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Pubblicato il 27 Apr 2015 in Attualità dal Medio Oriente, Politica e società, Slide

Medio Oriente: per salvare anche solo una persona dalle persecuzioni

Medio Oriente: per salvare anche solo una persona dalle persecuzioni

MEDIO ORIENTE – «Qualsiasi azione per salvare anche una sola persona dalla persecuzione e da tutte le forme di atrocità non è solo opportuna, ma urgente»: è il richiamo della Santa Sede per il Medio Oriente. Il 21 aprile 2015, l’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è intervenuto al dibattito aperto del Consiglio di Sicurezza sul «Medio Oriente, compresa la questione palestinese».

Discorso dell’arcivescovo Auza al Consiglio di sicurezza

La mia delegazione desidera esprimere il suo profondo apprezzamento per la decisione della Presidenza giordana per questo mese, ossia di tenere un dibattito aperto sul «Medio Oriente, compresa la questione palestinese».

La Santa Sede è profondamente preoccupata per la totale mancanza di progressi nei negoziati tra Palestina e Israele. È difficile non condividere la frustrazione espressa da colui che è stato il coordinatore speciale delle Nazioni Unite nel processo di pace in Medio Oriente, Robert Serry, durante l’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza del 27 marzo.

Come è stato allora rilevato, Israele ha preoccupazioni reali e legittime per la sua sicurezza. Tuttavia, questa sicurezza non potrà essere garantita isolandosi dei suoi vicini, ma facendo parte di questi attraverso una pace negoziata coi palestinesi, attraverso l’applicazione della “Soluzione dei due Stati”, proposta che ha il sostegno della Santa Sede e della comunità internazionale in generale. La Santa Sede unisce la sua voce ancora una volta a quella di tutti i popoli per chiamare ai negoziati seri e concreti che rinforzeranno il processo di pace.

La Santa Sede non cessa di incoraggiare i leader del Libano per risolvere l’impasse che impedisce l’elezione del Presidente dal maggio 2014, lasciando da parte gli interessi politici ristretti a beneficio di un Libano unificato.

Questo vuoto istituzionale rende la nazione più vulnerabile e fragile di fronte alla situazione generale in Medio Oriente. La comunità internazionale deve sostenere il Libano con tutti i mezzi per raggiungere la normalità istituzionale e la stabilità. Deve aiutare anche ad occuparsi del grande numero di profughi sul suo territorio, una situazione che rischia di vedere delle infiltrazioni estremiste tra gli sfortunati profughi.

Il conflitto in Siria, come l’ha definito Valerie Amos nella sua presentazione al Consiglio di sicurezza il 26 marzo, ha raggiunto «livelli senza precedenti di barbarie». La distruzione cieca delle infrastrutture di base, come le installazioni di acqua e di elettricità, gli ospedali e le scuole, aggrava enormemente la sorte quotidiana dei civili. La caduta di Idlib, a soli 37 km a sud ovest di Aleppo, ha provocato il panico tra la popolazione di oltre un milione di persone ad Aleppo. Le minoranze etniche e religiose sono particolarmente ansiose. La Santa Sede chiede alla comunità internazionale di impedire l’immenso disastro umanitario che una battaglia ad Aleppo provocherebbe con certezza. Dobbiamo fare tutto il possibile per prevenire un’altra flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

La Santa Sede ribadisce con la massima fermezza la sua condanna di tutti gli attacchi e gli abusi sulla base etnica, religiosa, razziale o di altro. Va ricordato ancora una volta che la scomparsa delle minoranze etniche e religiose del Medio Oriente non sarebbe solo una tragedia religiosa, ma la perdita di un ricco patrimonio che tanto ha contribuito alle società a cui appartengono. Il fatto che questi gruppi sono a rischio di estinzione è causa di ansia e di dolore insondabile.

Il mese scorso a Ginevra davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, sessantacinque paesi hanno firmato una dichiarazione di sostegno per i diritti umani dei cristiani e di altre comunità, in particolare in Medio Oriente. Questa affermazione richiama l’attenzione sul fatto che l’instabilità e il conflitto in Medio Oriente minacciano seriamente l’esistenza stessa di molte comunità religiose, soprattutto cristiane. Chiediamo a tutti gli Stati di riunirsi per rimediare a questa situazione allarmante

Quando si parla di coloro che hanno già perso la vita, o coloro che sono stati cacciati dalle loro case e anche dal loro paese, ogni azione arriverebbe troppo tardi. Ma da ora in poi, ogni azione per salvare anche solo una persona da persecuzioni e da tutte le forme di atrocità non è solo puntuale, ma urgente.

Papa Francesco chiede alla comunità internazionale «di non rimanere in silenzio e inerte di fronte a un crimine inaccettabile» e di «non ignorare tutto questo». Rimanere in un silenzio complice degli orrori che i nostri compagni, esseri umani perseguitati, esuli, uccisi, bruciati e decapitati subiscono semplicemente perché professano una fede diversa o perché appartengono a una minoranza, non può mai essere un’opzione.

Fonte: Zenit