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Pubblicato il 26 Giu 2015 in Vita spirituale, Voce dei preti

Festa degli apostoli Pietro e di Paolo e 13esima domenica dell’anno B

Festa degli apostoli Pietro e di Paolo e 13esima domenica dell’anno B

Pietro e Paolo a Roma

Non è Roma la capitale della cristianità ma bensì Gerusalemme, madre e cuore di tutte le chiese. Essa è “la città del gran Re”: la città della Redenzione, della Risurrezione, dell’Ascensione e della Pentecoste, data di nascita della Chiesa. Il primato di Pietro è conferito da Gesù a Cesarea di Filippo, e Paolo non è che “uno schiavo o un servo di Gesù Cristo”, e non “il fondatore”del cristianesimo, come vorrebbero sostenere, senza alcun argomento valido, certi razionalisti e alcuni non cristiani, soprattutto gli appassionati di Torah e di Shari’ah, che si sentono offesi dalle posizioni paoline anti-legaliste, posizioni ancora più “odiose” in quanto sostenute da un esperto ex-fariseo!

San Pietro visitò Roma e vi fu martirizzato!

A suo tempo, già lo storico protestante Harnack ha avuto l’onestà di ammetterlo. L’archeologa italiana Margherita Guarducci, nel suo libro magistrale “Le chiavi sulla pietra”, ha dimostrato in modo che non poteva essere più scientifico e chiaro l’autenticità della tomba di San Pietro in Vaticano. Se la Chiesa cattolica, già con Pio XII, ha ritardato la pubblicazione della scoperta della tomba di Pietro – per ragioni ecumeniche e per non urtare la suscettibilità di alcuni non cattolici – la verità non poteva rimanere nascosta troppo a lungo . Tanto più che la verità non si oppone affatto alla carità. San Paolo lo ha scritto chiaramente agli Efesini e gli altri cristiani: agiamo “secondo verità nella carità” (4, 15).

Durante”l’anno di san Paolo”, col grande Benedetto XVI, fuori delle mura di Roma è stata scoperta anche la tomba di san Paolo “l’apostolo delle nazioni”.

San Pietro, nella sua prima lettera (5, 13) parla di “colui che è stato eletto in Babilonia”; allude in questo modo alla chiesa di Roma, da dove egli scriveva, con il suo “figlio” spirituale san Marco. Ireneo di Smirne e altri padri della Chiesa, come pure autori arabi tra i quali Al Mass’oudyy, riconoscono senza alcun dubbio questo dimorare a Roma del principe degli apostoli.
E la festa del 29 giugno? Sembra che la Roma pagana celebrasse in quel giorno i gemelli fondatori dell’Urbe, Romolo e Remo. La Chiesa, nella sua saggezza materna, ha pensato bene di sostituirli con i santi apostoli martiri, fondatori della “santissima chiesa dei romani, degna di ogni lode, luce di tutte le chiese sotto il sole” (san Sofronio, patriarca di Gerusalemme), questa chiesa di Roma “che presiede la fraternità nella carità” (Sant’Ireneo).

“Libertà amata” o “libertà della carne”?

L’apostolo Paolo ha avvisato i Galati, antenati dei Galli! E lo fa ancora oggi, soprattutto dopo l’approvazione trionfale del “matrimonio gay” – che comunque non è un matrimonio checché se ne dica! – Ecco l’avvertimento apostolico sempre valido: “Che la libertà non divenga un pretesto per la carne! “(Gal 5, 13). Da qualche decennio, probabilmente in modo più decisivo dopo il 1968, è stata promossa la “libertà” dei costumi, in particolare a partire dalla “rivolta studentesca”, da pensatori come Marcuse o Cohen-Bendit. Unioni, ancora eterosessuali, venivano promosse senza alcun patto matrimoniale, dapprima eliminando il matrimonio in chiesa, poi anche evitando le unioni civili, davanti al sindaco. La “carne” prende il sopravvento, disprezzando “qualsiasi fede e qualsiasi legge”. Dopo la legalizzazione dell’aborto (per non parlare di contraccettivi sospetti e pericolosi), ecco non solo il matrimonio gay ma anche la negazione della diversità di genere, attribuendo quest’ultima alla scelta individuale!
La “libertà”, boia del Cristianesimo e dell’umanità! Ma in Oriente, nel mondo islamico, la libertà viene sacrificata sull’altare della “religione” e della “morale”: non c’è libertà religiosa per i Musulmani (anzi, nessuno dei loro paesi ha votato a favore del numero 18 della Carta dei diritti umani, tranne la Tunisia di Burghiba); una donna musulmana non è libera di sposare un non musulmano, questi deve passare all’islam se la vuole in isposa; i non musulmani non sono autorizzati ad annunciare la loro fede ai musulmani a differenza di questi che si permettono di islamizzare … per non parlare della mancanza di libertà civile e politica in Medio Oriente e Africa del Nord, ad esempio.

La libertà vera
Siamo davvero liberi se facciamo la verità; siamo liberi quando dominiamo i nostri istinti. Questa è senza dubbio la «libertà dei figli di Dio”!
Padre P. Madros