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Pubblicato il 17 Nov 2015 in Approfondimenti, Diocesi, Pubblicazioni, Slide

125 anni dell’École biblique di Gerusalemme. Intervista a p. Pérennès

125 anni dell’École biblique di Gerusalemme. Intervista a p. Pérennès

 

GERUSALEMME – L’École biblique e archéologique francese di Gerusalemme festeggia, quest’anno, il suo 125° anniversario. Il più antico centro di ricerca biblica della Terra Santa ha al suo attivo numerosi e importanti contributi nel campo dell’archeologia, per non parlare della sua attività di pioniera nel campo dell’esegesi storico-critica delle Scritture. Cosa dire di questi 125 anni? Quali sfide e prospettive per il futuro? Vi proponiamo il punto di vista di padre Jean-Jacques Pérennès op., nuovo direttore dell’École biblique.

È difficile riassumere la storia lunga 125 anni della Scuola biblica, soprattutto visto che è dovuta passare attraverso importanti mutamenti: il contesto politico – la fine dell’Impero ottomano, le due Guerre Mondiali, la nascita dello Stato di Israele, il conflitto israelo-palestinese, ecc.; ed in campo ecclesiale: il rapporto sullo studio della Bibbia è cambiato enormemente, passando dall’epoca modernista al Concilio Vaticano II e alle sue conseguenze. Tutto ciò richiama a questi 125 anni, in cui la Scuola ha persistito ed è riuscita a superare molte prove perché è stata sollevata da religiosi che hanno dato la vita totalmente a questo progetto. È ancora il nostro obiettivo di oggi: di esistere qui a Gerusalemme, nell’ottavo centenario dell’Ordine domenicano, come centro di studi di eccellenza della Parola di Dio, portato avanti da religiosi che vi si dedicano totalmente.

Una figura rimane unica per l’École biblique, padre Lagrange. Cosa ne pensa di questa grande figura oggi? Cosa è rimasto della sua intuizione?

La figura di padre Lagrange resta davvero di grande ispirazione per noi, perché ha condotto uno studio scientifico della Bibbia, tenendo conto del contributo a volte confuso della scienza moderna, ma facendolo in medio Ecclesiae, nonostante la critica aspra e talvolta sleale di cui è stato oggetto da parte della gerarchia e di alcuni dei suoi membri. Ci auguriamo che il successo della sua causa di beatificazione permetta di evidenziare la possibilità di essere sia un grande studioso sia un grande credente.

Come spiegare la riluttanza, e anche l’ostilità di alcuni verso padre Lagrange e verso il suo metodo storico-critico nell’esegesi biblica? (Basti pensare ai rapporti con Roma, che non sono sempre stati facili!)

Parte della riluttanza verso di lui è motivata dal contesto del suo tempo: il XIX secolo rivoluzionò radicalmente molto le scienze bibliche: la storia, la linguistica, l’epigrafia, l’archeologia, ecc. Alcune scoperte sono state un vero e proprio terremoto per una lettura “letteralista” e naif del testo biblico che pochi cattolici di allora praticavano, ad eccezione di alcuni chierici istruiti. Il coraggio di padre Lagrange e dei suoi primi compagni è stato di prendere sul serio le sfide poste dalla scienza moderna per una lettura fedele, senza rigettare tutto come fecero altri, ad esempio Renan e Loisy. Altre riluttanze furono congiunturali: per esempio, l’animosità di uno o di un altro gesuita tedesco a causa, in parte, del retaggio delle guerre del 1870 e 1914. La cosa deplorevole è che la delazione e la diffamazione abbiano potuto avere tanto peso in certi giudizi del Magistero, cadute su padre Lagrange. Da questo punto di vista, i tempi sono cambiati molto. Ma si resta confusi davanti a tutto ciò che Lagrange ha dovuto patire, come hanno dimostrato sia la biografia scritta da padre Bernard Montagne e l’attento studio dei suoi scritti da parte di padre Maurice Gilbert [1].

La Scuola ha oggi un’influenza internazionale. Quali sono le aree in cui l’École biblique è stata in grado di distinguersi? Quali sono le aree e le competenze che vuole promuovere?

