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Pubblicato il 25 Giu 2015 in Attualità locale, Politica e società, Slide

Gerusalemme nel mese di Ramadan

Gerusalemme nel mese di Ramadan

GERUSALEMME – Il Ramadan, mese di digiuno per i musulmani, è cominciato da più di una settimana. Gerusalemme, terzo luogo santo dell’Islam, cambia faccia durante questo mese di preghiera. Le strade sono illuminate a festa e piene di pellegrini, molti arrivano dalla Cisgiordania grazie ai numerosi permessi concessi dall’esercito.

Dal 18 giugno, come da tradizione, un colpo di cannone a salve, attorno alle 4 del mattino, annuncia l’inizio del digiuno; il medesimo cannone, poco prima delle 8 di sera, ne notifica la conclusione accordando il permesso di mangiare e bere. La strade, piene di gente la mattina e la sera, si vuotano nel pomeriggio anche a causa delle ore calde. Similmente, i fruttivendoli, molto attivi nella mattina, lasciano il posto ai fornai, ai pasticcieri, ai venditori di carne cotta sui barbecue così da consentire a chi digiuna di avere tutto pronto al termine di una lunga giornata senza mangiare e bere.

Però le strade non si riempiono solamente nelle ore del mercato: la grande preghiera di venerdì 19 giugno ha attirato sulla Spianata delle moschee tantissimi fedeli. Una guerra di numeri tra le autorità islamiche e la polizia fa ondeggiare la cifra fra gli 80 e i 200 mila intervenuti. Più della metà venivano dalla Cisgiordania. In effetti l’esercito israeliano ha concesso quest’anno un gran numero di permessi altro fatto raro: tra i 500 e gli 800 abitanti della Striscia di Gaza sono stati autorizzati a uscire per visitare la Città santa (al momento però, per quanto riguarda il prossimo venerdì 26 giugno, questi permessi da Gaza sono stati sospesi).

La difficile questione dei permessi

Per molti di loro sono talvolta necessarie ore per attraversare i check-point e percorrere i pochi chilometri che li separano da Gerusalemme, ma l’emozione è grande al pensiero di rivederne le mura e giungere alla moschea di Al-Aqsa e alla Cupola della Roccia. C’è però un’ombra in tutto ciò: solo chi ha compiuto quarant’anni può ottenere il permesso. L’emozione nasconde allora il dispiacere di non poter fare il pellegrinaggio coi propri figli.

Per lo sceicco Azzam al-Khatib, direttore generale del Waqf, l’ente gestore di Al-Aqsa, tutto ciò non è sufficiente: “Tutti i palestinesi dovrebbero essere messi in grado di entrare in città in tutta libertà e e pregare alla Moschea”.

Questo problema delle autorizzazioni ricorre ogni anno tanto per i musulmani quanto per i cristiani in occasione della Pasqua. Resta che di anno in anno i permessi accordati aumentano e ciò è lodevole. Ma lo stesso molti, giovani e anziani, sognano di poter vedere la Città santa ed entrarvi liberamente.

Venerdì prossimo un nuovo fiume di fedeli si recherà sulla Spianata. Forse meno di venerdì scorso, infatti, a causa di incidenti tra polizia e alcuni giovani, l’esercito ha annunciato di voler ridurre il numero dei permessi.

Pierre Loup de Raucourt

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