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Pubblicato il 27 Giu 2015 in Diocesi, Notizie della diocesi, Politica e società, Slide

Firma dell’accordo globale tra Santa Sede e Stato di Palestina

Firma dell’accordo globale tra Santa Sede e Stato di Palestina

ROMA – Venerdì 26 giugno 2015 è una data storica, perché in questo giorno, nel cuore della Città Eterna, in Vaticano, la Santa Sede ha firmato con lo Stato di Palestina il loro Accordo globale sulla vita e la attività della Chiesa in Palestina.

L’accordo globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina è stato firmato in Vaticano alle 10 di mattina del 26 giugno 2015. Un accordo che conferirà uno statuto legale più solido alla Chiesa e alla sua azione in Palestina, rendendo i suoi servizi più efficienti per quella società.
In rappresentanza della Chiesa locale, Sua Beatitudine Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme, si è recato a Roma per partecipare alla cerimonia della firma. Mons. Twal è stato invitato dalla Segreteria di Stato di Sua Santità Papa Francesco, nella sua qualità di Presidente dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa.
Erano anche presenti alla cerimonia ufficiale, mons. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e Riad Al-Malki, ministro degli Esteri palestinese, l’arcivescovo Antonio Franco, Nunzio Apostolico, e l’Arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, Delegato Apostolico a Gerusalemme e Palestina. Per la Palestina hanno assistito alla firma il suo rappresentante presso la Santa Sede e, tra gli altri, i sindaci di Betlemme e Ramallah.
Il capo della diplomazia vaticana, monsignor Gallagher ha precisato che “i cattolici non vogliono alcun privilegio, se non quello di continuare a collaborare con i loro cittadini per il bene della società.” Egli ha anche osservato che “la Chiesa locale, che è stata coinvolta nei negoziati, è soddisfatta del risultato ed è contento di vedere consolidati i suoi buoni rapporti con le autorità civili”.
La firma ormai prossima di questo accordo, era stata annunciata dalla Santa Sede lo scorso 13 Maggio 2015, senza però specificare una data ufficiale. Questa notizia, diffusa alcuni giorni prima della canonizzazione delle due religiose palestinesi, ha provocato reazioni da parte israeliana, a causa dell’utilizzo – la prima volta in un documento ufficiale della Santa Sede – dell’espressione “Stato di Palestina”.
In effetti, il Vaticano ha iniziato ad utilizzare questa espressione dopo che l’ONU ha riconosciuto la Palestina come Stato Osservatore non membro.
Questo accordo globale è il risultato dell’accordo fondamentale che la Santa Sede ha firmato con l’Olp nel 2000, frutto a sua volta delle relazioni ufficiali iniziate tra le due entità nell’ ottobre del 1994. L’accordo globale completa dunque l’accordo fondamentale del 2000.
In un articolo pubblicato sul nostro sito un paio di settimane fa, avevamo citato mons. Camilleri, che senza svelare l’accordo, ancora non reso pubblico, ne ha presentato gli aspetti principali. Il preambolo e il primo capitolo del testo si concentra sui principi e le norme fondamentali che garantiscono un quadro di collaborazione tra le due parti. “Vi si esprime, ad esempio, il nostro desiderio di vedere una soluzione per la questione palestinese e per il conflitto tra Israeliani e Palestinesi nel quadro di una soluzione a due Stati e delle risoluzioni della comunità internazionale”. Segue un secondo capitolo “molto elaborato e dettagliato” sulla libertà religiosa e di coscienza. Poi ci sono altri capitoli sui diversi aspetti della vita e dell’attività della Chiesa nei territori palestinesi: la sua libertà di azione, il suo personale, la sua giurisdizione, lo stato dei luoghi di culto, la tutela della le sue attività sociali e caritative e il diritto di promuovere i suoi mezzi di comunicazione. Un capitolo è dedicato alle questioni fiscali e di proprietà, dice il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati al quotidiano della Santa Sede. Egli ha poi ha ricordato “il valore unico” di un simile accordo, che “riguarda la presenza della Chiesa nella terra in cui è nato il Cristianesimo”.
Nella stessa intervista rilasciata all’Osservatore Romano, il vescovo Camilleri ha spiegato che “grazie alla presenza della Chiesa nella terra in cui è nato il cristianesimo, l’accordo ha un valore e un significato molto speciale”.
Firas Abedrabbo e Radio Vaticana

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