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Pubblicato il 17 Feb 2015 in Diocesi, Notizie delle comunità religiose

Madre Françoise della Vergine: una grande contemplativa lascia Nazareth

Madre Françoise della Vergine: una grande contemplativa lascia Nazareth

NAZARETH – Madre Françoise della Vergine, clarissa a Nazareth da 37 anni, badessa da 16, ha lasciato il paese il 12 febbraio per tornare al monastero di Nancy. A lei la comunità cristiana locale deve molto.

Un curriculum semplice e intenso

Françoise Chauris, nata a Parigi nel 1941 da una famiglia di origine bretone, dopo i suoi studi da infermiera, ha lavorato per 10 anni come responsabile di infermieristica a Nantes ed ha trascorso anche due anni di volontariato in Burkina Faso. Nel settembre del 1978, durante un pellegrinaggio, viene sedotta dalla Terra Santa e in particolare dalla città di Nazareth. Sente fortemente la chiamata del Signore e bussa alla porta del Monastero delle Clarisse. «Madre, dice alla badessa, mi sento chiamata dal Signore, ma sento anche in me una forte resistenza. Non so decidermi». E la badessa: «Che cosa stai aspettando, figlia mia, la comparsa dell’arcangelo Gabriele? Passa un buon momento di preghiera e di riflessione nella Grotta dell’Annunciazione, prendi una decisione e, se tu lo vuoi, troverai aperta la porta del monastero».
Françoise all’improvviso lascia tutto ed entra nel monastero delle Clarisse di Nazareth nel novembre 1978. Fa la sua professione nel 1981, è consigliera già nel 1985, vicaria nel 1991, e viene eletta badessa il 30 giugno 1999. Da allora, fino al 18 gennaio 2015, o per elezione regolare o per prolungamento da Roma, durante quasi 16 anni, ha portato la pesante responsabilità del servizio di badessa.

Quando suor Françoise della Vergine viene eletta badessa nel 1999 eredita un sano ma piccolo monastero dal ridotto numero di Clarisse. Madre Françoise si impegna a chiedere rinforzi da tutto il mondo. Nel marzo 2001, Nazareth riceve l’arrivo di quattro sorelle africane di Abidjan per alcuni anni che supportano efficacemente il monastero e alle quali dà un buona disposizione e inculturazione della lingua.

Preoccupazione costante: il futuro del monastero e la ricerca delle vocazioni

Ma l’invecchiamento della comunità prosegue e nel 2013 lancia nuovi inviti a vari monasteri, aiutata da una grande squadra: il Patriarca, il Vicario patriarcale, il Superiore delegato, la Presidente federale e la Delegata federale per il Medio Oriente e soprattutto il francescano delegato pro monialibus. La ricerca trova una buona accoglienza in Messico, dove il monastero di Zacatecas si mostra disponibile a inviare un gruppo di otto suore per rifondare la comunità delle Clarisse di Nazareth. Un lavoro a lungo termine che ha dato i suoi frutti: arrivate l’11 gennaio, il 18 gennaio avviene la rifondazione, alla presenza del Patriarca.

Il 12 febbraio, lasciando la badessa e la nuova comunità libere di realizzare la rifondazione, lei «si annienta» – ha detto, usando la terminologia paolina – tranquillamente e felicemente, e parte, con la Presidente e la delegata federale, per il monastero di Nancy dove intende continuare la sua vita di povera clarissa. Ma, ha assicurato, «vivrò a Nancy in un costante attaccamento emotivo, spirituale ed ecclesiale con Nazareth». Madre Françoise ha sentito il bisogno di lasciare, non solo per dare le migliori possibilità di successo alla nuova squadra, ma anche per gravi problemi di salute che per qualche tempo l’hanno preoccupata.

Domande illuminanti e incoraggianti

Passando per il Vicariato di Nazareth prima della sua partenza, ha accettato che venisse pubblicata questa breve intervista con mons. Marcuzzo al quale sono state poste alcune domande che bene mettono in luce la vita contemplativa e l’esperienza di Nazareth.

– Qual è l’idea spirituale che ti ha accompagnato per tutta la tua esperienza contemplativa?

«Due sentimenti biblici hanno dominato la mia vita e hanno indicato tutte le mie decisioni: la prima è dal Vangelo di Giovanni: “Rimanete nel mio amore”, che è anche il motto biblico della mia professione e che io ripeto tutto il tempo. La seconda, che è anche la fonte del mio attaccamento a Nazareth, ed è il “Fiat” di Maria che mi piace di più tradurre come il “ di Maria”; sin dalla mia adolescenza, inoltre, sono stata molto attratta dalla spiritualità del Sì di Maria, simboleggiato dalla famosa statua del “Sì di Maria” che esprime la totale disponibilità, la gioia, l’abbandono alla volontà di Dio come Maria di Nazareth».

– Qual è l’aspetto più bello del Monastero delle Clarisse di Nazareth?

«È di essere impregnato della spiritualità di Nazareth: la povertà o la kenosis dell’Incarnazione, l’unità della Sacra Famiglia, la fede disponibile di Maria. Questa è anche la carta di identità del monastero. È per questo che ho sempre sottolineato, ad esempio, l’unità del monastero tra suore interne e suore esterne. Ho sempre visto come una bella coincidenza tra Nazareth e quelle note distintive caratteristiche di san Francesco e santa Chiara».

– Avrà il monastero di Nazareth un futuro?

«, per grazia di Dio, sono ottimista. Perché Nazareth attrae ancora molto, perché le radici storiche sono buone e profonde, perché i pastori della Chiesa e la gente lo vogliono e lo amano. Ciò dipende, naturalmente, da noi. Se sappiamo essere fedeli alla nostra missione, se diamo testimonianza di gioia e di amore, se sappiamo come adattarci alla maniera dei missionari, nello spirito dell’Incarnazione, e se rimaniamo attaccati alla Chiesa, soprattutto alla Chiesa locale. Sono contenta di vedere che le nuove suore messicane sono consapevoli della necessità di queste condizioni».

Testo dal nostro inviato a Nazareth. Foto di S.A.K.

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