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Pubblicato il 9 Ott 2014 in Discorsi e interviste FT, Patriarca, Sinodo

Fouad Twal al Sinodo : “inventare” o “riscoprire” nuove strade per la pastorale

Fouad Twal al Sinodo : “inventare” o “riscoprire” nuove strade per la pastorale


06061_08102014-300x200CITTA DEL VATICANO – Mercoledì 8 ottobre, il patriarca Fouad Twal è intervenuto durante il Sinodo sulla famiglia in corso a Roma in questi giorni. Egli ha ricordato soprattutto le principali sfide delle famiglie della Terra Santa e avanzato numerose proposte per attivare una pastorale rinnovata perché le famiglie possano essere fedeli alla loro vocazione. Qui sotto la traduzione italiana del testo integrale del suo intervento.

Santo Padre e cari Confratelli,

Se vogliamo arrivare alla radice della situazione drammatica della famiglia, non bisogna dimenticare che un cambio radicale di cultura si sta compiendo sia in Occidente come in Oriente, anchee se é ancora meno: è la secolarizzazione radicale, l’assolutizzazione della libertà individuale, l’autonomia della persona (anche se Dio esiste, non ha da immischiarsi della mia vita); si stabilisce una separazione netta tra fede e vita.

Tra le sfide che affrontiamo nel Patriarcato latino di Gerusalemme – che comprende Cipro, Israele, Palestina e Giordania – bisogna ricordare:

1.La situazione politica. Il muro di separazione,lungo 730 km,esistente dal 2003, è un fattore maggiore di separazione tra le famiglie, le parrocchie, il clero, e rovina l’atmosfera di famiglia e di buon vicinato. L’occupazione militare e la cultura della violenza e della morte lasciano una ferita e un segno indelebili nella mente dei giovani e impedisce loro di “sognare” e dunque di formare una famiglia sana e serena.

2.La situazione economica. Gli uomini locali spesso emigrano, lasciando moglie figli e anziani a casa. Mentre per gli immigranti asiatici, sono le donne che arrivano da noi in cerca di lavoro, lasciando mariti e figli a casa.

3.La legge israeliana,(Citizenship and entry into Israel Law) ,ratificata dal Parlamento il 31 Luglio 2003),impedisce la reunificazione delle familie palestinesi: ogni palestinese di Gerusalemme che si sposa con un partner da fuori di Gerusalemme, quello di Gerusalemme deve lasciare la Città e non può più vivere con il marito (o la moglie) a Gerusalemme. E’ una politica chiara per svuotare la Città Santa degli arabi. Nonostante tanti interventi ad alto livello non siamo ancora riusciti ad abrogare questa legge.

4.In caso di malintesi tra congiunti, capita che uno dei due, o anche ambedue, cambi l’appartenenza confessionale per ottenere il divorzio dal tribunale ortodosso e contrattare così un nuovo matrimonio presso gli Ortodossi. Questa situazione diventa sempre più frequente, purtroppo, e suscita sempre meno scandalo nella comunità cristiana. Popolarmente dicono: meglio che i congiunti si facciano ortodossi piuttosto che convertirsi all’Islam! La nostra paura è che la popolazione e anche il clero siano contaminati da questa mentalità mondana e non reagiscano contro questa ‘moda del divorzio facile’ e questi modelli di ’conversione’.

5.Nel matrimonio tra un cattolico e un cristiano non cattolico, la tradizione vuole che la donna segua ufficialmente il rito del marito, libera poi di essere fedele alla sua propria confessione o di adottare la confessione del marito.E i figli sono battezzati nella Chiesa del marito.

6.Il ritardo dei tribunali. Il ritardo causato dai nostri tribunali locali o quello romani, relativi alle cause matrimoniali, fa sì che i coniugi, stanchi di aspettare una risposta, cambino confessione e finiscano per risposarsi fuori della Chiesa cattolica.

7. In un mondo dove il sistema tribale vige ancora, l’interferenza dei genitori nella vita delle giovani coppie può disorientare gli sposi, causare malintesi e provocare separazioni.

 

06059_08102014-300x200B.Proposte:

1- Formazione dei fedeli. Che le direttive del Magistero non manchino mai per aiutare i pastori, clero e persone consacrate, nella loro missione d’insegnamento e di formazione. I fedeli ignorano spesso la legge evangelica e il magistero della Chiesa. Oggi, soprattutto i mezzi di comunicazione sociale cristiani dovrebbero diffondere regolarmente programmi sui temi della famiglia, per educare e formare i fedeli. In questo campo, abbiamo forse bisogno di un direttorio per la famiglia oggi, con orientamenti pratici affinché il clero, e le famiglie stesse naturalmente, sappiano come comportarsi in certi casi precisi.

2- In Oriente, dove non esistono le ‘unioni di fatto’, o esistono in modo molto limitato, e dove solo il matrimonio religioso è accettato, il Sacramento del matrimonio esige di noi:

* Lavorare di più e meglio alla formazione personale e impegnativa degli sposi, affinché il matrimonio non sia solo un fatto sociale e un rito inevitabile, ma sia considerato come una vera vocazione di Dio e dunque una scelta libera degli sposi.

* Mettere in evidenza, sempre più, la bellezza del matrimonio e la dignità della famiglia cristiana sana e serena, e la possibilità di santificarsi non nonostante il matrimonio ma grazie al matrimonio e anche all’uso buono e positivo dell’amore coniugale e dei rapporti intimi..

3-Intensificare e moltiplicare i mezzi della pastorale tradizionale della famiglia, corsi per fidanzati, centri di ascolto, suscitare movimenti o associazioni per la famiglia, visite pastorali alle famiglie, dare un contenuto più pastorale alle occasioni forti e speciali (giubilei, nascite, malattie, funerali, ecc.).

4-Inventare” o “riscoprire” nuove piste per la pastorale soprattutto delle giovani coppie:

* come i ritiri spirituali, i pellegrinaggi ai santuari relativi alla famiglia, o ai siti dove vivevano coppie già beatificate o canonizzate e dove possono rinnovare i loro impegni di fedeltà;

* un ruolo significativo può essere svolto dal pellegrinaggio delle famiglie in Terra Santa, specialmente alla città santa della Sacra Famiglia, e in modo più particolare, nel prossimo futuro, al Centro Internazionale della Famiglia che il Santo Padre vuole costruire a Nazareth.

5-Incoraggiare la partecipazione ai Congressi della Famiglia e creare nelle diocesi e nella parrocchie iniziative per diffondere, prima, durante e dopo, il messaggio di quei Congressi creando una sintonia universale. Avviare in ogni paese, o diocesi o regione dei congressi o convegni sulla famiglia, a scadenze regolari e opportune.

6- Che i tribunali diocesani siano più solleciti a trovare le soluzioni o a dare le sentenze puntuali per le coppie in difficoltà. Che i tribunali romani abbiano più fiducia nei tribunali diocesani, che conoscono meglio le situazioni delicate e complesse, e che abbiano un senso più pastorale, psicologico e umano, e non solo giuridico.

7-Articolare di più e meglio la pastorale dei matrimoni misti, di modo che diventino un’opportunità, non un problema: i matrimoni misti favoriscono l’unità della Chiesa e l’unità dei cristiani aiuta gli sposi dei matrimoni misti.

8– creare un centro per la pastorale della famiglia.

 

+ Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme per i Latini.