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Pubblicato il 25 Mar 2015 in Attualità locale, Politica e società

Quali speranze di pace all’indomani delle elezioni in Israele?

Quali speranze di pace all’indomani delle elezioni in Israele?

ISRAELE/PALESTINA – Mentre Benjamin Netanyahu, capo del partito di destra israeliano, celebra la sua recente vittoria alle elezioni, gli analisti si chiedono quali attese nutrire nei confronti del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Radio vaticana ha intervistato padre David Neuhaus, vicario patriarcale per i cattolici ebreofoni, all’indomani delle elezioni.

Nei giorni che hanno preceduto le elezioni di martedì 17 marzo, il capo del Likud ha escluso la creazione di uno stato palestinese a causa del contesto attuale di espansione dell’estremismo islamico e della instabilità del Medio Oriente.

Padre David Neuhaus, gesuita, vicario patriarcale per la Comunità cattolica ebreofona di Israele, non è sorpreso della vittoria di Netanyahu ma sottolinea come questa vittoria alle elezioni potrebbe dare un nuovo slancio alla comunità internazionale per intensificare i suoi mezzi di pressione sul governo israeliano, al fine di trovare una soluzione per una pace durevole nella regione.

Padre Neuhaus ritiene che molti elettori abbiano scelto Netanyahu perché mancava una vera opposizione. Il principale antagonista del capo del Lukud, dice, non è stato un “candidato politicamente abile” e, in campagna elettorale, ha speso più tempo a denigrare Netanyahu e sua moglie piuttosto che concentrarsi su proposte per cambiare il futuro della società israeliana.

Interrogato sulle incerte prospettive di pace coi Palestinesi, p. Neuhaus aggiunge che c’è parecchia retorica elettorale e Netanyahu non è famoso per la sua “coerenza o il suo spessore”. Padre Neuhaus è convinto che di fronte a un governo condotto dal capo della destra israeliana, la comunità internazionale potrà intensificare la sua pressione e il suo sostegno all’opposizione israeliana con appelli volti alla giustizia  e alle azioni in favore della pace. Il peggior scenario prevedibile sarebbe stato quello di un governo di unità nazionale che non avrebbe lasciato spazio a una valida opposizione nel paese.

Padre Neuhaus nota infine che Israele è molto dipendente economicamente dalla comunità internazionale, il che offre mezzi di pressione. Si dovrebbe assistere a una levata di scudi contro “questa situazione che è sempre più manifestamente ingiusta nei confronti di un popolo che attende da generazioni il riconoscimento dei suoi diritti nazionali”.

Padre Neuhaus è convinto che Netanyahu sia molto sensibile alle critiche che gli arrivano dagli Stati Uniti, benché recentemente abbia cercato sostegno facendo leva sulle divisioni interne degli americani. Appena rieletto, Netanyahu ha fatto chiaramente intendere quale sia  la sua visione della società, e la comunità internazionale dal canto suo deve mostrare che questa visione non è condivisa e che Israele ne pagherà il prezzo.

A meno di un anno dalla visita di papa Francesco nella regione, padre Neuhaus ha ricordato che la visione alternativa offerta dal papa è molto diversa dalle affermazioni di Netanyahu e dei suoi principali collaboratori.

Fonte: Radio Vaticana