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Pubblicato il 15 Giu 2015 in Diocesi

In Italia, due strade dedicate a sacerdoti di Terra Santa

In Italia, due strade dedicate a sacerdoti di Terra Santa

ITALIA – il Comune di Oderzo ha dedicato, lo scorso 14 maggio, due strade cittadine a due sacerdoti di Terra Santa: don Antonio Buso e don Sante Visentin, originari di quella città veneta. Questa dedicazione, molto solenne, ha visto la presenza del Patriarcato Latino, rappresentato da mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, di mons. Ilario Antoniazzi, Arcivescovo di Tunisi, di don Aldo Tolotto e di una delegazione di Jaffa di Nazareth, tra cui il parroco don Elias Tabban, il sindaco Omran Kananeh, Cesar Marjieh e fra Massud Abu-Hatum.

Accoglienza al Gambrinus e vista di San Polo di Piave

La delegazione di Terra Santa è stata accolta da mons. Marcuzzo a San Polo di Piave, al celebre ristorante Gambrinus, proprio accanto alla sua casa natale. Nel parco, abbellito di animali locali ed esotici, di granchi e anguille del ruscello Lia che ha proprio là la sua sorgente, è stato condiviso gioiosamente un pranzo, reso ancora più delizioso dai vini Prosecco e Raboso che rendono famosa quella regione.

Il sindaco, Diego Cenedese e il parroco, don Lucio della Fontana e un responsabile della pro loco Vinicio Cesana, hanno partecipato al pranzo e portato i saluti di benvenuto. Quest’ultimo ha poi fatto visitare alcuni punti interessanti della cittadina: la grande chiesa parrocchiale di san Paolo; il campanile (tra i più alti del Veneto); il castello Giol, antica villa veneziana e residenza di passaggio dei patriarchi di Aquileia.

Andando verso Oderzo (9 km) i fedeli di Jaffa hanno chiesto di passare per il piccolo santuario della “Madonna della fontanella o del Palù”, situato presso il luogo di nascita di don Sante di cui egli spesso aveva loro parlato.

Un nuovo libro su don Sante

In una sala della parrocchia di Oderzo è stato presentato il nuovo libro “Storia eccezionale di un prete normale, don Sante Visentin”, curato da Valeria Marin, nipote di don Sante. Il libro contiene molte foto, una biografia di don Sante, estratti dalle sue lettere, qualche suo scritto tra cui un catechismo, articoli di sacerdoti che l’hanno conosciuto.

Alla presentazione del libro, animata da mons. Piersante Dametto, parroco di Oderzo, e da mons. Pietro Mazzarotto, successore di don Sante come rettore dell’Istituto Missionario san Pio X, era presente la delegazione di Terra Santa e un buon numero di amici e parenti delle famiglie Visentin e Buso. La famiglia Visentin aveva dieci figli di cui tre sono diventati sacerdoti: Sante, Ovidio e Francesco. Quest’ultimo, salesiano, ancora vivente, non è riuscito a partecipare.

Anche un video è stato proiettato sulla vita e le avventure di don Sante, a partire dalle foto custodite dalla famiglia.

Messa e dedicazione di due strade

Nel parco Stella, all’incrocio di due strade, su di una pedana ben ornata a cura del Comune, è stata celebrata la messa presieduta dal vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, concelebrata dai due vescovi Marcuzzo e Antoniazzi, oltre che da una dozzina di sacerdoti tra cui Piersante Dametto, Pietro Mazzarotto, Aldo Tolotto, Giuseppe Camilotto, Giuseppe Querin, Elias Tabban, Massoud Abu Hatoum e altri.

Autorità civili e militari della città hanno assistito alla messa, primo fra tutti il sindaco, Pietro dalla Libera. Oltre a fedeli del luogo e parenti dei due sacerdoti, ovviamente, ha partecipato anche la delegazione di Jaffa al completo. La messa è stata animata da canti in italiano e in arabo, suscitando la meraviglia dell’assemblea.

Al termine della messa, come da tradizione, sono state scoperte le due targhe recanti i nomi di “Viale don A. Buso” e di “Viale don S.Visentin”, poi il taglio del nastro, i discorsi ufficiali e lo scambio dei doni. Una cena, abbondante e gioiosa, nella casa e nel giardino di Valentina Martin, ha chiuso la giornata.

Don Antonio Buso, nato a Oderzo nel 1912, è entrato nel seminario di Beit Jala nel 1935 e ordinato nel 1938. Dopo un anno come vicario a Fuheis e a Salt, divenne parroco di Ader e poi di Jifna e da ultimo, nel 1943, di Birzeit dove è rimasto fino al 1993. Nel 1971 il patriarca Beltritti gli conferì il titolo di canonico. È morto a Gerusalemme nel 1998 ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di Birzeit. Nei 50 anni a Birzeit ha costruito una magnifica grande chiesa, una scuola, la canonica e una casa per le suore del Rosario. Era di carattere gioviale, socievole e positivo. Dotato di buonsenso e di grande sapienza pastorale era amato e stimato da tutti. Era il riferimento di tanti, sacerdoti e laici, soprattutto nei momenti difficili. A Birzeit un complesso di abitazioni costruite dal patriarcato latino, con un centro sociale per anziani, porta il suo nome.

Don Sante Visentin, nato a Oderzo nel 1924, entrò nel seminario di Beit Jala nel 1937 e fu ordinato nel 1946. Ha servito per tre anni come vicario a Kerak, fu poi parroco a Smakiyeh e a Ajlun. Nel 1956 tornò in Italia per curarsi e fu nominato primo rettore dell’Istituto missionario san Pio X di Oderzo. Tornato in Terra Santa servì a Deir Rafat, Shefaamer e dal 1959 al 2002 come parroco a Jaffa di Nazareth. Vi costruì una bella chiesa (1988), decorata dal pittore Franco Michelini, una scuola, la casa per il parroco e una per le suore del Rosario. Nel 1996 gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Jaffa. Don Sante aveva una mentalità tradizionalista, rigorosa e severa. Ma certamente è stato un sacerdote zelante, del tutto distaccato dal denaro e dalle mondanità, stimato da tutta la popolazione. Morì nel 2004 e fu sepolto accanto alla chiesa di Jaffa di Nazareth. Il cui sindaco ha dichiarato che il suo Consiglio comunale ha già deliberato di dedicare la via della chiesa a don Sante Visentin.

Per completezza di informazione ricordiamo che il comune di Cornuda (Veneto) ha già dedicato una piazza alla memoria di don Silvio Bresolin parroco di Taybeh per 33 anni; e che la cittadina di Mansuè (Veneto) ha dedicato uno spazio pubblico a don Mario Furlan, fondatore della parrocchia di Zerka Nord e delle sue numerose opere.

Dal nostro corrispondente a Roma. Foto di T.C.

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