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Pubblicato il 23 Nov 2015 in Attualità dal Medio Oriente, Politica e società, Slide

Messaggio di fede dai cristiani di Aleppo

Messaggio di fede dai cristiani di Aleppo

 

SIRIA – Circa 240 000 morti, tra cui 12.000 bambini; 12 milioni di persone che necessitano di un aiuto urgente, milioni di rifugiati e sfollati: questo, secondo le ultime stime, è il bilancio del conflitto armato che devasta la Siria da 4 anni. Molti cristiani siriani hanno scelto la via dell’esodo; molti hanno scelto di restare, soprattutto ad Aleppo, una città a nord del paese, stretta tra l’esercito di Bashar al-Assad e le forze ribelli. Due preti e tre suore dell’Istituto del Verbo Incarnato ora sono lì. È per visitarli che padre Marcelo, argentino e provinciale della Congregazione, si è recato ad Aleppo. Lo abbiamo incontrato al suo ritorno.

Qual è la situazione?

Ci sono un sacco di quartieri distrutti intorno Aleppo. I ribelli chiamati “moderati” e gli islamisti circondano la città. Sentiamo regolarmente i rumori della guerriglia, gli scontri a fuoco, i bombardamenti.

Le condizioni di vita delle popolazioni sono ovviamente molto difficile. Le famiglie vivono sulle loro riserve d’acqua, in quanto non ve ne è più disponibile. Niente elettricità; molti generatori sono stati istituiti, e la gente del posto può andare a comprare l’ampere all’ora per 1 o 2 ore al giorno. Ma i negozi sono aperti, i mercati anche; i mezzi pubblici circolano. La vita continua…

Lei ha incontrato le comunità cristiane lì. In quali condizioni vivono? Qual è il loro stato d’animo?

I cristiani frequentano la stessa scuola degli altri. Soffrono la situazione e sono tentati di emigrare. Non esistono statistiche ufficiali, ma si stima che circa il 60% dei cristiani ha lasciato Aleppo.

Coloro che sono rimasti, in maggioranza cattolici, continuano a vivere, dopo tutto, in uno spirito di fede e di speranza assolutamente ammirevole. Ma devono ancora affrontare un dilemma, davanti al pericolo; alcuni temono l’arrivo dell’Isis e stanno pensando di lasciare. Altri sono determinati a rimanere, qualunque cosa accada. «La Siria è la mia vita, il mio paese – molte persone mi hanno detto -, io non voglio lasciare». Per me, questa prova dovrebbe essere vista come un momento di purificazione spirituale per i nostri fratelli cristiani in Siria.

Quale messaggio trasmette loro?

Un messaggio innanzitutto di vicinanza e solidarietà. Essi sono toccati nel vedere e sentire papa Francesco e cristiani di tutto il mondo che pregano per loro. Apprezzano anche la presenza di missionari tra loro; missionari che hanno scelto di venire in Siria, e rimanere lì, nonostante la guerra. E infine sono loro, i cristiani e i missionari, a consegnare un messaggio di maturità, pazienza, fede e speranza.

Intervista a cura di Manuella Affejee