Pages Menu
Categories Menu

Pubblicato il 14 Gen 2016 in Uncategorized

Bilancio del 2015 e prospettive per il 2016 agli occhi dei Cristiani di Terra Santa

Bilancio del 2015 e prospettive per il 2016 agli occhi dei Cristiani di Terra Santa

TERRA SANTA – Appena agli esordi del 2016, dei cristiani di Terra Santa hanno accettato di darci la loro visione dell’anno passato e di esprimere le loro aspettative per il nuovo anno. Mentre questi ultimi mesi sono stati di grande violenza, a livello locale e in tutto il mondo, mons. Lahham, vescovo ausiliare e vicario patriarcale per la Giordania, e Samer, un giovane cristiano di Betlemme, ci presentano le loro attese che, lungi dal negare la realtà, rimangono rivolte a sperare in giorni migliori.

Mons. Maroun Lahham, vicario patriarcale per la Giordania

Il 2015 è stato un anno di violenza e di sangue. Ci colpisce fortemente l’arrivo in Giordania dei cristiani iracheni che soffrono di indicibili dolori morali. A livello spirituale, è stato l’anno della vita consacrata, e si sono svolte diverse attività con le congregazioni religiose presenti in Giordania.

Per l’anno che viene, mi aspetto (e lo speriamo) la fine del conflitto siriano e iracheno. Per la Giordania, che rimanga preservata dalla violenza in cui versano altri paesi arabi. Per i cristiani giordani, che rimangano nel paese, e che – nonostante le minacce – continuino a testimoniare lo spirito cristiano nei confronti dei profughi siriani e iracheni. Per il mondo, mi auguro che i governanti preferiscano il bene comune dell’umanità ai propri interessi.

Samer, 25, un giovane cristiano di Betlemme

L’anno 2015 è stato pieno di paura, ma anche di speranza, di nuove opportunità e di incontri meravigliosi. Attraverso l’insegnamento della lingua araba a persone da tutto il mondo, ho costruito ottime amicizie che hanno riconosciuto la mia identità cristiana come palestinese.

Inoltre, quest’anno ho partecipato a un corso presso un centro che mi ha permesso di riconnettermi con una vecchia arte nata nel mio paese: l’iconografia. Il centro mi ha aiutato a crescere spiritualmente e ad arricchire le mie conoscenze nel campo della Teologia e della Scrittura. Per me, questo centro rappresenta il potere della presenza cristiana in un tempo e un luogo, il Medio Oriente, dove i cristiani sono perseguitati e cacciati dalle loro case, le loro scuole e le loro chiese. È il simbolo di vera forza ed è un modo per affermare che i cristiani in Palestina sono qui per rimanere e prosperare.

L’evento dell’anno che mi ha segnato di più e rimane nella mia mente è la crisi dei rifugiati. Questi iracheni e siriani che lasciano la loro patria e rischiano la vita provando a stabilirsi nei paesi vicini o in tutto il mondo. Quando Papa Francesco ha chiesto alle chiese e agli individui di aprire le loro porte e di dare ai rifugiati il benvenuto, mi sono reso conto che avremmo potuto mettere la nostra compassione, il nostro amore, il nostro buon cuore, che Dio ci ha dato in dono, in azione. Mi sono reso conto che l’amore non è solo una parola, ma un’azione.

Per il prossimo anno, spero che i cristiani di Terra Santa siano in grado di crescere nella fede. Allo stesso modo, si dovrebbe ricordare che senza di loro, la Terra Santa perderà la sua identità come culla del cristianesimo.

Interviste di Calixte des Lauriers

Foto: Thomas Charrière