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Pubblicato il 30 Apr 2015 in Patriarca, Slide, Visite FT

Visita pastorale del patriarca, mons. Fouad Twal a Jaffa di Nazareth

Visita pastorale del patriarca, mons. Fouad Twal a Jaffa di Nazareth

JAFFA DI NAZARETH – Il 26 e 27 aprile, il patriarca mons. Fouad Twal ha visitato il villaggio di Jaffa di Nazareth in Galilea per una visita pastorale di due giorni. Questa visita, che si inserisce nel tradizionale giro pastorale che il Patriarca effettua in tutta la diocesi, dà l’opportunità di incontrare i fedeli locali, di visitare le famiglie, le comunità, le scuole e gli ammalati.

Domenica 26, di mattina il Patriarca ha ricevuto un caloroso benvenuto dai parrocchiani, dal parroco del paese, p. Elias Tabban, e dal suo Vicario in Galilea, mons. Marcuzzo. Sua Beatitudine ha poi presieduto la Messa nel corso della quale sono stati confermati venti giovani. Dopo la celebrazione, il Patriarca è andato a visitare nove parrocchiani gravemente malati nelle loro case, per portare loro la Comunione, salendo ogni volta le scale che conducono alle loro umili dimore. Alcuni di loro conservano ancora l’immagine di p. Santi, un missionario italiano giunto lì 50 anni fa, per fondare la parrocchia e formare i fedeli. Tutti nutrono per lui una fervida devozione.

Nel pomeriggio, il vescovo ha avuto il tempo di incontrare tutti i gruppi parrocchiali: gruppi giovanili, gruppi del Percorso Neocatecumenale, la Legione di Maria e i chierichetti.

Ha poi fatto una visita ufficiale al Presidente del Consiglio del villaggio che conta 20.000 abitanti di cui 5.000 cristiani. «Questa città è esemplare perché tutti vivono insieme, esiste una vera e pacifica convivenza», ha sottolineato il Patriarca dopo la sua visita. «Questo è forse il frutto dell’intercessione di Maria Alfonsina, che sarà canonizzata a maggio prossimo. Qui a Jaffa si trova infatti il ​​pozzo dove è avvenuto il primo miracolo della futura santa».

Domenica sera, si è svolta la cena nel cortile della chiesa. È stato un momento festoso, a cui hanno partecipato tutti i parrocchiani. Mons. Twal, durante la cena, si è spesso alzato per girare e fermarsi ad ogni tavolo. Il parroco locale e i parrocchiani hanno potuto scambiare una parola o scattare una foto o un selfie con il Patriarca, che ha lasciato tutti colpiti dalla tanta vicinanza con la gente..

La cena è stata seguita da una veglia durante la quale, come una grande famiglia, i parrocchiani si sono riuniti attorno al Patriarca, e hanno potuto liberamente e con fiducia chiedere ogni tipo di domanda sulla vita spirituale e sulla Chiesa.

Lunedi mattina, il vescovo si è recato alla scuola del villaggio, dove ha visitato le classi ad una ad una, e ha ricevuto ogni volta una calorosa accoglienza sia dai bambini che dagli insegnanti. «La maggior parte dei bambini sono corsi verso di me per salutarmi, mi hanno chiesto come mi chiamavo, dice il Patriarca, ancora toccato e commosso. Ai miei tempi non avevamo il coraggio di avvicinarci al sacerdote!». Sua Beatitudine ha parlato con gli insegnanti, per lo più madri di famiglia. «Tutti loro hanno un bel senso di appartenenza alla loro missione e alla loro scuola. È la loro scuola. Qui in Galilea, gli insegnanti sono soddisfatti delle loro condizioni di lavoro, la gente è generosa, e i parrocchiani non mancano di essere presenti quando sono sollecitati dal loro parroco per la realizzazione dei progetti. Un progetto in particolare è quello di ampliare la scuola».

«Sono stato davvero molto contento di questa visita», ha detto il Patriarca di ritorno a Gerusalemme dopo due intense giornate, scandite da incontri e scambi tanto profondi quanto calorosi.

Myriam Ambroselli

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