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Pubblicato il 3 Ago 2015 in Attualità locale, Politica e società, Slide

Frate Pizzaballa: «Non abbandoniamo la Terra Santa!»

Frate Pizzaballa: «Non abbandoniamo la Terra Santa!»

GERUSALEMME – Da qualche tempo, soprattutto a causa della paura generata dalle guerre in Medio Oriente e dagli attacchi terroristici da parte di gruppi fondamentalisti in Occidente, i pellegrinaggi in Terra Santa stanno vivendo un drammatico declino. Si stima che solo per quanto riguarda il flusso dall’Italia, nel giro di un anno, è stato registrato un calo del 40%. Nonostante alcuni segnali di ripresa, la paura di visitare questa terra benedetta resta elevata. Il Custode di Terra Santa, ha invitato i pellegrini a non abbandonare la Terra Santa.

Da qualche tempo, soprattutto a causa della paura generata dalle guerre in Medio Oriente e dagli attacchi terroristici da parte di gruppi fondamentalisti in Occidente, i pellegrinaggi in Terra Santa stanno vivendo un drammatico declino. Si stima che solo per l’Italia, nel giro di un anno, è stato registrato un calo del 40%. Nonostante alcuni segnali di ripresa, la paura di venire in questa terra benedetta resta elevata.

Sapendo interpretare le voci delle diverse comunità cristiane che vivono in Israele e in Palestina, io vi vorrei dire: «Non abbandoniamo la Terra Santa!». Non vi è alcuna ragione valida per non recarsi in pellegrinaggio nei Luoghi Santi. La sicurezza nei santuari e nelle aree frequentate dai pellegrini è garantita. E noi cristiani di Terra Santa, abbiamo bisogno più che mai della presenza e del sostegno di pellegrini che giungono da ogni parte del mondo per pregare qui.

Vivere da cristiani in Terra Santa significa avere una vocazione particolare e universale. Qui la Chiesa latina è essenzialmente composta da tre gruppi: la comunità dei cristiani arabi locali, ossia l’antico gruppo di palestinesi originari di questi luoghi, che incarna la presenza cristiana tradizionale; ci sono i qehilà di lingua ebraica, una nuova chiesa in fermento che riunisce, tra le proprie specificità, ebrei messianici e cattolici che celebrano la liturgia in ebraico; e poi c’è la comunità internazionale, che comprende molti lavoratori stranieri, soprattutto filippini, sudamericani e indiani, residenti permanentemente in Terra Santa, insieme ad alcuni altri gruppi di diversa provenienza che, per vari motivi e con ruoli diversi, trascorrono periodi più o meno lunghi qui. Oltre alla Chiesa latina vivono e operano qui molte altre importanti realtà cristiane, tra cui principalmente la Chiesa greco-ortodossa, la Chiesa armena e la Chiesa copta. All’interno del mondo cattolico in sé, ci sono molti gruppi con diversi riti latini.

Gerusalemme e i luoghi santi cristiani rimangono fino ad oggi un segno fondamentale della fede, la testimonianza di vita, morte e risurrezione di Gesù, che in questo luogo particolare, sono una realtà di fatto. Tutti i cristiani, anche i più lontani, guardano alla Terra Santa per trovare in questi segni le loro radici e il vero significato della loro missione nel mondo. In Terra Santa, si può leggere la vita di Gesù, alla scuola del Vangelo. Qui si può imparare a guardare, ascoltare, meditare, godere del silenzio per cogliere il senso profondo e misterioso del suo passaggio. L’ambiente che circonda la sua permanenza tra noi ci porta in luoghi, costumi, colori, profumi: gli stessi che Gesù ha conosciuto quando si è rivelato al mondo.

È vero che qui i cristiani di Terra Santa sono sempre stati una minoranza, sono sì una presenza discreta ma dal cuore ardente, e non sono mai scomparsi. Loro sono chiamati a dare testimonianza di fede, ad essere una presenza viva, appassionata della propria storia e delle idee, che non temono i cambiamenti e gli incontri nella diversità, ma piuttosto sono aperti, pacifici, sereni, gratuiti, positivi e, allo stesso tempo, chiari, radicati nel loro senso di identità e di appartenenza, una forza propositiva per il futuro, consapevole nel volere conservare i luoghi santi, e nell’essere i custodi della tradizione e della memoria di tutta la cristianità.

Per preservare questa presenza (e possibilmente rafforzarla), io invito ancora una volta le diocesi, le parrocchie e i movimenti a non abbandonarci, e a lavorare anche in modo che un pellegrinaggio in Terra Santa possa essere una testimonianza di pace e dialogo. Sono convinto che questo appello sarà accolto da molti cattolici italiani (e non solo) che portano nel loro cuore la Terra Santa. E presto, nelle strade che Gesù ha percorso, si potrà nuovamente far crescere la presenza di coloro che si mettono in cammino per incontrare Colui che è venuto a salvarci.

Pierbattista Pizzaballa, OFM

Custode di Terra Santa

 

Fonte: Terrasanta.net