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Pubblicato il 21 Apr 2015 in Chiesa

Il Patriarcato latino partecipa al centenario del «martirio» armeno in Vaticano

Il Patriarcato latino partecipa al centenario del «martirio» armeno in Vaticano

ROMA – Domenica 12 aprile 2015, papa Francesco ha celebrato, nella Basilica di San Pietro a Roma, una Messa solenne per il centenario del «martirio» armeno, e ha proclamato san Gregorio di Narek Dottore della Chiesa. Il Patriarcato latino di Gerusalemme è stato presente ai festeggiamenti nella persona di mons. Marcuzzo, Vicario patriarcale.

La celebrazione e i partecipanti

Hanno concelebrato il patriarca Nerses Bedros XIX Tarmouni, patriarca di Cilicia e degli Armeni cattolici, con 12 vescovi e 30 sacerdoti armeni, tra cui il vescovo George Dankayé, esarca patriarcale armeno-cattolico di Gerusalemme, rettore del Collegio armeno cattolico di Roma e coordinatore di questo evento. A concelebrare erano presenti sette cardinali, il patriarca siro-cattolico Ignazio Yunan, tre vescovi di rito latino, tra cui mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, rappresentante ufficiale del Patriarca latino di Gerusalemme. Il patriarca Fouad Twal, che non è stato in grado di partecipare a causa delle festività di Pasqua in Giordania, ha voluto che il Patriarcato latino fosse in ogni caso rappresentato, sia per il significato storico della manifestazione sia per gli ottimi rapporti tra il Patriarcato latino e gli armeni.

Erano ancora presenti SS Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli armeni, con 10 vescovi apostolici e SS Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia (residente in Antelias, Libano) con 6 vescovi apostolici.

La Basilica di San Pietro ha ospitato, per l’occasione, migliaia di armeni cattolici e apostolici provenienti da tutto il mondo, dato che gli armeni rappresentano, proprio a causa degli eventi del 1915-17, una vera diaspora globale: sarebbero 11 milioni in tutto il mondo, di cui solo 3 milioni e mezzo in Armenia, un milione e mezzo negli Stati Uniti, un milione in Medio Oriente, mezzo milione in Francia. I presenti alla celebrazione provenivano per lo più dall’Armenia, ma anche gran parte del Medio Oriente (compreso il Libano), dall’Europa e dalle Americhe. Il Presidente della Repubblica di Armenia, Serz Sargsyan era presente con una delegazione ufficiale.

Il servizio liturgico è stato fornito dagli studenti del Collegio armeno-cattolico di Roma e dagli studenti del Collegio mechitarista di San Lazzaro, di Venezia. Mentre i canti sono stati eseguiti dalla Corale armeno cattolica d’Armenia e dalla Corale armeno cattolica del Libano. Gli armeni sono tradizionalmente noti per il loro amore per le arti, in particolare per la musica e il canto. Hanno onorato a meraviglia la loro fama, e i coristi hanno suscitato l’ammirazione dei partecipanti.

La celebrazione ha previsto varie fasi distinte e complementari: la commemorazione del genocidio armeno da parte del Papa, la proclamazione del nuovo Dottore della Chiesa, la Santa Messa della Divina Misericordia, e, infine, la commemorazione del centenario da parte dei tre Patriarchi armeni.

La commemorazione del «genocidio» da parte di papa Francesco

All’inizio della Messa il Papa ha rivolto, con «il cuore trafitto dal dolore ma pieno di speranza», un discorso molto toccante e memorabile, in cui ha sottolineato il valore storico della commemorazione di quello «che è generalmente considerato come il primo genocidio del XX secolo». Il titolo ufficiale riportato sul libretto della celebrazione riportava «martirio armeno», ma il Papa ha avuto il coraggio di utilizzare ufficialmente la parola «genocidio».

