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Pubblicato il 22 Giu 2015 in Attualità locale, Politica e società, Slide

Grande manifestazione di arabi cristiani a Tabgha

Grande manifestazione di arabi cristiani a Tabgha

TABGHA – Più di 3 000 persone hanno manifestato ieri, domenica 21 giugno 2015, davanti al monastero benedettino sulla riva nord-ovest del lago di Tiberiade, a Tabgha, per protestare contro l’incendio criminale compiuto ai danni del santuario cristiano giovedì scorso.

L’attacco dalle motivazioni razziste ha avuto luogo giovedì scorso, la polizia israeliana continua a cercare i delinquenti. I manifestanti che hanno sfilato portando bandiere del Vaticano ed esibendo delle croci hanno chiesto alla polizia e al governo di fare tutto il necessario per trovare i colpevoli e condurli davanti alla giustizia.

Da parte sua, Dom Gregory Collins, padre Abate dell’Abbazia benedettina della Dormizione – casa madre del monastero di Tabgha – ha invitato i cristiani a rispondere in modo cristiano: “Alcune notti fa, diceva, qui abbiamo subito un duro attacco. Un fuoco che ha messo in pericolo le vite umane. Tutti i residenti nell’area dovrebbero protestare contro questo atto. Ma noi siamo cristiani e dobbiamo reagire in quanto cristiani”.

Ha poi proseguito dicendo: “Siamo nel luogo in cui Cristo ha compiuto suoi miracoli, in questa casa vengono accolti monaci malati da anni. Noi sostituiremo il fuoco distruttivo dell’incendio con quello dell’Amore e del Perdono di Dio”.

Rivolto ai media, Sua Beatitudine il Patriarca latino Emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, ha dichiarato: “Lo Stato deve conoscere il suo dovere, i responsabili devono fare il loro dovere. Se il governo fosse stato serio a perseguire gli ultimi attacchi contro le istituzioni cristiane e musulmane, questi attacchi non si sarebbero ripetuti. Noi non chiediamo nessuna protezione né all’interno né all’esterno. Noi non siamo dei minorenni. Lo Stato, lui sì, è come un minorenne incapace di compiere il suo dovere verso i suoi cittadini. Un incendio di questo tipo non avrebbe potuto aver luogo in un altro paese senza l’intervento immediato dello Stato per trovare e punire i criminali. Qui, lo Sato conosce i criminali e non fa nulla”.

Descrivendo infine la posizione cristiana riguardo questi avvenimenti, il Patriarca Emerito ha detto: “Noi restiamo cristiani, il nostro principio è l’Amore, cioè vedere il volto di Dio in ogni uomo: ebrei, drusi, musulmani e cristiani. Ma se ci si vuole mettere allo stretto con queste azioni, la nostra risposta è che noi resteremo qui, queste pressioni ci importano poco, noi non perderemo la speranza poiché la nostra speranza è in Dio e non negli uomini”.

L’incendio ha colpito il monastero di Tabgha giovedì scorso, di prima mattina. I danni sono immensi. La polizia israeliana ha trovato sui muri dei graffiti in ebraico che invitavano a sterminare “gli idolatri”, una espressione usata qui dagli attentatori per indicare i cristiani.

La chiesa di Tabgha era stata oggetto di un altro attacco nello scorso aprile. Gli autori: dei coloni ebrei fondamentalisti che si firmano con il nome di “Prezzo da pagare” e che perseguono una politica violenta attaccando obiettivi palestinesi e talvolta attaccando lo stesso esercito israeliano quando lo stato decide di prendere qualche misura giudicata dai coloni una minaccia per le colonie. Questi attacchi vengono effettuati colpendo proprietà palestinesi (case, automobili, alberi) così come contro istituzioni cristiane o musulmane. Purtroppo, raramente questi atti sono bloccati e condannati dalle autorità israeliane.

Fonte: abouna.org e ynetnews

Fotos: Bokra

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