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Pubblicato il 14 Gen 2016 in Attualità dal Medio Oriente, Attualità locale, Slide

Gaza, Cremisan, Giordania: l’opinione di mons. Dubost del Coordinamento Terra Santa

Gaza, Cremisan, Giordania: l’opinione di mons. Dubost del Coordinamento Terra Santa

TERRA SANTA – Si conclude la visita del Coordinamento Terra Santa. Mons. Michel Dubost, vescovo di Evry Corbeille-Essonnes, fa parte del Coordinamento, ci traccia un bilancio dei sette giorni di visita presso le comunità cristiane più fragili a Gaza, Betlemme e in Giordania.

La prima tappa della vostra visita pastorale vi ha portati a Gaza. Che cosa vi avete visto? Ci sono miglioramenti rispetto alla vostra visita del 2015 (poco dopo l’operazione “Margine di Protezione”)?

Gaza resta un luogo dalla libertà molto limitata, con un alto tasso di disoccupazione e senza una reale prospettiva di soluzione pacifica ai suoi numerosi problemi! Lo stesso, il clima mi è sembrato più leggero dell’anno scorso! Un poco di cemento? Può darsi, ma soprattutto l’impossibilità di vivere il dramma in modo permanente. Certo non c’è speranza ma resta la volontà di vivere. La comunità cattolica manifesta questa volontà dedicando molte forze all’educazione, alla cura dei disabili e al sostegno vicendevole: davvero da ammirare! Essa insegna come comportarsi in un mondo di violenza.

Poi, la tappa a Betlemme e nella valle di Cremisan, dove i soldati hanno impedito il passaggio della delegazione. Le famiglie della valle di Cremisan si battono da anni contro la confisca delle loro terre, per ora senza successo. Quale soluzione le sembra possibile? Che ruolo può avere la comunità internazionale?

Per Cremisan non c’è soluzione: umanamente quegli israeliani che violano la legge internazionale con la scusa della sicurezza e che vogliono prendere del terreno espellendo gli arabi (poco importa se cristiani) stanno per vincere! L’unica risorsa resta la non violenza, fondata sulla preghiera. Quello che ci è successo è che qualcuno vuole mostrare la sua forza!

Quest’anno, i vescovi hanno scelto di recarsi in Giordania, presso i rifugiati siriani e iracheni. Che situazione avete trovato? Quali attese? Che messaggio avete lasciato loro?

Abbiamo voluto incontrare i rifugiati. È l’onore della Chiesa palestinese e giordana accogliere con tanta generosità in nostri fratelli del Medio Oriente! Bisogna raccontarlo! Abbiamo incontrato molti rifugiati iracheni: essi rispetto ai siriani si sentono più trascurati e meno capiti dalle grandi organizzazioni internazionali! È stato utile ascoltarli! Sarà nostro dovere riferire ciò che abbiamo capito. Al centro dei drammi del mondo, la Chiesa si comporta come una famiglia e questo è bello!

Intervista a cura di Manuella Affejee.

Foto: visita al centro Nostra Signora della Pace ©Mazur