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Pubblicato il 11 Mar 2015 in Attualità locale, Politica e società

Alberi di Natale presto negli hotel israeliani

Alberi di Natale presto negli hotel israeliani

ISRAELE – A seguito delle pressioni da parte delle ONG per la libertà religiosa, Israele ha ritirato il divieto per gli hotel di fare alberi di Natale. Il Gran Rabbinato di Israele ha infatti emanato nuove regole kosher per gli hotel, riducendo notevolmente il coinvolgimento rabbinico in questioni non direttamente connesse con il settore alimentare.

A seguito di una richiesta da parte della ONG Hiddush per la libertà religiosa, sono stati revocati alcuni divieti tra cui quello di poter decorare gli alberghi con alberi di Natale, quello di accettare soldi nello Shabbat, quello di fare riprese nei locali degli hotel ed altri divieti non correlati al cibo. Per anni, il Gran Rabbinato ha formulato dei requisiti non direttamente legati al cibo, ma volti a promuovere un ossequio religioso durante lo Shabbat in alberghi e ristoranti. Queste linee guida si rendevano obbligatorie perché gli albergatori potessero ottenere la certificazione kosher.

I gestori degli hotel, essendosi rifiutati di applicare queste interdizioni, avevano perso la licenza kosher accordata dal rabbinato, che esercita un monopolio nel settore. Per mettere in regola la  loro situazione, a loro veniva richiesto che gli ascensori funzionassero in modo diverso durante lo Shabbat, cioè fermandosi automaticamente su ogni piano; che le lavanderie fossero chiuse; che  nessun evento musicale o riprese video si svolgessero nei locali dell’hotel; che nessuno pagamento in liquido alla cassa potesse farsi vicino ad un ebraico; e, infine, che nessun albero di Natale potesse essere collocato nello spazio pubblico.

Nel dicembre 2013 il Ministro degli Affari religiosi, Naftali Bennett e il suo delegato Eli Ben Dahan avevano annunciato l’intenzione di promuovere una legislazione che avrebbe dato più di potere agli ispettori del kosher. In risposta a questa dichiarazione, il presidente della Hiddush, Rabbi Uri Regev aveva chiesto al procuratore generale Yehuda Weinstein di porre fine alle violazioni giuridiche commesse dal Gran Rabbinato in questo settore. Il Rabbino Regev, riformista, si riferiva alle norme per grandi e piccoli alberghi e per le sale da ricevimento, per i quali il rabbinato non avrebbe emesso certificati kosher se non previa stretta osservanza delle regole dello Shabbat, tra cui anche l’assenza di simboli cristiani.

Egli ha osservato che il regolamento non era conforme al diritto kosher, secondo il quale «il rabbino terrà conto solo delle leggi kosher per il rilascio di un certificato di kosher». Il regolamento inoltre violava le decisioni dell’Alta Corte di Giustizia, secondo cui compito del Rabbinato era quello di tener conto solo delle norme riguardanti il Kosher (e non quelle dello Shabbat) per il rilascio dei certificati. Regev minacciò di portare il caso alla Corte di Giustizia se le sue richieste fossero rimaste senza risposta.

Giovedì scorso, il Gran Rabbinato ha annunciato che il suo consiglio aveva approvato una serie di modifiche tra cui il divieto di utilizzare apparecchiature video, audio e musica in occasione di eventi negli hotel locali nello Shabbat, salvo quando il cibo è servito. L’esigenza di non pagare a un impiegato ebreo o in modo discreto, è stata abolita tranne quando si tratta di ordinare o pagare per il cibo. Durante lo Shabbat gli ascensori non devono più fermarsi ad ogni piano, a meno che non trasportino del cibo.

Anche la norma di vietare l’uso di simboli cristiani, come l’albero di Natale, è decaduta.

«Questa decisione segna un punto di svolta», ha detto Regev, evidenziando come ora gli israeliani e i gruppi turisti possono organizzare eventi e convegni nel fine settimana con attrezzature audio-visive.

«Abbiamo messo fine al divieto assurdo negli hotel di non poter decorare con un albero di Natale per i pellegrini durante le vacanze di fine anno» ha aggiunto. «Dobbiamo essere grati al Procuratore Generale e al Ministro degli affari religiosi che hanno spiegato al Gran Rabbinato come essere sottomessi alla legge e come le regolamentazioni non possono venire a contraddire la legge stessa».

Chaim Levinson

Haaretz