L’École biblique si è distinta prima per le grandi opere di carattere biblico: i grandi commenti di padre Lagrange, i lavori di Storia e Geografia della Palestina da parte dei suoi primi collaboratori come padre Abel e padre Vincent e poi Vaux, Benoit, Boismard. Queste sono opere fondanti che hanno permesso all’École biblique di “fare scuola”, vale a dire, di preparare generazioni di studiosi biblici che sono venuti qui ad allenarsi sotto la guida di questi maestri. Questi studiosi della Bibbia sono diventati professori a loro volta, in tutto il mondo. La Scuola è stata poi conosciuta per le sue pubblicazioni come la Revue biblique o le collezioni associate (Etudes biblique e le Cahiers del la revue biblique) per non parlare di innumerevoli libri scritti dai nostri professori. Dobbiamo anche ricordare le successive edizioni della Bibbia di Gerusalemme, prima in fascicoli, e poi nelle edizioni successive. La Bibbia di Gerusalemme è una Bibbia annotata, con un’introduzione per ogni libro, che presenta il punto della ricerca esegetica che si evolve nel corso degli anni. La Bibbia di Gerusalemme ha nutrito letteralmente il popolo cristiano e preparato il rinnovamento del Concilio Vaticano II. Infine l’EBAF è diventata famosa per il suo contributo ai principali siti archeologici, come Qumran, Tell el-Far’ah, Tell Keisan, Khirbet es-Samara in Giordania e, più recentemente Blakhiyeh e il Monastero di sant’Ilarione a Gaza, senza parlare di vari siti sensibili ma meno spettacolari a Gerusalemme. Questi scavi, in corso di pubblicazione, che arricchiscono la nostra conoscenza dei paesi della Bibbia e una migliore conoscenza della Palestina, sono stati condotti nonostante i limitati mezzi finanziari dell’École biblique che non gode del sostegno di potenti fondazioni o organizzazioni.

L’obiettivo iniziale dell’École biblique era di «far uscire gli studi biblici dalla loro mediocrità» e lavorare verso una esegesi credibile e seria. 125 anni sono passati, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Quale sarebbe la nuova sfida intellettuale dell’École biblique, oggi?

Si può considerare che il duro lavoro degli insegnanti delle generazioni passate all’École biblique oggi ha promosso questa disciplina al rango di disciplina scientifica, come testimoniano i partenariati di ricerca instaurati tra l’École biblique e altre università ecclesiastiche e laiche. Va sottolineato il carattere eccezionale della nostra biblioteca, una delle migliori al mondo nel suo settore. Il fondo ed il modo in cui è gestita e messa a disposizione dei ricercatori in effetti sono uno strumento eccezionale ed apprezzato molto al di là delle frontiere del paese in cui viviamo.

Ogni generazione porta nuove sfide. Oggi l’École biblique ha un progetto molto invitante, chiamato la “Bibbia nelle sue tradizioni”, che si propone di arricchire la nostra comprensione della Bibbia nella storia della sua accoglienza in settori diversi come la patristica, la liturgia, la letteratura, la storia dell’arte, ecc. Questo approccio altamente innovativo, associato all’apporto di nuove tecnologie, lascia sperare sviluppi molto innovativi.

In un’epoca in cui il fondamentalismo religioso ritorno nel mondo, anche nel mondo cristiano, questo approccio critico e confessionale alla Scrittura è ancora attuale.

Lei è il nuovo direttore dell’École biblique. Quale slancio augurerebbe abbia un nuovo impulso in questo anniversario?

Il mio sforzo principale di quest’anno è quello di rinnovare la facoltà, per arricchirla di nuovi talenti. Lo studio scientifico della Bibbia a questo alto livello di specialità è molto impegnativo e richiede una vera ascesi, e un impegno totale. E tutti non sono pronti per un simile sforzo. Grazie a Dio, l’ordine domenicano attira ancora molti giovani, di talento e generosi. L’École biblique ha il privilegio di riceverne alcuni. È una benedizione che accogliamo con gratitudine in questo anno di celebrazione dell’8° centenario dell’Ordine domenicano. Occorrerà poi che questa nuova generazione sappia ricavare il meglio dall’esperienza delle generazioni precedenti.

Da questo punto di vista, è significativo che l’École biblique sia supportata da una comunità religiosa che prega, celebra la Liturgia e vigila quotidianamente sulla chiamata all’amore fraterno, di cui la Parola di Dio è foriera.

Vorrei anche promuovere più collaborazioni tra le varie istituzioni bibliche di Gerusalemme, perché lavorare insieme è un guadagno, cosa che abbiamo già avviato con successo con lo Studium biblicum franciscanum.

Intervista a cura di Manuella Affejee

 

[1] Cf. Bernard MONTAGNES, Marie-Joseph Lagrange. Une biographie critique, Editions du Cerf, 2004, p. 625; Maurice GILBERT, M.-J. Lagrange, l’Ecriture en Eglise, Editions du Cerf, Lectio Divina 142, 1990, p. 225.