Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 8 Dic 2015 in Attualità locale, Diocesi, Politica e società, Slide

Terra Santa: Natale sotto il segno della sobrietà

Terra Santa: Natale sotto il segno della sobrietà

BETLEMME – Nella città natale di Cristo, si avviano i preparativi per le vacanze natalizie, con un desiderio di “equilibrio” tra lo spirito di gioia proprio dei festeggiamenti e l’atmosfera di tensione palpabile in Israele e Palestina.

L’albero di Natale riccamente decorato troneggia in Piazza della Mangiatoia, e brilla di luci ogni sera. Decorazioni adornano le vie del centro, ma sono di quantità inferiore al solito, e per una buona ragione: i festeggiamenti di quest’anno saranno sotto il segno della “moderazione”. Diversi eventi erano già da tempo programmati. Ma al posto dei tradizionali fuochi d’artificio, le chiese di Betlemme, sabato 5 dicembre, in occasione dell’accensione dell’albero, hanno suonato le loro campane per la pace.

La propensione verso la sobrietà è dovuta alla recrudescenza della violenza alla quale si assiste negli ultimi mesi in Terra Santa: dal 1° ottobre sono state uccise almeno 123 persone, tra cui 105 palestinesi e 17 israeliani. «Per festeggiare il Natale, celebriamo la vita, la gioia e la speranza, ma dobbiamo farlo in uno spirito di compassione con chi soffre, e di rispetto per i nostri martiri», afferma Vera Baboun, sindaco cristiano di Betlemme. «La situazione è critica, ha aggiunto ancora, ma dobbiamo continuare a gridare il nostro messaggio di pace; il messaggio di una città che, tuttavia, non conosce pace».

Processione del Patriarca

La processione del Patriarca latino, a sua volta, si terrà come previsto, e sarà la municipalità a garantire il suo regolare svolgimento. Il 24 dicembre, SB mons. Fouad Twal lascerà Gerusalemme, farà tappa al monastero di Mar Elias, attraverserà il muro di separazione e finalmente arriverà a Betlemme. Questa entrata solenne segnerà l’inizio delle celebrazioni natalizie. «È bello vedere che queste tradizioni permangono, nonostante la situazione», dice padre Jamal Khader, rettore del seminario di Beit Jala. Questa processione del Patriarca da Gerusalemme a Betlemme, secondo lui dovrebbe essere vista come un “viaggio spirituale”. «Nonostante la presenza del Muro, queste due città, quella della nascita di Cristo e quella della sua morte e risurrezione sono inseparabili», aggiunge.

La preoccupazione dei cristiani

Alla domanda circa la situazione dei cristiani in Terra Santa, p. Jamal Khader dice che il numero dei cristiani «non è importante». «Per me, dovrebbe chiederci: Che tipo di presenza dovrebbe essere la nostra? Che prove diamo?».

Il Rettore del seminario di Beit Jala, comunque, parla con preoccupazione dell’aumento dell’estremismo ebraico, che si manifesta con il ripetersi di attacchi e atti di vandalismo contro i luoghi cristiani e musulmani. «Questi attacchi ci preoccupano, ma ancora di più l’impunità di cui godono i loro artefici. Questi criminali sono noti alle autorità, ma non sono perseguiti – ha osservato prima di chiedersi -. Che stato di diritto si ha in Israele, e soprattutto per chi?». «Questi gruppi minacciano la coesistenza tra le religioni, egli avverte, lo Stato deve fare qualcosa, e, soprattutto, proteggere i suoi cittadini».

Domenica 29 novembre, gli attivisti del gruppo di estrema destra e di anti-assimilazione “Lehava” avevano manifestato davanti al YMCA di Gerusalemme perché contrari al mercatino di Natale, denunciando il «massacro di anime ebree», e invitando i cristiani a lasciare la Terra Santa.

Manuella Affejee