Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 6 Nov 2015 in Cultura, Politica e società, Slide

Chiesa della Natività: i restauri rivelano magnifiche opere d’arte

Chiesa della Natività: i restauri rivelano magnifiche opere d’arte

 

BETLEMME – Da oltre due anni, questa basilica, una delle più antiche al mondo, è in fase di restauro. I lavori ci hanno restituito frammenti di storia sia sulla monumentale porta di legno sia sui mosaici che rivestono le pareti della navata.

La porta di legno

Attraversando la porta dell’Umiltà, i credenti e i visitatori, che chinano il capo come segno di riverenza davanti al Bambino nella mangiatoia, si trovano, proprio di fronte, un’altra porta di legno, questa volta alta che separa il nartece dalla navata. Il vestibolo, coperto per secoli dalla polvere e dal fumo che saliva dalle lampade ad olio, adesso, grazie al restauro, ha restituito ai visitatori una bellezza da contemplare e ammirare di zone finora trascurate.

Le porte, costruite da due fedeli armeni, e presentate come dono al re armeno Hethum I nel 1227, furono installate all’entrata della porta reale. Sulle porte furono magnificamente incise croci ed altre decorazioni, insieme ad iscrizioni in arabo e in armeno nella parte superiore.

L’iscrizione armena recita:

«Nell’anno 676, la porta della Santa Madre di Dio è stata eseguita dagli sforzi di padre Abramo e padre Arachel, nei giorni del re armeno Hithum, figlio di Costantino. Possa Dio avere misericordia degli artefici (di questo lavoro)».

Mentre nella scritta in arabo si legge:

«Questa porta è stata completata con l’aiuto di Allah (esaltato Egli sia), nei giorni del nostro maestro il sultano al-Malik al-Mu’azzam alla data (mese di) Muharram del 624 anni (ossia dicembre 1226 / gennaio 1227)».

Leggendo la scritta in arabo, si potrebbe pensare che al-Mu’azzam sia stato responsabile della costruzione dei telai, ma è certo che il progetto non aveva nulla a che fare con lui, e che il re venisse semplicemente nominato perché regnava al tempo della costruzione.

I mosaici:

Dopo aver attraversato le porte di legno, il visitatore si trova nella navata della Basilica. Alzando gli occhi alle pareti, si può ammirare una serie di mosaici risalenti al XII secolo che coprono le pareti nord e sud.

1 – La serie degli angeli, situata tra le finestre, che volgono lo sguardo verso il presepe, ne contava, in origine, dodici. Oggi, non ne restano più di sette. Infatti, lo scorso marzo, un settimo angelo è stato scoperto durante il restauro, ricoperto da uno strato di intonaco. I restauratori hanno pensato che la placca di cemento fosse servita ad evitare la caduta del mosaico. Questi mosaici sono opera del miniaturista Basilio Pictor, nel 1169: il suo nome è visibile sul terzo angelo di destra, sulla parete nord. La posa del rivestimento sul settimo angelo risale al XIX secolo, quello che è stato poi coperto con uno strato di vernice ordinaria.

I mosaicisti dell’epoca hanno utilizzato le tecniche di epoca bizantina per la realizzazione delle loro opere. Se ne possono constatare tre strati:

  • lo strato di preparazione, che di solito era una base in pietra.
  • uno strato di malta, come colla. I mosaicisti erano abituati a disegnare uno schizzo utilizzando colori diversi per ogni tipo di tessere (tessera è termine latino che indica il cubo o il dado che compone il mosaico), in generale in pietra, vetro o metallo (oro o argento) tagliati in forma triangolare o quadrata.
  • ed infine lo strato di tessere.

Una tecnica, molto innovativa per il tempo, per l’applicazione delle tessere nelle pareti alte, era di mettere pezzi in oro o argento negli angoli. Questa procedura rafforzava la rifrazione della luce che entrava dalle finestre, con le quali si alternano gli angeli, tanto da illuminare maggiormente la basilica. Nel corso dei secoli, molte tessere che componevano i mosaici degli angeli sono andate perdute. I restauratori quindi hanno compensato a queste perdite riempendo i buchi di rivestimento per dare al visitatore l’idea di quello che era il mosaico originale.

2 – I mosaici nella parte centrale della parete sud presentano la genealogia di Gesù secondo il Vangelo di Luca (3, 23-38), mentre i mosaici della parte centrale della parete nord quella secondo Matteo (1, 1-7). Oggi, si possono leggere solo 7 degli antenati di Gesù, e i loro nomi sono scritti in latino.

Le pareti nord e sud contengono testi in greco e latino, circondati da motivi geometrici e separati da foglie d’acanto, candeliere e incensieri. I testi rappresentano un’importante fonte storica poiché illustrano le decisioni dei sinodi ecumenici e locali.

Saher Kawas

DSC_0403.jpgDSC_0405.jpgDSC_0407.jpgDSC_0408.jpgDSC_0411.jpgDSC_0413.jpgDSC_0414.jpgDSC_0415.jpgDSC_0420.jpgDSC_0422.jpgDSC_0424.jpgDSC_0425.jpgDSC_0427.jpgDSC_0429.jpgDSC_0432.jpgDSC_0433.jpgDSC_0434.jpgDSC_0435.jpgDSC_0436.jpgDSC_0437.jpgDSC_0438.jpgDSC_0439.jpgDSC_0440.jpgDSC_0441.jpgDSC_0442.jpg