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Pubblicato il 19 Mag 2015 in Politica e società, Slide

Il Patriarca Twal accoglie con favore l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina

Il Patriarca Twal accoglie con favore l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina

PALESTINA / VATICANO – Nonostante il riconoscimento dello Stato di Palestina, da parte della Santa Sede, sia già un dato di fatto, per la prima volta, il nome apparirà in un importante accordo firmato da entrambe le parti. Quello che è veramente nuovo è certamente il contenuto di questo futuro accordo. Il Patriarca mons. Twal ha accolto con favore i progressi compiuti, e ha espresso le sue speranze per la pace e la giustizia nella regione.

La Commissione bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina ha finalmente concluso i lavori, questo mercoledì 13 maggio 2015, al termine di una riunione plenaria. I risultati del loro lavoro, guidato dal sottosegretario per i rapporti con gli Stati, mons. Antoine Camilleri e dall’ambasciatore palestinese Rawan Sulaiman, Vice Ministro degli Affari Esteri, saranno prossimamente presentati alle autorità competenti e sarà stabilita la data della sottoscrizione.

È già dal novembre 2012, a seguito del voto favorevole alla Palestina di essere “Stato osservatore” – non membro -, alle Nazioni Unite, che il Vaticano utilizza la dicitura di “Stato di Palestina” in tutti i suoi documenti ufficiali, o in diverse comunicazioni sul paese, come ad esempio nel programma ufficiale del viaggio di papa Francesco in Terra Santa nel maggio 2014. Mahmoud Abbas si è recato due volte in Vaticano dopo il voto delle Nazioni Unite, e ogni volta è stato ricevuto e ufficialmente chiamato «Presidente dello Stato di Palestina». È anche con questo stesso titolo che è stato calorosamente ricevuto sabato 16 maggio da papa Francesco, prima di attendere il giorno dopo, il 17 maggio, alla canonizzazione delle due sante palestinesi, Mariam Baouardy e Marie-Alphonsine Ghattas.

Mons. Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, ha accolto calorosamente «i progressi compiuti per facilitare la vita e l’opera della Chiesa in Palestina». Il Patriarca ha inoltre sottolineato che l’accordo «è anche un segno di speranza e una consolazione per il popolo palestinese, un ulteriore passo sulla via della giustizia, e quindi della pace. Nonostante le grandi difficoltà alle quali facciamo fronte nella regione, non siamo soli sulla scena mondiale. La Santa Sede e anche il mondo incominciano a stare, a poco a poco, dalla nostra parte. Questo annuncio è arrivato alla vigilia della canonizzazione delle due nostre figlie palestinesi, e ci incoraggia a continuare e a perseverare nella fede in una pace possibile per tutti, nonostante le circostanze. Perché la pace non potrà mai essere per un popolo solo». E il Patriarca ha aggiunto: «Ci auguriamo che, una volta firmato l’accordo, sia presente anche la Lega araba e che serva da modello per gli altri paesi».

Il Vaticano incoraggia la soluzione dei due stati per decenni, come testimoniano i discorsi dei papi, i documenti ufficiali e l’accordo comune sulle questioni relative alla vita quotidiana delle comunità cristiane in Terra Santa. Resta da vedere se l’accordo con la Palestina, annunciato domenica scorsa, avrà un impatto sui lunghi negoziati bilaterali avviati tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele, che fanno fatica ad proseguire.

Se il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Vaticano non è un fatto nuovo, l’annuncio di mercoledì 13 maggio, fornisce comunque elementi innovativi. L’accordo diplomatico e la sua prossima firma rappresentano un altro traguardo importante in quanto la dicitura: Stato di Palestina appare in un documento chiave e di vitale importanza per le relazioni tra la Santa Sede e i palestinesi. Un documento che tocca molti aspetti concreti della vita della Chiesa cattolica in Palestina. Come in tutti gli accordi conclusi dalla Santa Sede con gli altri Stati, ha detto mons.  Antoine Camilleri, all’Osservatore Romano, il fatto è di «favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica, insieme anche al riconoscimento a livello legale, affinché il suo servizio alla società sia reso più efficace».

Mons. Camilleri, senza rivelare l’accordo che non è stato ancora reso pubblico, ha presentato tuttavia gli aspetti principali. Il preambolo e il primo capitolo del testo si concentrano sui principi e le norme fondamentali che garantiscono un quadro di collaborazione tra le due parti. «Esso esprime, ad esempio, il nostro desiderio di vedere una soluzione per la questione palestinese e il conflitto tra israeliani e palestinesi come parte della soluzione dei due stati e le risoluzioni della comunità internazionale». Segue un secondo capitolo «molto elaborato e dettagliato» sulla libertà religiosa e di coscienza. Poi ci sono altri capitoli sui diversi aspetti della vita e dell’attività della Chiesa nei territori palestinesi: la sua libertà di azione, il suo personale, la sua giurisdizione, lo stato dei luoghi di culto, la tutela delle sue attività sociali e caritative e il diritto di promuovere i suoi mezzi di comunicazione. Un capitolo è dedicato anche alle questioni fiscali e di proprietà, dice il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati nel Quotidiano della Santa Sede. Quest’ultimo ha ricordato «il valore unico» di un simile accordo, che «si occupa della presenza della Chiesa nella terra in cui è nato il cristianesimo».

Myriam Ambroselli