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Pubblicato il 29 Gen 2015 in Cultura, Diocesi

Il Dott. Baldour Hermans: uno scout affezionato alla Terra Santa

Il Dott. Baldour Hermans: uno scout affezionato alla Terra Santa

Dr.-Baldur-300x199GERUSALEMME – Un’intervista al dott. Baldur Hermans, amico fedele della Terra Santa e del Patriarcato Latino di passaggio a Gerusalemme. Il dott. Hermans ricorda la sua attività e il suo impegno nel movimento scout, sia a livello locale che internazionale

Il dott. Baldur Hermans è tedesco, abita nella città di Essen, dove esercita molte attività. Dottore in Storia e in Scienze Sociali, da giovane ha studiato Teologia e fu, per un anno, allievo di Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI. Egli stesso ha insegnato Etica Sociale in diversi seminari in Germania e in più ambiti in Europa.

Ha conosciuto la Terra Santa nel 1982 in occasione di un pellegrinaggio con un gruppo di sacerdoti. In quell’occasione ha conosciuto il Patriarcato Latino grazie ad alcuni sacerdoti tra cui il futuro Patriarca, Michel Sabbah.

Da giovane, coi padri Salesiani parroci della sua parrocchia, si è inserito nel movimento scout tedesco e si è attaccato a questo carisma cristiano che favorisce la creatività, l’amicizia e l’amore per la natura.

È divenuto poi Commissario internazionale del DPSG (Associazione scout cattolica tedesca di san Giorgio) e succesivamente Segretario generale dell’ICCS (International Catholic Conference of Scouting), per ben nove anni, fino al 2011.

Ha molto lavorato per l’integrazione degli scouts cattolici di Palestina e Giordania nell’ambito dello scoutismo cattolico internazionale, permettendo a questi gruppi di meglio coordinare i loro lavori, ma anche di aprirsi a programmi di scambio internazionali molto interessanti.

1- Che cosa rappresenta lo scoutismo per lei in quanto cattolico?

Oggi lo posso dire meglio di quando ero giovane! Penso che lo scoutismo sia un movimento molto importante, per i giovani in particolare. Si tratta di una vera esperienza di vita gli uni con gli altri, in gruppo, a contatto con la natura. Lo scoutismo favorisce lo spirito di creatività e sviluppa una conoscenza delle culture.

Lo scoutismo riguarda anche “il fare”, sviluppa uno spirito pragmatico. I suoi valori sono profondamente cristiani.

Infine, esso insegna ai giovani ad assumersi responsabilità nelle loro società.

2 – Come ha stabilito questi contatti col Patriarcato e la Terra Santa? E che cosa rappresentano per lei?

Sono venuto la prima volta in Terra Santa nel 1982, con un pellegrinaggio di un gruppo di sacerdoti della mia Diocesi. Ho conosciuto il Patriarcato latino molto semplicemente attraverso i suoi sacerdoti. Per esempio padre Michel Sabbah – che sarebbe divenuto Patriarca qualche anno dopo – ho poi conosciuto anche la sua famiglia a Nazareth. In seguito ho incontrato altri sacerdoti: Emile Salaytah, Imad Twal, Elias Odeh…ecc, ma anche dei laici coi quali si è concretizzata una collaborazione. Il mio rapporto con la Terra Santa e col Patriarcato è stato dunque progressivo, lungo molti anni.

Nel 1992, abbiamo potuto proporre presso la parrocchia di Jifna, una sessione di formazione per i responsabili dei gruppi scouts in Palestina. Al termine della sessione, a coloro che avevano prodotto delle buone considerazioni sullo scoutismo nella loro zona, abbiamo consegnato una medaglia detta « Wood badge » .

Credo che sia importante che i giovani palestinesi sappiano che non sono soli. Lo scoutismo, fin dalla sua fondazione è un movimento “missionario”, che tende ad espandersi, dovunque e in ogni contesto, soprattutto negli ambienti meno favoriti.

3 – Che cosa rappresenta la medaglia d’onore che il patriarca le ha consegnato qualche giorno fa?

Mi ha meravigliato. Non ne ero stato informato. Non la avevo cercata: io lavoro per amicizia. Capisco però che è un modo per ringraziare.

4 – Secondo lei, qual è il mezzo adatto per consolidare la presenza cristiana in Terra Santa, soprattutto in questi momenti difficili a livello locale e regionale?

Io ho fatto la scelta di impegnarmi a livello umano piuttosto che politico. Penso che per i giovani bisognerebbe rendere la vita qui più attraente. Ecco perché abbiamo bisogno di creare dei centri e dei luoghi dove essi possano sentirsi liberi e vicini alla natura. È necessario che abbiano una vita normale e non solamente pensare ai problemi; altrimenti continueranno a sognare l’emigrazione.

Tutto questo deve essere realizzato con rispetto per la storia e la cultura di questo paese, esse infatti sono differenti dalle nostre, in Europa e in Occidente.

E poi aiutare le persone a trovare casa, lavoro… ecc. questo è importante, ma purtroppo le possibilità di ciascuno sono limitate.

5 – Di che cosa si occupa al momento? Ha ancora dei progetti?

Io sono in pensione ma sono ancora membro di diverse associazioni. Continuo, per conto mio, a fare ricerche storiche, aiutato da alcuni esperti, al fine di creare degli archivi per lo scoutismo in Germania.

Nel 2011 ho lasciato il posto di Segretario Generale dell’ICCS dopo averlo occupato, come volontario, per nove anni.

Al momento, per lo scoutismo, mi occupo di due attività. Viaggio nei paesi dell’Europa dell’Est dove tengo seminari pastorali sullo scoutismo. Questi paesi, con 40 anni di comunismo alle spalle, hanno molto sofferto. E poi tento di dare il mio contributo ai progetti del movimento scout in Medio Oriente.

Cerco infine di fare da intermediario per assicurare un sostegno pratico alla Chiesa in Giordania ad esempio: abbiamo regalato le campane e le vetrate a una chiesa; e lo stesso in Palestina.

Intervista realizzata da Firas Abedrabbo

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