Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 15 Ott 2015 in Attualità locale, Politica e società, Slide

I Cristiani di Gerusalemme di fronte alle tensioni crescenti

I Cristiani di Gerusalemme di fronte alle tensioni crescenti

GERUSALEMME – In questi ultimi giorni, la situazione in Israele e nei Territori palestinesi ha continuato a peggiorare. In Città vecchia a Gerusalemme, gli attacchi recenti muovono reazioni diverse tra gli abitanti del quartiere cristiano. Reportage.

La Città vecchia di Gerusalemme, importantissimo luogo turistico e religioso, è stranamente deserta in questi giorni. La tensione è palpabile: il suono delle sirene fa eco agli elicotteri che sorvolano quotidianamente la città. Soldati israeliani sono appostati a ogni incrocio, fotografati dai giornalisti. Qualche raro commerciante ha aperto il suo negozio e attende i clienti seduto su una seggiola.

La paura e l’incertezza

La maggioranza ha paura, paura di uscire, di lavorare, di non poter rientrare a casa alla sera. Soprattutto c’è preoccupazione per i bambini: “In questo momento, i miei figli non prendono i mezzi pubblici, io li accompagno con l’auto alla mattina e vado a prenderli alla sera”, ci confida Hanna*, un artigiano del quartiere cristiano. Egli ha conosciuto la prima Intifada, ma era all’estero durante la seconda. La violenza che cresce lo inquieta. Per lui non si può prevedere chi sarà la prossima vittima. Chiude più tardi il suo negozio “per incrociare meno persone nelle strade”. Anche circolare in città diventa una prova: “Per strada, tutti sono circospetti, ci si gira per vedere se tutto va bene”. Questa paranoia ambientale preoccupa più di uno. Però certuni non mostrano di essere altrettanto ansiosi, Elias* ad esempio, un commerciante di 45 anni: “In passato, ho visto di peggio, quel che succede attualmente somiglia alla situazione dell’anno scorso, per me, non è una intifada”.

Gerusalemme ha bisogno di pace

Quanto tempo durerà questa ondata di violenza? Questa domanda ha una risposta unanime: tanto tempo quanto quello del tentativo degli israeliani di salire sulla spianata delle moschee. Per Jerias*, un uomo di 62 anni che non ha mai lasciato Gerusalemme: “Se ciascuno rispetta i luoghi di culto, le tensioni si appianeranno”, opinione questa condivisa da Abd Al-Maseh*: “Se ci sono tensioni è perché gli israeliani entrano in Al Aqsa senza rispetto. Io non sopporterei che qualcuno entrasse al Santo Sepolcro in quel modo. Spero che gli attacchi finiscano, abbiamo bisogno di pace a Gerusalemme”.

Molti sono stufi di questo conflitto che complica notevolmente la loro vita quotidiana. Molti gruppi palestinesi avevano promosso una “giornata della rabbia” martedì 13 ottobre; alcuni commercianti, temendo tumulti, hanno tenuto chiuso il loro negozio.

I pellegrini non rischiano nulla

Chi conosce la Città vecchia ricorda che pellegrini e turisti non sono colpiti da questi attacchi: “Qui noi viviamo di turismo e di pellegrinaggi, essi non rischiano nulla”. Per Jerias* anche se ci sono meno turisti, non rischiano nulla, e saranno sempre ben accolti. Hanna* aggiunge che anzi è una opportunità per i pellegrini avere più tempo per visitare i luoghi santi, meno affollati. Secondo lui, la Chiesa dovrebbe incoraggiare i pellegrini a venire, poiché “Quelli che attaccano, sanno chi possono attaccare o meno”.

In una recente intervista, il Nunzio apostolico in Terra Santa, mons. Lazzarotto ricordava che la presenza dei pellegrini è importante, poiché essa esprime solidarietà e vicinanza coi cristiani di questa terra. Anche se nessun incidente ha coinvolto i pellegrini, resta sempre cosa consigliabile preparare il pellegrinaggio fidandosi di agenzie esperte.

Calixte Des Lauriers e Thomas Charrière

*i nomi delle persone sono stati cambiati