Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 8 Set 2015 in Attualità locale, Diocesi, Politica e società, Scuole, Slide

Protesta delle Scuole cristiane a Gerusalemme

Protesta delle Scuole cristiane a Gerusalemme

GERUSALEMME – Questa domenica hanno dimostrato le scuole cristiane di Gerusalemme. Tutte le altre scuole arabe del paese, da lunedì, si uniranno a questo sciopero, a tempo indeterminato, in segno di solidarietà.

Gli studenti e le loro famiglie, insegnanti, rappresentanti cattolici e musulmani, sindaci della Galilea, membri arabi della Knesset: tutti si sono riuniti, in circa 6000, dalla Galilea e da Gerusalemme, questa domenica, di fronte agli uffici del Primo ministro Benjamin Netanyahu, per dire “no” alla politica “discriminatoria” del governo israeliano verso le scuole cristiane. Queste scuole, a causa delle restrizioni di bilancio, sono in sciopero ad oltranza, dal 1° settembre.

Diritto, non «carità»

«È un diritto che chiediamo, non l’elemosina!». Ha esclamato Ayman Odeh, membro musulmano della Knesset, di fronte alla folla dei manifestanti. «Noi non vogliamo mangiare le briciole che cadono dalla tavola dei ministri», ha continuato, riferendosi all’episodio evangelico della donna cananea (Mt 15). La parità di diritti è infatti una delle principali richieste delle Scuole cristiane, in particolare in quanto possono vantare di risultati eccellenti. Circa il 34% degli studenti arabi che prendono corsi all’università provengono da scuole cristiane, mentre queste rappresentano solamente il 4% del settore scolastico arabo. «La stragrande maggioranza degli arabi che lavora nel campo dell’alta tecnologia in Israele proviene da queste stesse scuole che il governo cerca di paralizzare», ha detto Ayman Odeh. «Non possiamo pretendere di parlare di sviluppo e parità, da un lato, e minacciare le scuole che riescono, d’altro», ha aggiunto.

La mobilitazione si intensifica

Le Scuole cristiane, chiamate «riconosciute, ma non pubbliche», esigono il finanziamento governativo di 200 milioni di shekel ($ 50 milioni), al fine di far fronte alle restrizioni di bilancio in vigore da 2 anni. Il ministero israeliano della Pubblica istruzione propone, dal canto suo, un finanziamento massimo di 20 milioni di shekel ($ 5.000.000). Proposta inadeguata e inaccettabile per queste scuole, sull’orlo dello soffocamento economico. Più determinate che mai, affermano che la mobilitazione continuerà, costi quel che costi, e si intensificherà, fino a quando non saranno soddisfatte le loro richieste.

Nel frattempo, il movimento si sta diffondendo: tutte le scuole arabe in Israele – che rappresentano quasi 450.000 studenti – hanno annunciato a loro volta di voler aderire allo sciopero per solidarietà con le scuole cristiane. Infine, ricordiamo che un ulteriore incontro tra il Ministero e l’Ufficio delle Scuole cristiane è in programma mercoledì, 9 settembre.

 

Manuella Affejee con Haaretz