Un’espressione che non è considerata “politicamente corretta” da parte della Turchia, fino ad oggi, ma per la quale tutti hanno riconosciuto in papa Francesco il coraggio di aver svelato la complicità del silenzio e l’indifferenza, servendosi della parresia (franchezza) – termine paolino molto caro a papa Francesco – «per chiamare gli eventi con il loro vero nome». Questo atteggiamento coraggioso del Papa ha commosso soprattutto gli armeni presenti in San Pietro, molti dei quali hanno avuto i loro nonni assassinati. Tra questi possiamo citare il vescovo Raphael Minassian, armeno cattolico, ex vicario patriarcale di Gerusalemme, che non ha mai conosciuto i suoi nonni, e il cui padre fu salvato dai salesiani.

Il Papa ha anche incluso nella sua commemorazione altri cristiani cattolici e ortodossi massacrati: siriani, assiri, caldei e greci, collegando a questo genocidio altre «grandi tragedie inenarrabili del XX secolo», come lo stalinismo, il nazismo, i genocidi in Cambogia, Ruanda, Burundi e in Bosnia. Ha anche annoverato, con questi, i massacri realizzati nella «Terza Guerra Mondiale, quella “frammentata”, alla quale tutti i giorni assistiamo… e da cui si alza il grido soffocato e trascurato di molti dei nostri fratelli e sorelle che sono indifesi, a causa della loro fede in Cristo … e che sono pubblicamente e orribilmente uccisi, decapitati, crocifissi, bruciati vivi, o costretti ad abbandonare la loro terra».

La proclamazione di san Gregorio di Narek, Dottore della Chiesa

Sempre all’inizio della Messa si è proceduto al rito di proclamazione di san Gregorio di Narek a Dottore della Chiesa Universale. L’arcivescovo Levon Zekian, armeno cattolico di Turchia e postulatore, in piedi davanti a una grande icona di san Gregorio, ha presentato la vita, la personalità, la santità e le opere di questo santo monaco della seconda metà del X secolo. A lui la tradizione armena attribuisce importanti attributi: Grande mistico, teologo, maestro di preghiera, poeta, luminare universale, “saggio degli armeni”.

Il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, dopo aver presentato l’esito unanime e positivo di una consultazione lunga e profonda, ha poi formalmente chiesto al Papa di fare l’annuncio. Il Pontefice ha allora proclamato solennemente in latino: «San Gregorio di Narek, sacerdote e monaco, Dottore della Chiesa universale». Ne è seguito un canto di ringraziamento luminoso partito dai cori e arrivato al cuore dei fedeli che lo hanno accompagnato  con un fragoroso applauso di gioia e gratitudine.

San Gregorio di Narek è divenuto così il 36° dottore della Chiesa universale, il 9° tra gli orientali, il primo tra gli armeni.

Messa della Domenica della misericordia

La celebrazione è poi proseguita incentrandosi intorno alla prima Domenica dopo Pasqua, consacrata ad essere la Domenica della Misericordia, come l’aveva istituita san Giovanni Paolo II, Papa. La virtù di misericordia, tema dominante della giornata, virtù ancor più esaltata dalla bolla di indizione dell’Anno Santo della misericordia, la Misericordiae vultus, che il Papa aveva firmato e lanciato solo il giorno prima. Questo straordinario giubileo si aprirà l’8 dicembre di quest’anno e si chiuderà il 20 novembre 2016 nella festa di Cristo Re.

Nella sua omelia, riferendosi alle ferite che il Signore aveva mostrato a san Tommaso per guarire la sua incredulità, papa Francesco ha parlato della «piaghe della misericordia del Signore che ci permettono di entrare nel mistero di queste ferite, un mistero di amore misericordioso. Attraverso di essi, come da una breccia di luce, possiamo vedere tutto il mistero di Cristo». Il Papa ha fatto un chiaro riferimento anche «ai tragici eventi della storia umana e… se li guardiamo attraverso le piaghe di Cristo possiamo cantare l’eterno della sua misericordia. Con queste parole impresse nel cuore, camminiamo per le strade della storia, mano nella mano con il nostro Signore e Salvatore, nostra vita e nostra speranza».

