arabo” nelle carte di identità dei palestinesi in Israele.

La lingua aramaica è stata la lingua degli ebrei per secoli. Questo fino alla reintroduzione dell’ebraico, solamente alla fine del 19esimo secolo. Gli arabi, nei paesi del Levante, hanno parlato attraverso la storia e nei secoli, l’aramaico, il greco e l’arabo fino alla diffusione definitiva dell’arabo. Oggi in Israele siamo palestinesi arabi.

Se questo tentativo di separare i cristiani palestinesi dagli altri palestinesi ha come scopo quello di difendere i cristiani o proteggerli, come affermano alcune autorità israeliane, noi dichiariamo: restituiteci come prima cosa le nostre case, le nostre terre e i nostri villaggi che avete confiscato. Seconda cosa: la migliore protezione per noi sarà di lasciarci col nostro popolo. Terza: la migliore protezione per noi è che voi entriate seriamente sulla via della pace.

Ma se la vostra intenzione, modificando la nostra identità, è garantirvi un partner di pace, noi siamo già partner di pace senza bisogno di questo attacco che mina la nostra identità. Tutti i palestinesi sono partner di pace anche se molti sostengono che siete voi a rifiutarla. Dunque se volete restare in guerra, non spingeteci a prendere un sentiero che non è il nostro, cioè il sentiero della guerra, che non è una via di saggezza ed è, invece, una via priva di bene per voi stessi, per noi e per tutta la regione. Non c’è bisogno che noi, voi e tutta la regione viviamo in guerra permanente. Se la guerra è la vostra scelta per restare forti, lasciateci nella nostra che è scelta di pace, scelta per la quale noi ci impegniamo: per noi stessi, per voi, per il nostro popolo e per tutta la regione.

Quanto poi agli alcuni cristiani palestinesi in Israele che sostengono questa idea, cioè il recupero delle radici aramee e l’ingresso nel servizio militare, diciamo: svegliatevi! Tornate alle vostre coscienze! Non è possibile che facciate del male al vostro popolo per soddisfare i vostri interessi personali del momento. Con questa inclinazione, non fate del bene né a voi stessi né a Israele. Israele ha bisogno di cristiani a cui il Cristo ha detto: “Beati gli operatori di pace” e non beato chi sfigura la propria identità, diviene nemico del proprio popolo e un soldato per combattere.
Tutto ciò non porta la pace, né per voi né per Israele. Rendete un servizio a voi stessi, al vostro popolo e a Israele rimanendo nella verità. La verità della vostra identità: siete palestinesi cristiani, operatori di pace per voi stessi, per i palestinesi e per gli israeliani. La vocazione cristiana non è quella di entrare nella cultura aramea né in guerra, ma di entrare nella via della pace e di mostrarla. Questa pace: costruita sulla dignità dell’uomo palestinese ed ebreo, nella legalità.

Beati gli operatori di pace, perché sono i veri servitori di Dio e dell’uomo, di ogni uomo, palestinese e israeliano, e di tutta la regione.