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Pubblicato il 2 Apr 2015 in Diocesi, Notizie della diocesi

La tradizione della “Resurrezione di Lazzaro” non muore

La tradizione della “Resurrezione di Lazzaro” non muore

JAFFA DI NAZARETH – La popolare tradizione orientale detta “La resurrezione di Lazzaro”, lungi dall’estinguersi, resta ancora molto vivace e, anche quest’anno, è stata onorata tra i cristiani di Galilea.

Questa tradizione è praticata il sabato precedente la Domenica delle Palme giorno in cui la liturgia orientale legge il vangelo della Resurrezione di Lazzaro. Essa consiste nel fatto che gruppi di ragazzi di una scuola (delle scuole medie e secondarie), o di una parrocchia o di altra struttura sociale, accompagnati da un educatore, passano di casa in casa cantando il racconto della Resurrezione di Lazzaro, nel dialetto locale, con una melodia semplice e variata. Nella casa viene aperto un rotolo di pergamena, come fosse un lenzuolo funebre, su di un malato (se ce ne è uno) o su un componente della famiglia che lo desideri o su uno degli stessi ragazzi, simboleggiando così l’atto di mettersi sotto la “benedizione vivificante” di Gesù. Al canto dell’ultima di strofa il malato è considerato come “uscito dalla tomba”.

Abitualmente ogni famiglia visitata lascia una offerta che va a rimpinguare le casse di un preciso progetto della scuola o della parrocchia. Di solito viene offerto anche un piccolo rinfresco.

Quest’anno, la scuola patriarcale latina di Jaffa di Nazareth ha organizzato ben dieci gruppi di ragazzi per attraversare i quartieri cristiani della loro cittadina. La scuola è in pieno sviluppo e in questo quadro la cassa comune della tradizione di Lazzaro troverà facilmente destinazione.

La tradizione, simile a quella dei “Bambini della stella” e dei “gruppi di carnevale”, ha generalmente lo scopo della beneficenza, ma custodisce anche un valore pastorale e di formazione alla fede del popolo.

Un gruppo di questa scuola è andato a bussare anche alla porta del Vicariato patriarcale di Nazareth per la gioia del vescovo e delle suore.

Testo dal nostro corrispondente di Jaffa di Nazareth. Foto di N.M.                                                                                                                                               

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