La Messa si è conclusa con un gesto che ha colpito tutti i partecipanti. Il Papa ha invitato i tre Patriarchi armeni a salire all’altare, e dopo essersi scambiati il ​​bacio della pace, hanno insieme impartito la benedizione finale.

La commemorazione e la preghiera dei Patriarchi armeni

Alla fine della Messa il Patriarca armeno cattolico e i due patriarchi armeni apostolici hanno singolarmente fatto una preghiera per i “martiri” e hanno pronunciato un discorso ufficiale di commemorazione. Tutto ha confermato la posizione del Papa, ossia che il «Metz Yeghern» (Gran Male) è stato un vero e proprio genocidio, uno sterminio di un milione e mezzo di cristiani che possono essere considerati martiri, e si è sottolineato che bisogna chiedere ai responsabile di riconoscere la realtà storica affinché questa lezione metta fine a queste atrocità contro l’umanità.

Tutti hanno mostrato riconoscenza verso la Chiesa cattolica in generale e, in particolare, verso i papi che hanno cercare di salvare il popolo armeno nel XX secolo. Anche gli Archivi Vaticani hanno rappresentato un prezioso contributo alla conoscenza della verità storica. Tutti e tre i patriarchi hanno amato rifarsi alla Dichiarazione congiunta, firmata da papa Giovanni Paolo II e dal patriarca Karekin II nel 2001 sulle buone relazioni bilaterali tra le Chiese e sulla posizione comune riguardo al «primo genocidio del XX secolo» che ha colpito la prima nazione cristiana.

Tutti si sono rallegrati profondamente e hanno ringraziato il Papa e la Santa Sede per la lodevole iniziativa di proclamare Gregorio di Narek Dottore della Chiesa Universale. Una copia della lettera di Aram I è stata stampata ufficialmente in italiano e in inglese, in forma di opuscolo ed è stata distribuita a tutti i partecipanti. Dopo il suo discorso e la preghiera, il patriarca Nerses Bedros XIX ha regalato al Papa un quadro del beato Francesco Ignazio Maloyan, vescovo di Mardin, ucciso durante il genocidio nel 1915 e beatificato martire nel 2001, che è stato presentato al Papa come il simbolo più importante di tutti i martiri e i testimoni del genocidio armeno.

Lettera-messaggio conclusiva ufficiale del Papa e sensazione di partecipanti

Al termine della Messa nella Cappella della Pietà, il Papa ha accolto e salutato i patriarchi e il loro seguito, le delegazioni ufficiali e ha dato loro un messaggio ufficiale. Questo messaggio conteneva, dopo aver espresso gratitudine per la loro partecipazione, una magnifica sintesi della storia della «prima nazione cristiana» (come proclamata nel 301), con i suoi momenti gloriosi e tragici. Ha espresso un chiaro sostegno alle sane aspirazioni attuali degli armeni e, in particolare, una garanzia di vicinanza spirituale in occasione della cerimonia di canonizzazione dei martiri della Chiesa apostolica armena che si terrà il 23 aprile a Echmiadzin e la commemorazioni che si terrà a Antelias (Libano) nel mese di luglio. Il messaggio ha anche invitato tutti gli armeni, in un quadro di fratellanza cristiana, incoraggiati dall’«ecumenismo di sangue», a fissare lo sguardo verso il futuro, «in un percorso di riconciliazione tra il popolo armeno e il popolo turco… verso un’apertura del cuore al perdono che è fonte di pace e di nuova speranza».

I partecipanti hanno lasciato la Basilica per assistere in Piazza al Regina Coeli domenicale del Papa, con la sensazione di aver partecipato a un momento storico memorabile e indimenticabile e di aver assistito a un passo verso l’ecumenismo. Si è compiuto anche un forte gesto di protesta contro le atrocità del passato e una rivendicazione per i diritti umani e dei popoli, infine, chiedendo giustizia e pace in Medio Oriente e nel mondo.

Testo raccolto dal nostro inviato, dalle notizie fornite da mons. Marcuzzo.

Foto da L’Osservatore Romano e T.N.

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