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Pubblicato il 2 Nov 2015 in Approfondimenti, Diocesi, Notizie delle comunità religiose, Pubblicazioni, Slide

Apertura del centenario dalla morte del beato Charles de Foucauld

Apertura del centenario dalla morte del beato Charles de Foucauld

 

NAZARETH – Sabato 31 ottobre, a Nazareth, si è inaugurato il centenario dalla morte del Beato Charles de Foucauld (1 dicembre 1916). E insieme si apre la possibilità di (ri)scoprire la vita e la luce della spiritualità toccante di un uomo totalmente donato a Cristo e agli altri. Marco Cosini jc, Piccolo Fratello di Gesù, ripercorre le tappe della vita di Charles de Foucaud a Nazareth, e ci intrattiene sui vari eventi che segneranno l’anno del centenario.

Charles de Foucauld visse in Palestina e in Siria. Amava e conosceva in tutto il Medio Oriente, parlava arabo ed ebraico, pregava con il Vangelo in arabo. Oggi, i cristiani del Medio Oriente sono minacciati. In questo contesto, cosa possono apprendere i cristiani d’Oriente dalla vita di Charles de Foucauld? Come può la sua vita ispirare le difficoltà che stanno attraversando?

La domanda che mi ponete è un po’ difficile. Noi cristiani del Medio Oriente, attraversiamo un periodo molto difficile, ma non possiamo ignorare il fatto che in tempi di “immigrazione” religiosa, siamo in una posizione privilegiata rispetto ai cristiani arabi dei paesi vicini.

Charles de Foucauld prima viveva in quella che allora era la Siria (ad Akbes, nel monastero trappista di Nostra Signora del Sacro Cuore). Poi è venuto in Terra Santa a Nazareth. Qui, come sappiamo, ha approfondito la spiritualità per guidare la sua vita umana e spirituale: la spiritualità di Nazareth. Questa spiritualità è centrata sul mistero dell’Incarnazione, dove il nostro Dio si fa uomo e prende la nostra carne nel Suo Figlio, «il nostro amato fratello e nostro Signore Gesù». E da lì che parte la riflessione sulla vita nascosta di Gesù “per i primi trent’anni della sua vita a Nazareth”, dove condusse una vita simile a quella di qualsiasi essere umano. La spiritualità di fratello Carlo tende a riconoscere la presenza di Dio nella vita quotidiana, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, perché Gesù stesso ha vissuto queste giornate. È il mistero dell’Incarnazione che si espande nello spazio e nel tempo attraverso la vita di Gesù. Questo mistero sta nel fatto che offriamo la nostra vita quotidiana, e influisce tra l’altro sui rapporti con le persone intorno a noi: ebrei, musulmani, atei… Quando Charles de Foucauld è arrivato nel deserto, amava chiamare la sua casa “fraternità”: un luogo in cui tutti potessero sentirsi a casa, e ogni uomo, sia musulmano, cristiano, ebreo o ateo avrebbe potuto considerarlo un fratello, il “fratello universale”. Credo che questo sia il primo messaggio che i cristiani di questa terra devono mantenere dalla testimonianza del fratello Carlo.

L’altro messaggio riguarda la sua permanenza in Siria. A quel tempo, era già iniziato il tragico genocidio armeno. Charles de Foucauld ha riferito con precisione il numero dei martiri che hanno accompagnato la sua permanenza in terra siriana. Lui voleva essere un martire. Oggi, in Medio Oriente, il martirio è purtroppo parte dell’orizzonte del cristiano. Se non possiamo tollerare che tante persone muoiono martiri, forse a causa dell’indifferenza del potere occidentale, ma non solo, dovremmo cercare di ricordare l’amore appassionato di Charles de Foucauld per il suo Signore Gesù. Questo è il modo in cui noi cristiani dobbiamo seguire, nonostante le difficoltà, questo percorso che ci ricorda prima il rapporto che Gesù stabilì con i suoi discepoli. Un rapporto di amore profondo, intenso, senza limiti, che nella sua forma più estrema, non può escludere la prospettiva del martirio.

In questo anno del 50° anniversario della Nostra Aetate, come Charles de Foucauld può ispirarci a vivere meglio con la gente di diverse religioni, soprattutto musulmani, qui in Terra Santa?

Come ho già detto, la parola chiave qui sembra essere la parola “fraternità”. Ha le sue radici non solo nella fede cristiana, ma va oltre e raggiunge le dimensioni più profonde dell’essere umano. Siamo “fratelli nati”, vale a dire che la nostra comune umanità nasce dalla necessità di accettare l’altro, il rispetto, l’amicizia e fraternità. Noi viviamo in questo mondo come creature di Dio, figli dello stesso Padre e quindi segnate da legami di fratellanza come esseri umani. La riflessione sull’uomo, sulla responsabilità di tutti nella nostra presenza sulla terra, deve accompagnare il nostro cammino come popolo tra gli altri popoli; senza dimenticare le radici comuni delle grandi religioni che troviamo in Terra Santa, e quindi molti possibili punti di incontro. Non è facile far crescere questa sensibilità e per affrontare le sfide quotidiane che vanno ben oltre le belle teorie. Conosciamo perfettamente le difficoltà, in particolare quelli dei nostri fratelli cristiani di questa terra, che quotidianamente incontrano i loro fratelli e sorelle di altre religioni.

