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Pubblicato il 3 Feb 2015 in Diocesi, Notizie della diocesi, Notizie delle comunità religiose

Da Nazareth a Gerusalemme: la Diocesi in festa per la Vita Consacrata

Da Nazareth a Gerusalemme: la Diocesi in festa per la Vita Consacrata

TERRA SANTA -La Presentazione di Gesù al Tempio, che la chiesa celebra il 2 febbraio, è ogni anno l’occasione per festeggiare anche la Vita Consacrata. In quest’anno dedicato in modo particolare alla Vita Consacrata, la celebrazione presieduta a Gerusalemme dal Patriarca Fouad Twal e a Nazareth da mons. Marcuzzo, ha invitato i presenti ad approfondire ancora di più il mistero del dono della propria vita per amore.

A Gerusalemme, il Patriarcato in festa

In un clima bello e raccolto molti religiosi, religiose, monaci, monache e consacrati di Terra Santa, si sono raccolti attorno al Patriarca latino di Gerusalemme, nella sua Con-Cattedrale, per celebrare la Presentazione del Signore al Tempio che coincide con la festa annuale della Vita Consacrata.

Come previsto dal messale, la celebrazione è cominciata con una benedizione della luce da parte del Patriarca circondato dai concelebranti e da molti religiose e religiosi sul sagrato della Con-Cattedrale.

Dopo questo rito che ricorda a tutti i cristiani il compito di portare la luce di Cristo al mondo, il Patriarca e gli altri ministri, in processione, si sono recati all’altare passando in mezzo all’assemblea composta da molti religiosi e religiose che riempivano la chiesa, tutti con una candela accesa dalla luce benedetta dal Vescovo.

I bei canti sono stati sostenuti dai seminaristi salesiani, che hanno anche assicurato il servizio all’altare.

Il Patriarca ha iniziato la sua omelia salutando “la grande famiglia consacrata della Terra Santa” rappresentata dall’assemblea. “Benvenuto – ha detto con gioia –è il vostro giorno, è la vostra festa ed è anche il vostro anno!”.

Secondo il Patriarca, la luce ricevuta al momento del battesimo e della professione religiosa, è fatta per essere “trasmessa”, e questo è uno degli aspetti principale della vita consacrata. DSC06723-300x169

Se da un lato è necessario che la Vita consacrata sia profondamente gioiosa e feconda, essa resta comunque, come ogni vita cristiana, segnata dalla croce di Cristo. “Poiché la consacrazione a una persona o a un ideale va controcorrente rispetto al pensiero generale e alla cultura di oggi: molti non credono più nei nostri valori evangelici e nella fecondità di una vita donata per amore, nello spirito delle Beatitudini”, ha osservato il Patriarca. Queste incomprensioni del mondo, possono avere degli equivalenti anche all’interno delle comunità stesse. Il rimedio in questi casi, secondo sua Beatitudine, si trova nello spirito “di modestia proprio di colui che si consacra a Dio, poiché molti nostri problemi e incomprensioni all’interno delle comunità, possono essere evitati se si accetta di ritirarsi senza rumore”.

Ha poi concluso l’omelia proponendo un traguardo per questo anno dedicato alla Vita consacrata: “Favorire una conoscenza reciproca tra le comunità di vita apostolica e contemplativa per un arricchimento reciproco”. Da ultimo il Patriarca ha ricordato i prossimi incontri che avranno luogo coi fedeli della Diocesi.

All’uscita della messa, tutti sono stati invitati a condividere, nella gioia, un momento fraterno attorno ad un rinfresco.

A Nazareth, camminare dietro a Colei che ha detto “Sì”

P1070268-300x225Un buon centinaio di religiose e religiosi, rappresentanti della maggior parte delle congregazioni di Galilea, ha partecipato alla celebrazione, presieduta da mons. Marcuzzo, vicario patriarcale per Israele, e concelebrata da una dozzina di sacerdoti, nella Basilica Inferiore della Annunciazione a Nazareth. Una cinquantina di fedeli che ha preso parte alla messa, si è resa testimone del rinnovo dei voti religiosi di tutti i consacrati. Ciascuno lo ha fatto nella propria lingua, il che ha generato, secondo mons. Marcuzzo: “una glossolalia un poco confusa, ma anche armoniosa e significativa”. Nella città del “sì” di Maria, il Vescovo ha incoraggiato i consacrati a essere “dei testimoni incarnati nel nostro tempo e nella nostra storia, come il sì fedele di Maria di Nazareth”.

Articolo: da Gerusalemme, Firas Abedrabbo e da Nazareth dal nostro corrispondente.

Foto: da Gerusalemme Andres Bergamini.

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