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Pubblicato il 28 Mag 2015 in Approfondimenti, Chiesa, Sante Mariam e Marie Alphonsine

Le procedure per la beatificazione e canonizzazione nella Chiesa cattolica

Le procedure per la beatificazione e canonizzazione nella Chiesa cattolica

GERUSALEMME – Maggio 2015. Numerose beatificazioni e canonizzazioni hanno avuto luogo nella Chiesa cattolica, soprattutto dopo il lungo pontificato di Giovanni Paolo II. Solo da alcuni giorni, la Terra Santa ha celebrato la canonizzazione delle due suore palestinesi, suor Myriam di Gesù Crocifisso Baouardi e Madre Maria Alfonsina Ghattas. È durante la celebrazione eucaristica che la Chiesa proclama la santità di un cristiano. Una tale proclamazione è preceduta da un lungo processo, fatto di diverse fasi, che può durare per anni, e talvolta addirittura dei secoli!

Queste procedure hanno subito diverse evoluzioni nei secoli, prima di giungere a noi nelle forme che oggi conosciamo. Sono di natura canonica e disciplinare, e quindi differiscono dal Dogma, o dal Deposito della fede, che rimane immutato. Sono elaborate dalla Chiesa, che ha il compito – affidato dal Signore – di governare, insegnare e santificare il Popolo di Dio, mentre il Dogma è una verità di Dio rivelata nella Scrittura e nella Tradizione, che la Chiesa accoglie, medita a fondo e che quindi ha il dovere di trasmettere con fedeltà agli uomini, non come una “ideologia” qualsiasi, ma come una verità vivente che illumina il cammino degli uomini nella loro ricerca di Dio e per la salvezza delle loro anime. «La tua parola è una lampada per i miei passi, luce sul mio cammino», dice il libro dei Salmi.

I. «Servo di Dio»

Questo è il primo passo verso la canonizzazione. Nella Chiesa cattolica, originariamente e fino a poco tempo fa, il servo di Dio era un appellativo non regolamentato, che poteva essere utilizzato per qualsiasi persona che gode di una certa pietà. Dal 2007, questo titolo ha un significato specifico e il Vescovo lo conferisce al candidato in vista della beatificazione e poi della canonizzazione.

II. Venerabile

Si chiama Venerabile il Servo di Dio, le cui «virtù eroiche» sono state riconosciute dalla Chiesa. Il Vescovo nomina una commissione canonica (storici, teologi, vaticanisti), per avviare uno studio critico degli scritti del candidato e li condensa in un documento che viene inviato a Roma alla Congregazione delle Cause dei Santi, alla quale spetta la dichiarazione finale. Se la Congregazione accetta il documento, nomina un relatore che deve fare una sintesi (chiamata Positio) di tutta la documentazione (biografia, virtù, miracoli). Il Collegio dei cardinali e dei vescovi inizia a studiare la Positio e decide sulle virtù eroiche (fede, speranza, carità, ecc). Il «decreto delle virtù eroiche» fa del Servo di Dio un Venerabile [1].

III. Beatificazione

La beatificazione è l’atto solenne con cui il Papa dichiara che un culto pubblico può essere concesso a un servo di Dio. Da Paolo V (1605-1621), la beatificazione è stata concessa come anticipazione di una canonizzazione pianificata.

Come semplice decreto, la dichiarazione di beatificazione è circondata da una cerimonia che è diventata sempre più importante. Dal 1971, la cerimonia di beatificazione è stata presieduta dal Papa in persona, e, di conseguenza, risulta poco distinguibile, se non in apparenza, dalla canonizzazione. Dopo le riforme di Paolo VI nel 1969 e di Giovanni Paolo II nel 1983, il procedimento per la beatificazione è stato notevolmente ridotto.

I miracoli sono esaminati in tre diversi livelli: gli incontri degli esperti (o gruppi di medici, se si tratta di guarigioni), dei teologi, e, infine, dei Cardinali e Vescovi membri della Congregazione. È necessario un miracolo per la beatificazione e il martirio con esenzione. A volte il miracolo riconosciuto non è una guarigione. Di questo abbiamo già esempi nella storia moderna della Chiesa.

IV. La canonizzazione

È l’atto solenne con cui il Papa dichiara che un servo di Dio, già annoverato tra i beati, deve essere registrato nel catalogo dei santi (cioè nel Martirologio romano) e venerato nella Chiesa universale (latina). Vediamo subito ciò che differenzia la beatificazione dalla canonizzazione. Con la prima, il culto di un nuovo Beato è concesso a una città, una diocesi, una regione o una famiglia religiosa. Con la canonizzazione, la sentenza è definitiva e il culto viene esteso a tutta la Chiesa. Così sentita, la canonizzazione è il culmine di una lunga storia.

Per la canonizzazione è richiesto l’esame di un nuovo miracolo, avvenuto dopo la beatificazione e lo stesso vale nel caso del martirio. L’esame dei miracoli per la canonizzazione è sotto le stesse regole della beatificazione. Nella maggior parte dei casi, il presunto miracolo è un miracolo di guarigione. Ma può darsi il caso che non si tratti di una guarigione.

Caso particolare

Accanto alla canonizzazione solenne, più comune, vi è un’altra forma di canonizzazione chiamata «equipollente» e molto più rara; ne esistono solo due casi dal 1588. Si tratta di personaggi del passato, dei quali esiste già un culto più o meno ampio, e il cui studio è affidato alla sezione storica della Congregazione competente. Non è obbligatorio nessun miracolo, ma viene presa in considerazione la reputazione dei miracoli compiuti prima o dopo la morte del personaggio, e segnalati da autori attendibili. In tali casi, la canonizzazione si ha attraverso la pubblicazione di una bolla, senza cerimonie, ma con tutti gli effetti di una vera canonizzazione.

Articolo realizzato da Firas Abedrabbo

Fonti:

Portale della Liturgia cattolica (Conferenza episcopale di Francia).

– Articoli di padre Jean Evenou, in  Dizionario dei miracoli e dello straordinario cristiano, Fayard, 2002.

– Wikipedia.

[1] Il decreto delle virtù eroiche non è necessario per un martire. Esso viene sostituito da un decreto che riconosce il martirio del servo di Dio.