Spesso sentiamo la testimonianza di persone che usano il linguaggio della violenza come unica lingua per comunicare tra loro. L’estensione della fratellanza che vogliamo vivere, deve essere combinata con una ricerca sincera del “bene” e “buono” anche per gli altri.

Come la Comunità di Gesù della Carità «imita la vita nascosta del lavoratore povero e umile di Nazareth»?

La comunità dei Piccoli Fratelli di Gesù della Carità è solo una piccola goccia nel mare della presenza cristiana in Medio Oriente. Questo spesso ci porta a riflettere sulla pochezza del nostro lavoro. Noi non pretendiamo di cambiare il mondo, ma viviamo nella speranza di avere una vita coerente con il Vangelo. È il nostro obiettivo; vogliamo praticare e vivere giorno dopo giorno l’insegnamento del Vangelo. Lo facciamo attraverso una vita di grande semplicità, attraverso la comunione, la preghiera, il lavoro, insomma, tutte quelle cose che hanno caratterizzato la vita nascosta di Gesù a Nazareth. Più che nel nostro lavoro, la nostra presenza qui ha un senso nei dettagli della vita quotidiana nella condivisione amichevole tra fratelli e sorelle che il Signore ci dona da vivere ogni giorno. Prestiamo particolare attenzione ai poveri che vengono a bussare alla nostra porta, ai pellegrini in cerca di risposte o che vogliono incontrare Dio, o con i poveri con i quali abbiamo deciso di condividere la nostra vita in un modo speciale. Viviamo nella casa in cui Charles de Foucauld visse. Da diversi anni collaboriamo con l’Istituto di Protezione Didattica di Seforis, dedicata ai bambini con grossi problemi familiari. Lavoriamo anche nell’ospedale della Sacra Famiglia di Nazareth, dove ci preoccupiamo per il sostegno spirituale dei pazienti e del personale. Non stiamo facendo questo in uno spirito da specialisti, ma come piccoli fratelli che vogliono condividere una scarsa esperienza dei poveri.

Come la città di Nazareth ha tenuto traccia e memoria di Charles de Foucauld? Chi è Charles de Foucauld per i cristiani e i musulmani a Nazareth?

L’evento del primo centenario della morte del fratello Charles ci invita a pensare. Abbiamo raccolto molti segni di rispetto, ammirazione e dedizione su questo singolare personaggio. Possiamo dire che per i cristiani di Nazareth, Charles de Foucauld era un contadino venerato e ne sono orgoglioso. Tuttavia, abbiamo notato una perdita di memoria di Charles de Foucauld tra le giovani generazioni: i giovani cristiani sanno poco della sua vita, la maggior parte non sanno nemmeno dove abitava. È per questo che abbiamo sentito l’urgenza di far risuonare ancora la voce del Beato Charles de Foucauld attraverso la sua “vita di Nazareth”, approfittando del centenario della sua morte.

Tra i musulmani, pochi conoscono questa figura. Tuttavia, grazie alla presenza delle Piccole Sorelle di Gesù, nel corso degli anni si sono create amicizie con i musulmani. L’amicizia e fratellanza che non conoscono barriere, propagate attraverso i semplici gesti quotidiani: questo è il messaggio di Charles de Foucauld, anche per le persone di altre fedi.

Quali eventi segneranno quest’anno il centenario della morte di Charles de Foucauld?

L’anno del centenario della morte di Charles de Foucauld vedrà diversi eventi in cui si condividerà il suo messaggio con il maggior numero di persone possibile. Abbiamo pensato di iniziare questo anno con un festival di musica e preghiera serale, ascoltando le riflessioni di Charles de Foucauld quando si ritirò a Nazareth tra il 5 e il 15 novembre 1897. La data di apertura dell’anno è il 31 ottobre, data anche della chiusura che ricorda la conversione di Charles de Foucauld, avvenuta nell’ottobre del 1886.

Vogliamo prestare particolare attenzione ai giovani. Abbiamo invitato le scuole cristiane a visitare la casa del fratello Carlo e si organizzeranno attività pensate per i bambini. L’iniziativa avrà inizio nelle prossime settimane.

 Stiamo anche lavorando su un progetto musicale in arabo sulla vita del Beato. Questa iniziativa è molto difficile da configurare e stiamo lavorando da lungo tempo con l’aiuto di alcuni amici di Nazareth.

Ci sarà un raduno a marzo per tutti gli abitanti di Nazareth, che ricorda la data dell’arrivo di fratello Carlo a Nazareth, il 5 marzo 1897. Qui vogliamo riunire sia i cristiani sia le persone di altre religioni, e rispondere al messaggio di Charles de Foucauld.

Due iniziative si concentreranno sulla preghiera con 24 ore di adorazione per la pace, il 1 dicembre 2015, giorno della festa di fratello Carlo, e una Messa finale nel giorno della sua memoria, che sarà celebrata a Nazareth il 1 dicembre 2016.

Tutti sono invitati a partecipare ad ogni evento. Confidiamo nelle preghiere di tutti per i diversi eventi che avranno luogo quest’anno. Invoco la benedizione del Signore soprattutto sugli abitanti di questa Terra.

Intervista a cura di Calixte di Des Lauriers