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Pubblicato il 19 Feb 2015 in Attualità dal Medio Oriente, Chiesa, Politica e società

Martirio e il lutto della Chiesa copta

Martirio e il lutto della Chiesa copta

EGITTO – Dopo anni particolarmente bui di esclusione e persecuzione dei suoi fedeli, la Chiesa copta è stata nuovamente colpita al cuore dal massacro di 21 giovani uomini, uccisi dall’Isis e morti perché cristiani. Le reazioni si moltiplicano a sostenere questa Chiesa multisecolare.

I video diffusi dal gruppo terroristico ISIS, che circolano da parecchi mesi, non mascherano le labbra degli uomini che pronunciano per un’ultima volta la parola «Massih», «Cristo» in arabo.  Anche i 21 giovani copti, fino alla fine hanno proclamato la loro fede, loro che sono stati condannati a morire in modo orribile e raccapricciante.

Questo crimine colpisce direttamente la Chiesa e la Chiesa copta in particolare. Il video diffuso dai terroristi è inequivocabile: questi ultimi si rivolgono al «popolo della Croce fedele alla chiesa egiziana, nemica». Dopo anni neri di sofferenza all’interno della società egiziana, di cui fanno parte sin dai primi tempi della Chiesa, i copti si trovano adesso ad affrontare anche la minaccia dell’ISIS che ha già ucciso molti cristiani in Iraq e in Siria. E la Chiesa copta è minacciata anche al di fuori dell’Egitto: l’uccisione di 21 uomini è avvenuta infatti nella vicina Libia.

Dalla Giordania, mons. Lahham, vicario patriarcale ad Amman, afferma: «Sono terrorizzati… Pregano per i loro fratelli martiri, ma non temono molto per il fatto che in Giordania esiste ancora una certa stabilità sociale e politica».

Eppure il cappio si stringe. L’ISIS è presente in Iraq e Siria. Ad ovest, il gruppo Boko Haram terrorizza l’Africa, in Nigeria e Niger. I gruppi sono presenti anche in Libia e sul Sinai egiziano. Nell’occhio del ciclone, la Giordania, Gerusalemme e i Luoghi Santi. Mons. Lahham prosegue: «In Giordania – quasi miracolosamente – la situazione è ancora tranquilla. Ma la paura esiste e il futuro è incerto».

Reagire efficacemente

Molti hanno già risposto a questa nuova manifestazione di violenza estrema. Compreso Papa Francesco, che ha incontrato il papa copto, Tawadros.

«Dobbiamo agire in due direzioni – afferma il vescovo della Giordania -: porgere le nostre condoglianze alla Chiesa copta e denunciare con la massima fermezza questo atto barbaro».

«Ma allo stesso tempo – ricorda mons. Lahham – bisogna ricercare le cause che hanno portato i giovani a diventare così disumani. Quindi bisogna dare più importanza all’educazione delle nuove generazioni, educazione che parte innanzitutto in famiglia, poi a scuola e, infine, nei discorsi religiosi nella moschea».

Occorrerà, per ciò, contare forse sull’influenza del grande Iman di Al Azhar, della scuola islamica sunnita riconosciuta in tutto il mondo arabo, e sulla determinazione della coalizione, riunita per l’Egitto in lutto, perché si distrugga ogni movimento terroristico che vuole ancora uccidere i cristiani o altri senza una ragione, ma solo per pura follia.

Pierre Loup de Raucourt