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Pubblicato il 10 Set 2015 in Slide, Vita spirituale, Voce dei preti

Omelia della 24esima domenica dell’anno B

Omelia della 24esima domenica dell’anno B

“Tu sei il Messia!”, ma perché e come?

(Is 50, 5-9; Giac 2, 14-18; Mc 8, 27- 35)

Gesù di Nazareth, figlio di Maria, interroga i suoi apostoli. Anche a noi, oggi, pone la medesima domanda: “Voi, chi dite che io sia?” (Mc 8,29, come nel siriaco). La Bibbia di Gerusalemme traduce in francese, “Per voi, chi sono io?”. Questo “per” intende l’opinione ma anche l’atteggiamento, la posizione da prendere, il rapporto esistenziale con Gesù, l’influenza o il cambiamento che realizza nel cuore e nelle vite. “Per” Maria e Giuseppe: è il Figlio amato e impareggiabile; “per” gli apostoli e i discepoli è “il Maestro”; “per” i malati è il “taumaturgo”; “per” gli scribi e i farisei è il rivale e l’avversario; “per” Pilato è il capro espiatorio che paga il prezzo della “politica” (come la maggioranza dei nostri popoli contemporanei!); “per” Giuda: una fonte di guadagno! E per noi: il Messia atteso, il Salvatore e Signore, con tutte le conseguenza per lui e per noi…

Ma molti altri non ci sentono da quest’orecchio!

Molti Ebrei accetterebbero Gesù come Messia se non avesse sofferto e soprattutto se non fosse stato crocifisso! Hanno ribrezzo ad associare al Messia il testo di Isaia 53 (la prima lettura) circa il Servo sofferente di Yahweh. Il pensiero islamico si accoda al pensiero ebraico nello stesso senso. Ma allora chi è questo servo (minuscolo, stavolta)? Molti commentatori Ebrei preferiscono identificarlo col popolo ebreo, collettivamente. Ma, se è così, chi è il “noi” che si distingue da “lui”, cioè dal servo sofferente?

“Disprezzato …e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti…(Is 53, 3-5).

“Per” gli Ebrei messianici, Gesù è il Messia che ha adempiuto le profezie, il Salvatore, ma non è il Signore. Ora, come può un semplice uomo salvare tutti gli altri? Potrebbe sembrare anche che essi vogliano recidere il rapporto tra Cristo e la Chiesa, sua sposa.

Per i Musulmani, (tranne che per la setta Ahmadyyah che attribuisce il titolo di “Masih” al loro fondatore Mirza Ghoulam Ahmad e ai suoi successori!), il Messia riceve un altro nome: “Issa” al posto di “Yashou” o “Yassu”, probabilmente dal peggiorativo “Esau” (in ebraico «עשו Issau», al posto del greco «Ιησους» Iesus). Su “Figlio di Maria” invece, sono d’accordo tutti, però con riferimento a Maria “la sorella di Aronne” e “figlia di Amram”. Si tratta dunque di un caso di confusione tra Maria, la sorella di Aronne e Mosè da un lato, e la Santa Vergine Maria, con lo scarto, tra l’altro, di dodici secoli.

Per i Musulmani poi, Gesù non è né salvatore (il che svuota il termine “messia” dal suo significato) né signore. Malgrado un certo onore popolare, il mondo musulmano, nel Corano non ha adottato nessun insegnamento di Cristo. San Giacomo (2, 14-18) dirà: fede senza le opere! Sì, “Issa” è da ammirare , ma non da imitare! Il “bell’esempio” dei Musulmani è tutt’altro personaggio di cui molte azioni contrastano quelle di Gesù.

Antonio Socci, un autore italiano contemporaneo, un giornalista (una volta tanto!), nel suo libro “Guerra contro Gesù”, segnala il pericolo di una visione “islamizzante” di Cristo da parte dei “cristiani” che, progressivamente e inconsciamente forse, finiscono per “squalificarlo”, eliminando dalla sua persona la natura divina, e togliendo dalla sua condotta il carattere di modello e dai suoi insegnamenti il loro valore assoluto, “relativizzandoli” sullo stampo dei nostri desideri, delle nostre tendenze e delle nostre debolezze, come Benedetto XVI ripeteva spesso.

Conclusione: “per” noi, tu sei il Salvatore e Signore anche quando i tuoi insegnamenti ci piacciono poco!

Mi verrebbe da dire: soprattutto quando i tuoi insegnamenti ci disturbano, è la prova che vengono dall’alto: più sublimi dei nostri interessi e delle nostre passioni, più limpidi dei nostri calcoli, più grandi delle nostre piccolezze, più universali dei nostri particolarismi, infinitamente più diritti delle nostre curve e delle nostre piroette. Abbiamo l’onestà di non “creare un Gesù a nostra immagine e somiglianza” come diceva Voltaire a proposito di Dio che ha creato l’uomo in questo modo “e questi lo ha ben ricompensato”!. Al contrario: riconosciamo la differenza “salvifica” di Gesù: una differenza che ha cambiato la storia e ne resta il centro!

Padre Peter Madros