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Pubblicato il 9 Feb 2016 in Giubileo della Misericordia, Vita spirituale

Anno della Misericordia: 3a meditazione sulle opere di misericordia (febbraio 2016)

Anno della Misericordia: 3a meditazione sulle opere di misericordia (febbraio 2016)

PUBBLICAZIONE – Per l’Anno della Misericordia, i tre vescovi ausiliari si sono impegnati a scrivere, ogni mese, un articolo pastorale sul tema delle quattordici opere di misericordia. In questo mese di febbraio, mese della Giornata Mondiale del Malato, mons. Marcuzzo, Vicario patriarcale in Israele, propone una meditazione sulla visita ai malati.

 

Anno della Misericordia

3a meditazione sulle opere di misericordia

Vistare i malati

Quest’anno celebriamo l’Anno giubilare della Misericordia. Ogni mese nel quadro del programma della Chiesa locale in Terra Santa, proporremo una meditazione su di una delle quattordici opere di Misericordia. Quest’anno, papa Francesco ha scelto Nazareth per la celebrazione principale della Giornata Mondiale del Malato l’11 febbraio, da qui la scelta di dedicare la meditazione di questo mese alla visita dei malati.

1 – Principi umani

In quanto esseri umani abbiamo il dovere di visitare i malati. Talvolta, il modo, l’intenzione o il motivo di visitare i malati non sono adeguati. Per trovare il modo giusto di render loro visita possiamo considerare la relazione tra Dio e i malati nelle Scritture.

2 – I principi della Scrittura: Perché e come possiamo visitare i malati?

Nella Bibbia, il passaggio più importante che ci dice la necessità di render visita ai malati si trova in Matteo 25, 31-46, in special modo al v.40 “il Re dirà loro…in verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Chi visita i malati, visita il Cristo. Visitare i malati e compiere atti di bontà nei confronti di chi soffre e si trova nel bisogno è uno dei comandamenti di Cristo. Nella parabola del Buon Samaritano, Cristo aggiunge: “Va e fa anche tu lo stesso”.

Nell’occasione della Giornata Mondiale del Malato, papa Francesco ci chiede di affidarci a Gesù misericordioso come Maria ha fatto in occasione delle nozze di Cana: “Tutto ciò che vi dirà, fatelo” (Giov 2,5).

Nel libro di Giobbe, impariamo che quando visitiamo i malati, non dobbiamo metterli in una posizione di difficoltà. Non dobbiamo opprimere i malati e visitarli come fossimo medici sapienti (es. dando loro consigli di comportamento). Come ci ricorda il salmo 41,6 “Chi viene a visitarmi dice il falso, il suo cuore cova cattiveria, e uscito fuori sparla”.

3 – La storia della Chiesa: chi visita chi?

Quando leggiamo la lettera di san Policarpo, vescovo di Smirne, vi troviamo scritto: “I membri del clero, anche loro, devono essere compassionevoli, misericordiosi verso tutti, riconducano i dispersi, visitino tutti i malati, senza trascurare la vedova, l’orfano, il povero”.

Sempre e dovunque lungo tutta la storia della Chiesa sono stati costruiti ospedali. La Chiesa ha perfino fondato degli Ordini che si prendessero cura dei malati e dei sofferenti.

Sono senza numero i santi che hanno dedicato la loro vita ai malati. Madre Teresa è uno di questi. Nella sua vita ha visitato le persone abbandonate e sventurate. Papa Francesco è un altro esempio: ogni mercoledì Sua Santità va a visitare e a parlare coi malati presenti in piazza san Pietro.

Dalle nostre parti, abbiamo Mariam Baouardy, Maria Alfonsina Daniel Ghattas e Simone Sarouji. Abbiamo anche i membri della Legio Mariae che visitano quotidianamente i malati. Vorrei ricordare qui l’educatrice Margherita Kashou (deceduta nel 2009) che li visitava regolarmente.

Conclusione:

Visitare un ammalato è mostrargli coi fatti che egli è sempre amato da Dio e dai suoi fratelli. È importante che il malato avverta di avere tanto valore quanto quello di ogni altro essere umano.