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Pubblicato il 27 Ott 2015 in Attualità locale, Diocesi, Politica e società, Slide

Il Pimpa dissemina il sorriso nella striscia di Gaza

Il Pimpa dissemina il sorriso nella striscia di Gaza

 

GAZA – I lettori più attenti del nostro sito, ricorderanno il claun Pimpa, Marco Rodari. Da diversi anni ha stretto un’amicizia speciale con la nostra parrocchia più tribolata. L’anno scorso si trovò a Gaza durante la guerra. Quest’anno è ritornato per restarvi un tempo più lungo, ben tre mesi, durante i quali ha acceso tanti sorrisi. Ecco le sue parole.

 

Cosa si prova ad entrare a Gaza?

L’incontro con Gaza, non è mai banale, c’è il sorriso di migliaia di bambini che spunta assieme a quei visi furbi di chi davvero ha imparato dalla vita ad arrangiarsi fin da piccolo, c’è il detto “beeti beetak” (casa mia è casa tua), che è una regola d’onore nel mondo arabo, soprattutto qui a Gaza dove l’incontro reale con uno straniero e vissuto come un momento di vera festa fraterna. Oltre a questo c’è la mancanza di libertà, di corrente elettrica, di un’abitazione degna d’essere abitata; la mancanza di un lavoro vero, di un progetto per il futuro, la mancanza di pace.

Cosa ti aspettavi a un anno dall’ultima guerra?

Pensavo di trovare rovine e uomini stanchi, invece in questi mesi Gaza si è dimostrata viva come non mai. Le iniziative sociali e culturali sono rifiorite, si è tornati a vivere un’estate quasi normale. Tantissimi giovani hanno animato i campi estivi con una voglia estrema di far gioire i bambini. È bene ricordare che un bambino di 6 anni a Gaza ha già vissuto tre guerre, con la banale consapevolezza che i bimbi sono il futuro di questa striscia di Terra, della terra e meritano quindi un po’ di felicità.

Lo stesso spirito l’ho riscontrato nelle scuole, negli insegnanti e anche negli alunni felici davvero di poter ritornare a scuola al giorno stabilito dal calendario scolastico e non dalle bombe.

Raccontaci di quest’estate.

Mi sono regalato un sorriso nelle zone della striscia più toccate dalla distruzione a Beit Lahiyah, Beit Hanoun, Shujaya, Khan Younis e Rafah, oltre a decine di spettacoli fatti in Gaza City. Complessivamente più di 200 spettacoli. Inoltre ho aperto diverse scuole di magia per bambini, insegnano loro e imparando la gioia della meraviglia e del far sorridere gli altri. Un bimbo cui hai regalato questa meraviglia, sarà portatore sano di felicità. Merce rara in questa piccola striscia di terra.

Hai lavorato da solo?

Assolutamente no. È proseguita l’ormai consolidata attività dell’oratorio della parrocchia della Sacra Famiglia, unica realtà cattolica presente nella striscia, nella quale ho abitato in questi mesi. Quest’anno ho trovato tantissimi collaboratori gazawi. Mi hanno accompagnato gli allievi della scuola di circo “Gaza Team for Circus”.

Insieme all’equipe dei medici e psicologi della Caritas di Gerusalemme portiamo avanti un progetto di sostegno psicologico rivolto a 300 bambini duramente colpiti durante la passata guerra in quattro aree della Striscia.

Molto intensa è stata l’attività di clawn dottore negli ospedali di Abed Al-Aziz Al Rantisi” e “Al Nasser” di Gaza City e all’Ospedale “Tahrir” di Khan Younis, aiutato dai meravigliosi clown dottori gazawi. A loro devo fare i miei complimenti per la straordinaria mole di sorrisi donati e per la grande professionalità dimostrata sul campo.

Ovviamente non poteva mancare l’appuntamento più magico oramai fisso per bimbi “diversamente Super Eroi” della casa di Madre Teresa. Quest’anno l’impegno è diventato più gravoso perché i bimbi sono passati da 27 a 50. “Dono” della guerra appena passata.

Cosa ti spinge a fare tutto questo?

Perché ricevere un sorriso da un bimbo da ragione della mia vita, la riempie, la stracolma. Tutto qui.

Hai paura?

Non ci sono paure grandi o piccole in guerra, è strano ma come non ti può spaventare un bombardamento devastante con rumori che spaccano i timpani, polvere e urla.. Così ti può spaventare il movimento di un uccellino che si posa su un ramo. L’importante è mettere tutte le tue paure, anche quelle più profonde, nello stomaco. Mente e cuore devono restare liberi, non reggerebbero.

I bambini come sopportano la guerra?

Negli ultimi giorni sono tornati a sfrecciare gli aerei e sono ricadute le bombe durante la notte. La compagnia di aerei e di bombe non ti permette di dormire. Eppure anche dopo quelle notti, (chiaramente e normalmente si va tutti a scuola la mattina seguente) non c’era stanchezza negli occhi dei bimbi ma solo voglia di meraviglia.

E gli adulti?

Gaza è uno dei luoghi al mondo con il più alto il tasso di disoccupazione che si attesta intorno all’80%. È molto difficile quindi avere un lavoro. Questo è un altro grande tema, la dis-occupazione (il non fare niente, il non dare un senso alla propria vita e il non avere un salario) riguarda 4 adulti su 5.

Diventa quindi un miraggio l’avere un lavoro che realmente ti realizzi professionalmente. Purtroppo le tipologie di lavoro presenti sono poche, o fai il militare, o fai l’insegnante o ti dai al commercio oppure giri a raccogliere l’immondizia. Industria e agricoltura praticamente non esistono.

Come risolveresti il conflitto israelo-palestinese?

Il tema è molto complesso, non è adatto ad un clown. Io ho trovato una ragione e quindi una speranza solo nei bimbi.

Tra i profughi che arrivano in Europa ci sono anche dei gazawi. La Striscia si svuoterà?

Gaza non può svuotarsi, è una prigione a cielo aperto, nessuno può uscire.

Ritroveremo il claun Pimpa a Gaza?

L’intenzione è sicuramente di ritornare il prima possibile a Gaza. L’affetto dimostrato dai bambini e da tutte le persone che ho incontrato a Gaza mi attrae fortemente. Non puoi fuggire da un luogo in cui hai vissuto la guerra. I rapporti personali, quando sono bagnati con il sangue, diventano realmente fraterni.

Intervista a cura di Andres Bergamini.

Per saperne di più del claun Pimpa, potete visitare il suo sito web: http://www.ilpimpa.it/.

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