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Pubblicato il 5 Mar 2015 in Attualità locale, Politica e società

In Giordania e in Libano, la lotta per la convivenza tra cristiani e musulmani

In Giordania e in Libano, la lotta per la convivenza tra cristiani e musulmani

AMMAN – Durante un discorso, pronunciato il 3 marzo 2015, il re Abdullah di Giordania ha ribadito l’importanza dell’unità e della fratellanza per consentire a cristiani e musulmani di vivere l’uno a fianco dell’altro. Un messaggio importante da tenere in considerazione, in una zona in cui il principio della fraternità non si avverte dovunque.

A capo di uno Stato colpito al cuore per la morte del suo pilota in gennaio, il re Abdullah ha parlato ancora una volta sulla necessità di permettere a cristiani e musulmani di vivere insieme. «Oggi, ha detto, tutti i membri della nostra società sono uniti dietro la nostra patria. Si vive fianco a fianco in fraternità e di solidarietà, come una famiglia, cristiani e musulmani, cittadini di diverse origini, tutti si tengono pronti a rispondere alla chiamata del dovere». Questa posizione è probabilmente – e si spera – condivisa da altri leader mediorientali nei paesi in cui per secoli si è assistito alla coesistenza tra Islam e Cristianesimo. Ma questo punto di vista non si enuncia abbastanza e ci si trova ad affrontare l’ascesa dell’ISIS che vuole negare e distruggere questa convivenza.

Il Re ricorda inoltre che ogni mezzo è utilizzato per l’educazione affinché le nuove generazioni possano lavorare e acquisire i valori dell’ambizione, dell’eccellenza, dell’iniziativa e soprattutto della cittadinanza. Il sovrano aggiunge: «Questa società deve immunizzarsi contro il radicalismo e la violenza, che sono in contrasto con i nostri valori, la nostra etica e tutto ciò che rappresentiamo. La santità della vita e il rispetto di sé e dell’altro è l’essenza delle nostre convinzioni».

Fiero per le iniziative che il suo paese porta avanti, il re Abdullah ha anche ricordato il ruolo chiave della Giordania nell’ospitare i profughi dei paesi limitrofi. Ricevuti in diversi campi o diverse istituzioni, i nuovi arrivati ​​ricevono assistenza dalle organizzazioni statali e religiose.

Questa convivenza tra cristiani e musulmani è stata essenziale nella costruzione delle società mediorientali. Se la dimensione delle comunità oggi è molto sbilanciata, il contributo di entrambi è necessario per mantenere la pace. È in questo spirito che in Libano, un altro paese dove i cristiani vivono il più possibile in armonia con i musulmani, la cantante Tania Kassis ha scritto una canzone (ascolta qui) con la quale, unendo le parole dell’Ave Maria e un invito alla preghiera, si desidera celebrare la prima giornata islamo-cristiana, il 25 marzo, intorno alla figura della Vergine Maria che anche nell’Islam riveste un posto importante.

Questa iniziativa originale, come il discorso del Re di Giordania, deve essere un esempio per gli altri paesi della regione; una testimonianza che la fraternità tra le comunità non è vana; e anche un appello alla comunità internazionale perché assicuri la protezione di questo intento.

Pierre Loup de Raucourt