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Pubblicato il 2 Apr 2015 in Omelie FT, Patriarca

Il Giovedì Santo 2015 a Gerusalemme

Il Giovedì Santo 2015 a Gerusalemme

GERUSALEMME – Questo Giovedì 2 Aprile 2015, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

« Amare fino alla fine »

Eccellenze e cari amici,

Cari sacerdoti, che la Chiesa celebra facendo memoria dell’istituzione del Sacerdozio, e ai quali, a nome della Chiesa di Gerusalemme, vorrei esprimere tutta la nostra gratitudine, è il vostro giorno!

Auguro a tutti voi una buona e santa Festa!

Questa celebrazione vuole rivelarci tutta la profondità del Mistero annunciato oggi, compiuto il Venerdì Santo e celebrato in ogni Eucaristia, e che non possiamo separare dal segno della lavanda dei piedi.

Oggi, in questo Anno della Vita consacrata, celebriamo il sacramento dell’Amore di Gesù per tutti noi, vescovi, preti, consacrati e fedeli, e per l’umanità intera. Un Amore senza limiti, dato “fino alla fine” (Gv 13,1).

Tale è l’Amore che Gesù ci ha consegnato con il suo esempio, e questa è la via che dobbiamo seguire. “Nessuno è più grande del proprio Maestro” (Gv 15, 19-20).

“Gesù sapendo che il Padre aveva messo tutto nelle sue mani” (Gv 13, 3) pur avendo ogni potere, si abbassa e si fa servo, lavando i piedi ai suoi discepoli. Ecco un gesto difficile da comprendere e più difficile ancora da imitare.

“Comprendete quello che ho fatto?”domanda Gesù. E, senza attendere la risposta, perché sa anche che non possiamo o non vogliamo capire, prosegue: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.” (Gv 13, 12-15).

Gesù ci indica la via del dono estremo di Colui che non ha paura di abbassarsi per toccare il fratello nel più profondo della sua povertà. Questa via è stretta e costosa. E’ quella dei sacerdoti, quella che noi abbiamo scelto e che rischiamo di dimenticare, cercando lodi e popolarità. Papa Francesco ci ha recentemente ricordato “la tentazione delle comodità” che può condurci a dfimenticarci degli altri. Cristo ha bisogno di noi, anche di noi, fratelli, più che mai!

Cari fratelli e sorelle, consapevoli di essere peccatori, e di venir meno all’ Amore vero, confidiamo nella Misericordia divina, lasciamoci lavare da Cristo per gustare la gioia del perdono nel sacramento della Riconciliazione. Implorare il perdono di Dio è un atto di verità e di umiltà, ma è appunto in questo ritorno verso Dio, che ci ricongiungiamo alla relazione d’Amore e di reciprocità con il nostro Salvatore.

Le nostre due figlie palestinesi, Maria-Alphonsine Ghattas e Mariam Bawardi, che saranno canonizzate il prossimo 17 maggio, l’avevano ben compreso, ed hanno condotto una vita di preghiera, di umiltà e di penitenza, effondendo gioia e carità.

In questo mondo ferito dalle guerre, dalle divisioni, dalle sofferenze, che vede un numero sempre più grande di fratelli che cercano rifugio nel nostro paese, dobbiamo chinarci per tenedere loro la mano: ci sono tante lacrime da asciugare e tanti cuori affranti da consolare.

Non molto lontano da qui, al Cenacolo, Gesù, spezzando il pane e dicendoci : “fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19), ci invita ad agire in Lui e attraverso di Lui, facendo dono di noi stessi ai nostri fratelli. In un pezzo di pane Gesù dona tutto se stesso. Si rende così vulnerabile per liberarci. E’di una tenerezza incredibile, da parte di Dio, il farsi così Piccolo per ricongiungersi a noi.

In ciascuna Eucaristia assistiamo al medesimo ed unico Sacrificio che è avvenuto sulla Croce duemila anni fa, e che continuiamo a compiere nella fede “fino a che egli venga” (1 Co 11, 26).

Il tempo si ferma e noi tocchiamo l’eternità in questo  « Sacramento dell’Amore ». Un Amore dato senza limiti, un Amore che non ha paura di donarsi a costo di essere schernito, calpestato, umiliato, crocifisso, Un Amore che, come il pane, si lascia “mangiare”, l’Amore di colui che si dona, a rischio di perdere la propria vita.

Non manchiamo affatto di testimoni di questo Amore umiliato. In questi ultimi tempi abbiamo avuto l’esempio straziante di cristiani iracheni e siriani, costretti a lasciare tutto in una notte, e a mettersi in cammino senza sapere dove andare, solo con i vestiti che portavano addosso, e una fede incrollabile nei cuori. Questi arabi cristiani, questi discepoli di Gesù, che hanno rifiutato di rinnegare Cristo e che per Lui hanno accettato di perdere tutto, sono una testimonianza di come deve essere la fede al giorno d’oggi. Siamo di nuovo alle radici della prima Comunità cristiana, assidua nella preghiera, nello spezzare il pane e nella carità.

Fratelli e sorelle del mondo intero, ascoltiamo in loro la voce di Cristo che ci chiama, ascoltiamo Gerusalemme che geme, e tendiamo le nostre mani per aiutare i cristiani del Medio Oriente a scendere dalla croce che gli interessi e l’egoismo hanno innalzato per loro.

Restiamo fedeli a Colui che è con noi “tutti i giorni fino alla fine dei tempi” (Mt 28, 20),  e preghiamo gli uni per gli altri.,

Preghiamo in modo particolare:

  • per i preti e per i consacrati, invitati a donare tutto per seguire il Maestro,
  • per le famiglie chiamate ad essere focolari d’amore e sorgenti di vocazioni
  • per tutti i cristiani di Terra Santa, in comunione con i nostri predecessori che si sono sacrificati nella fedeltà, e per coloro che sono in prigione a causa della fedeltà ai loro fratelli nella fede.

Che le nostre due future Sante, arabe e palestinesi, Mariam e Maria Alfonsina, che ci hanno preceduto sulla via stretta della perfezione, ci prendano per mano con la Vergine Maria e ci guidino verso la Luce Celeste del Risorto.

Amen

 

Album: Custodia di Terra Santa

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