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Pubblicato il 7 Ago 2015 in Attualità dal Medio Oriente, Chiesa, Patriarca, Politica e società, Slide, Viaggi FT, Voce del Santo Padre

La vicinanza del Papa con i profughi iracheni in Giordania

La vicinanza del Papa con i profughi iracheni in Giordania

 

 

GIORDANIA – Mons. Nunzio Galantino, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, si trova in Giordania, a fianco del Patriarca latino di Gerusalemme, SB mons. Fouad Twal e di mons. Maroun Laham, vicario patriarcale per la Giordania, per esprimere la solidarietà della Chiesa e di papa Francesco agli 8000 rifugiati cristiani iracheni che vi si trovano dall’anno scorso.

Torniamo a un anno fa, la notte tra il 6 e il 7 agosto 2014. Dopo la presa spettacolare di Mossul alcune settimane prima, i jihadisti dello stato islamico si impossessavano senza colpo ferire della Pianura di Ninive, nel nord dell’Iraq. Questa avanzata fulminea dell’Isis portò decine di migliaia di cristiani sulle strade dell’esodo. Nel giro di una notte, la Piana di Ninive fu svuotata della sua bimillenaria presenza cristiana.

Molti di questi cristiani hanno trovato rifugio nel Kurdistan, una regione autonoma nel nord dell’Iraq; altri 8.000 hanno raggiunto la Giordania. Al solo scopo di incoraggiarli e dimostrare la solidarietà della Chiesa, il Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino si è recato sul posto, su invito del Patriarca latino di Gerusalemme, SB mons. Fouad Twal, e del vicario patriarcale per la Giordania, mons. Maroun Laham. Era presente anche il patriarca di Babilonia dei Caldei, SB mons. Louis Raphael Sako.

 

Vicinanza del Papa e appello alla comunità internazionale

 

Mons. Galantino, che visiterà diversi centri di accoglienza dei rifugiati, tra cui quella della Caritas, è anche latore di una lettera di papa Francesco, nella quale il Santo Padre esprime la sua sollecitudine e la vicinanza a questi profughi cristiani, «vittime del fanatismo e dell’intolleranza». Questo dramma si svolge «sotto gli occhi e il silenzio di tutti», come ancora una volta deplora il Papa, che ha più volte protestato contro le persecuzioni che colpisce le minoranze religiose, e i cristiani in particolare. Questi cristiani, eppure lui dice «sono i martiri del nostro tempo, umiliati e discriminati a causa della loro fedeltà al Vangelo». Papa Francesco rinnova ancora l’appello già lanciato alla comunità internazionale, quella di non rimanere «in silenzio e inerti», di fronte a questi crimini.

Il Papa, in questa stessa lettera, desidera ringraziare la comunità che li sostiene: «Voi annunziate la Resurrezione di Cristo, condividendo il dolore con l’assistenza e la solidarietà» ai rifugiati. «Con il vostro servizio fraterno, voi curate le sofferenze che rischiano di soffocare la speranza di queste migliaia di profughi ed illuminate questo momento così scuro della loro esistenza».

Queste parole di incoraggiamento rallegrano mons. Laham: «La Chiesa non dimentica sui figli, anche se la comunità internazionale è inerte, se non complice. Senza gli Stati Uniti e altri paesi, non ci sarebbe stato alcun Isis», dice il Vicario patriarcale per la Giordania.

 

Una situazione sempre più insostenibile

 

La situazione dei rifugiati non è felice in Giordania, lui ricorda. Il paese, che accoglie pertanto 8000 cristiani iracheni, è anche sede di oltre un milione di siriani. Questi ultimi «cominciano ad essere mal visti a causa del loro grande numero e del lavoro al nero che fanno», dice mons. Laham. «Gli iracheni sono ben accolti dalla popolazione cristiana, ma stanno cominciando a sentire la fatica. Entrambi riescono a integrarsi nella società. Essi non possono lavorare, altrimenti perdono il loro status di rifugiati e gli aiuti conseguenti».

La Chiesa e le sue varie organizzazioni, tra cui la Caritas, sono in prima linea nell’accoglienza e nell’aiuto di questi profughi. «La Chiesa provvede al cibo per molti siriani, iracheni e si occupa di alloggio, acqua, elettricità, cure mediche, ecc.», ha detto l’Arcivescovo Laham, aggiungendo: «La Caritas dipende dalla dell’aiuto ricevuto dalla Caritas del mondo. Se si taglia questo aiuto, si crea una catastrofe».

Manuella Affejee