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Pubblicato il 21 Mag 2015 in Chiesa, Sante Mariam e Marie Alphonsine, Slide

Due sante della Palestina: «Rimanete in Dio e nel suo amore, per annunciare la risurrezione di Gesù». 

Due sante della Palestina: «Rimanete in Dio e nel suo amore, per annunciare la risurrezione di Gesù». 

ROMA / GERUSALEMME / BETLEMME – Domenica 17 maggio, 2015. Una gioia immensa ha riempito nei giorni scorsi le tre città sante della cristianità: Betlemme dove è nato Cristo; Gerusalemme, dove fu crocifisso prima di risorgere; e Roma dove sono stati martirizzati i due più grandi apostoli del Vangelo, san Pietro e san Paolo. La gioia della canonizzazione di due religiose arabe e palestinesi. Due grandi, ma anche molto umili, mistiche e fondatrici.

Questo è il paese che il Padre ha scelto per diffondere la salvezza attraverso Suo Figlio Gesù Cristo, e in cui ancora una volta sgorga la grazia della santità, come per ricordare che questo paese, lacerato dall’odio e dalla guerra, è ancora un buon terreno. Un messaggio di speranza per il resto dei cristiani nella Terra di Cristo. Ed è questa la speranza che i fedeli hanno celebrato nelle ultime due settimane, per rendere grazie a Dio e per esprimere il loro desiderio di seguire le due compatriotte nuove sante sulla via della santità.

In tutta la diocesi, sono state organizzate delle celebrazioni, tra cui il Carmelo di Betlemme, e il convento delle Suore del Rosario di Mamilla a Gerusalemme.

Al Carmelo di Betlemme, nella notte di sabato, si è tenuta una veglia di preghiera alla quale i fedeli della città hanno partecipato numerosi. Le persone sono state molto colpite. Durante le due ore di adorazione del Santissimo Sacramento, i fedeli si sono alternati uno per uno per ricoprire la novena della nuova santa carmelitana e chiedere grazie per se stessi, o per parenti e amici. Le canzoni non si sono quasi mai interrotte, grazie al dinamico coro giovanile della parrocchia di Betlemme. È stata una veglia di preghiera e di lode in tutta semplicità, contemplazione e sobrietà come è tipico del Carmelo.

Da dietro le loro grate, nel silenzio e nella discrezione, ma con tanto amore e con i volti raggianti, le Carmelitane di Betlemme, hanno anche partecipato alla veglia. Tutti hanno celebrato la santità di lei a cui piaceva essere chiamata «poco nulla» e che Dio ha sollevato molto in alto.

A Gerusalemme, una grande veglia è iniziata alle 18:00 del sabato, aprendo la «Maratona di santità» per 24 ore di preghiera. Gruppi di diverse parrocchie e comunità della Terra Santa sono riusciti ad animare la veglia per tutta la notte, con molta gioia. Volevano vegliare nella preghiera e nella lode, presso le reliquie di Madre Maria Alfonsina, anch’egli canonizzata il mattino dopo a Roma. Una grande gioia per le Suore del Rosario che, dopo la morte della loro fondatrice nascosta, hanno servito fedelmente ed efficacemente la Chiesa di Gerusalemme, e ogni figlio di Dio nel mondo arabo.

A Roma, inoltre, una grande veglia si è tenuta nella basilica domenicana di Santa Sabina. Centinaia di cristiani palestinesi e arabi erano presenti per l’occasione, accorsi anche dai quattro angoli della terra nella Città Eterna.

È domenica 17 maggio 2015, di mattina il Patriarca, gli ausiliari e i vescovi in ​​pensione del Patriarcato latino e della Terra Santa, i sacerdoti della diocesi, i religiosi, le religiose, i seminaristi e fedeli hanno lasciato i loro hotel o le case di accoglienza per raggiungere Piazza San Pietro e partecipare alla Messa pontificale di canonizzazione presieduta da papa Francesco.

Nella sua omelia, il Santo Padre ha ricordato ai fedeli che il messaggio dei santi è principalmente quello di «dimorare in Dio e nel suo amore, per annunciare le parole e la vita di Gesù e la sua “risurrezione”. Riferendosi alle due nuove sante palestinesi, ha proseguito: «Un aspetto essenziale della testimonianza del Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, come quella che esiste tra Lui e il Padre. E la preghiera di Gesù alla vigilia della sua passione risuona ancora oggi nel Vangelo: “Che siano uno come noi” (Gv 17, 11). Da questo eterno amore tra il Padre e il Figlio, che si sta diffondendo in noi dallo Spirito Santo (cf. Rm 5, 5), e la nostra missione e la nostra comunione prende di forza; da lì c’è sempre la gioia di seguire il Signore sulla via della sua povertà, della sua verginità e dell’obbedienza; e lo stesso amore chiama a coltivare la preghiera contemplativa. Suor Marie Baouardy ha sperimentato questo in modo molto elevato, lei umile e analfabeta, sapeva come dare consigli e spiegazioni teologiche con grande chiarezza, il risultato di un dialogo continuo con lo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo l’ha posta come strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano. Allo stesso modo suor Marie Alphonsine Danil Ghattas capisce cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando delicata testimonianza di unità. Offre un chiaro esempio dell’importanza di farci responsabili gli uni agli altri, di vivere al servizio gli uni degli altri».

Le celebrazioni hanno poi proseguito per le vie di Roma, con bandiere palestinesi, giordane e libanesi che sono state brandite come segno della gioia dei cristiani del Medio Oriente per la canonizzazione delle due figlie della Terra Santa.

Il giorno successivo, lunedì 18 maggio, una Messa di ringraziamento ha avuto luogo nella basilica papale di Santa Maria Maggiore, presieduta da Sua Beatitudine il Patriarca latino Fouad Twal, i suoi vescovi ausiliari, i vescovi di Terra Santa, i sacerdoti, e la partecipazione di molti religiosi e fedeli.

Nella sua omelia, Mons Twal ha voluto spiegare il significato di queste canonizzazioni dicendo «la canonizzazione delle due suore, è sì una benedizione, ma anche una sfida e una speranza per noi. È una benedizione che dice che Dio accompagna il cammino della comunità cristiana nel nostro paese, e lo rende fecondo e vivace con la santità. Si tratta di una sfida per noi, perché ci chiama a salire al livello della loro santità per la grazia di Dio. Infine, è la speranza in questi tempi e circostanze difficili per il nostro paese, il nostro popolo e i nostri fedeli, ricordandoci che l’ultima parola della nostra vita e della nostra storia appartiene a Dio».

 

Le celebrazioni di questo evento storico per la Chiesa in Terra Santa non finisce qui: Messe di azioni di grazie si terranno in Terra Santa e Giordania, secondo il programma precedentemente annunciato.

Presentiamo il nostro augurio alla Chiesa universale, la Chiesa di Gerusalemme e per tutti i cristiani di Palestina e Medio Oriente, perché questo forte messaggio di Speranza, Fede e Amore, si diffonda ancora in Terra Santa, duemila anni dopo l’incarnazione del Sole di giustizia, il messaggio di Gesù Cristo che è glorificato dai suoi santi, con il Padre e il Suo Spirito.

Firas Abedrabbo

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