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Pubblicato il 13 Mar 2015 in Attualità del Santo Padre, Chiesa

Gerusalemme celebra il 2° anniversario di papa Francesco

Gerusalemme celebra il 2° anniversario di papa Francesco

GERUSALEMME – Per celebrare il secondo anniversario dell’elezione di papa Francesco, l’11 marzo 2015 è stata celebrata una Messa, presso il Centro di “Notre Dame” a Gerusalemme. Essa ha coinciso anche con la conclusione dell’incontro di due giorni dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. Nella sua omelia, il Patriarca mons. Fouad Twal, ha parlato del carisma di questo «Papa venuto dal Nuovo Mondo portatore della cultura latina, fatta di calore, di ristrettezze e di spontaneità» che in due anni ha conquistato il mondo.

La Messa è stata presieduta dal Nunzio Apostolico, l’Arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, in presenza degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, così come di molti religiosi e fedeli giunti per l’occasione.

L’omelia è stata pronunciata dal patriarca mons. Fouad Twal, che non ha mancato di sottolineare la «semplicità disarmante» di «colui che sale sullo stesso autobus di tutti gli altri cardinali e vescovi, che porta da solo la valigetta all’uscita dell’aereo e che indossa le scarpe nere ogni giorno» e che in due anni ha conquistato il mondo.

«Fin dalla sua apparizione sul balcone della Basilica di San Pietro due anni fa, papa Francesco ha continuato a sconvolgere i codici e a toccare i cuori. Lui è il primo papa non europeo della Chiesa cattolica da tredici secoli; è arrivato alla Santa Sede senza portare il pesante fardello della storia dolorosa e complessa dell’Europa; è stato rapidamente soprannominato “l’amico dei poveri e dei miserabili”, il Papa delle favelas, venuto dal Nuovo Mondo con la cultura latina, fatta di calore, ristrettezze e spontaneità».

Il Patriarca ha parlato della «vicinanza e dell’amore traboccante del Santo Padre per i poveri e gli abbandonati». Un amore che «deriva senza dubbio dalla sua fedeltà al Vangelo e all’insegnamento di Gesù», ma anche «dall’esperienza personale, che ha vissuto nel suo paese come sacerdote, vescovo e arcivescovo di Buenos Aires». Ha anche raccontato di averlo visitato cinque anni fa, quando era arcivescovo di Buenos Aires, e di essere stato ricevuto modestamente in un piccolo ufficio, e che uscendo dalla sua casa aveva attraversato una vera e propria «corte dei miracoli», ossia il cortile della Cattedrale invasa da mendicanti, storpi, disabili e indigenti l’uno più povero dell’altro.

«Così, ha continuato il Patriarca, il Santo Padre, che ha vissuto tutta la sua vita di sacerdote, vescovo e arcivescovo in mezzo ai bisognosi, non poteva, una volta eletto, dimenticare il passato e vivere in ricchezza e opulenza al Vaticano. Vuole ricostruire una società più giusta, senza paura di partire proprio dalla Chiesa, “Chiesa povera per i poveri”».
Infine, Sua Beatitudine ha ricordato come, da quando è stato eletto papa, abbia avuto la grazia di incontrarlo diverse volte. A tale proposito ha raccontato un commovente aneddoto: «Mentre mi trovavo a Roma il mese scorso, al momento dell’annuncio delle canonizzazioni, sono stato ospitato presso la Casa “Santa Marta”. Allora ho preso l’ascensore fino al terzo piano. Al secondo, si apre la porta e con mia sorpresa mi trovo faccia a faccia con il Santo Padre, che accompagnava un arcivescovo argentino all’ascensore. La mia prima reazione è stata di dirgli, in italiano: “Che stai facendo qui?”. Lui mi risponde con un grande sorriso, in arabo: “Al Salam aleikum!!!”».

A conclusione dell’omelia il Patriarca ha allora augurato: «Al Salam, la pace è ciò che ci serve così tanto in tutto il Medio Oriente».

Myriam Ambroselli