Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 11 Giu 2015 in Attualità dal Medio Oriente, Politica e società, Slide

Cristiani ad Abu Dhabi? “Le chiese sono gremite”

Cristiani ad Abu Dhabi? “Le chiese sono gremite”

ABU DHABI – La prima chiesa cattolica degli Emirati Arabi Uniti (EAU) è stata costruita nel 1965 segnalando e incoraggiando la presenza dei cristiani nel gruppo dei sette emirati della penisola arabica. Cinquant’anni più tardi, in occasione del giubileo della prima, la comunità cristiana si allarga inaugurando, l’11 e il 12 giugno, una seconda chiesa nella periferia di Abu Dhabi. Segno della vitalità di questa comunità.

Coi loro progetti architettonici grandiosi, gli Emirati Arabi Uniti attirano molta mano d’opera straniera, specialmente dall’India e dalle Filippine, ma anche da altri paesi arabi (Libano, Egitto, Iraq). Molti di questi lavoratori sono battezzati, tanto che oggidì il 10% della popolazione di Abu Dhabi è cristiana. Cifra cresciuta continuamente nel corso di cinquant’anni. Ecco il perché del progetto di una nuova -seconda – chiesa nella capitale degli EAU. “La cattedrale di Abu Dhabi, che dispone di circa mille posti, è troppo piccola per accogliere tutti i fedeli – spiega mons. Paul Hinder, Vicario apostolico dell’Arabia del Sud (che include Yemen, EAU e Oman) in una intervista rilasciata all’agenzia Apic nel 2014 – Le messe sono celebrate in continuazione in diverse lingue, ma la folla è compatta nella maggior parte delle funzioni liturgiche. Il Giovedì e Venerdì Santi i fedeli si ammassano nel recinto della cattedrale di san Giuseppe. Dobbiamo organizzare due celebrazioni con talvolta sette-ottomila partecipanti”.

La prima pietra è stata benedetta il 29 giugno 2013 a Mussafah da mons. Hinder. Il Comune di questa città industriale alla periferia di Abu Dhabi ha offerto il terreno. L’11 giugno 2015 è il giorno della inaugurazione ufficiale della chiesa da parte dello Sceicco Nahyan ben Mubarak Al Nahyan, ministro della gioventù e dello sviluppo comunitario, alla presenza del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano.

La consacrazione è prevista per il giorno seguente con la dedicazione della chiesa a san Paolo. “Il nome di san Paolo è molto importante nella storia della Chiesa cattolica nel Golfo che è consacrato agli apostoli Pietro e Paolo” precisa un comunicato del Vicariato.

Sfide di una Chiesa di stranieri in terra musulmana

Ad Apic, mons. Paul Hinder ricordava la particolarità di questa “Chiesa di stranieri per stranieri”. Raccogliere cristiani di nazioni, lingue e riti diversi fa talvolta girar la testa: “Non è sempre possibile avere un sacerdote per ciascun rito. È il papa stesso che ci ha chiesto di avere una unica giurisdizione per tutti i cattolici di questa regione. Noi viviamo una nuova esperienza di Chiesa, un vero laboratorio di cattolicità della Chiesa”.

Le attività della comunità sono organizzate solamente nei locali della chiesa, unico luogo autorizzato per i raduni dei cristiani. Gli edifici non hanno né campanili né croci. “Nei paesi islamici, il lavoro missionario ha un suo volto particolare, ogni forma di proselitismo è proibita”, continua il vescovo, assicurando però che i rapporti con le autorità locali sono buoni e cordiali.

Il permesso di costruire una nuova chiesa è in effetti un bel segno in questo Medio Oriente in cui, da qualche anno, si assiste alla distruzione degli edifici cristiani. Al contrario di coloro che vogliono cancellare ogni presenza cristiana nella regione, lo Sceicco Hahyan ha invitato i cattolici a sostenere il paese nel suo sviluppo economico e a promuovere la coesistenza pacifica. Un discorso coraggioso e incoraggiante.

Pierre Loup de Raucourt