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Pubblicato il 11 Feb 2016 in Chiesa, Politica e società, Slide

Simposio a Notre Dame: «La vita umana è sacra, preziosa e inviolabile»

Simposio a Notre Dame: «La vita umana è sacra, preziosa e inviolabile»

GERUSALEMME – A tre giorni dalla Giornata Mondiale del Malato, che si terrà a Nazareth l’11 febbraio, si è tenuto presso il Centro Notre Dame, un Simposio al quale hanno partecipato un centinaio di persone per discutere sul termine della vita e sull’accoglienza delle persone con disabilità.

La giornata è iniziata con la Messa al Santo Sepolcro, nella cappella francescana, celebrata dal Nunzio apostolico in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, mons. Giuseppe Lazzarotto.

In tarda mattinata, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti della Pastorale dei malati nelle diverse chiese della Terra Santa. Mons. Zygmunt Zimowki, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i servizi sanitari, ha colto l’occasione di informare sul ruolo della Pastorale dei malati nella Chiesa cattolica.

Il simposio

L’intero pomeriggio è stato dedicato ad un convegno sul tema: «La vita umana è sacra, preziosa e inviolabile – Problemi sul termine della vita e accoglienza dei disabili» coordinato dal dr. Etienne Lepicard e guidato dal dr. Yousef Zaknoun.

Sua Beatitudine mons. Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, ha rivolto a tutti un messaggio di benvenuto, ringraziando il Santo Padre per aver scelto la Terra Santa per ospitare la Giornata del Malato in questo Anno della Misericordia. Ha incoraggiato i partecipanti a guardare l’atteggiamento del Vangelo e di Gesù “verso i malati”: «Cristo ci mostra come siamo chiamati a rispettare la vita, come ogni essere umano ha una dignità infinita ed è amato da Dio». Egli ha poi nominato il Medio Oriente e la Terra Santa, in particolare, come una terra “malata”, invitando i leader ad aprire gli occhi e a lavorare per il bene comune. Infine, ha ringraziato «tutte le istituzioni della Terra Santa che si prendono cura dei malati e lavorano per guarire la nostra società ferita».

Mons. Zygmunt Zimowki, presente per l’occasione, ha poi preso la parola a nome della Delegazione Pontificia. Ha offerto una panoramica della dottrina degli ultimi tre papi sui temi della fine della vita, l’accoglienza dei disabili e la dignità della persona umana. Ha insistito sul fatto che la Chiesa non può muoversi su questi temi, se non ricorda che la persona umana non può mai essere considerata un oggetto, indipendentemente dalla fase della sua vita.

Parte 1: Problema di termine della vita

La prima parte è stata dedicata al problema della fine della vita. La presentazione del dr. Etienne Lepicard ha esposta una sua ricerca su temi della biomedicina. Analizzando la legge israeliana sulla “fine della vita”, ha cercato di valutare il ruolo del cristianesimo e dei cristiani di fronte a questa legge e ha mostrano come vi si trovino la maggior parte delle posizioni della Chiesa. Ha mostrato come la legge israeliana abbia cercato di trovare «un equilibrio tra il rispetto per l’autonomia del paziente e la santità della vita» (la legge vieta l’eutanasia, il suicidio assistito e la l’interruzione delle cure mediche).

Tre testimoni hanno avvallato le tesi da lui esposte: dr. Dalia Mor, medico generico ebrea israeliana, che ha raccontato gli ultimi momenti della vita di suo padre accolto all’Ospedale francese San Luigi per le cure palliative. Questo luogo è ora per lei «il cuore nel cuore del cuore della Terra Santa… qui la persona è la cosa più importante». È stata la volta di Adel Hussein, infermiera musulmana che lavora da oltre trent’anni in questo ospedale, che ha sottolineato l’importanza di fornire alle persone moribonde non solo le cure mediche, ma anche l’affetto e il comfort che conserva la loro dignità di persona. Infine, suor Monika Düllmann, responsabile dell’ospedale, ha testimoniato la sua missione e come le persone al termine della vita ci danno la pace in mezzo a tutte le sofferenze di questa terra. L’ospedale San Luigi è, infatti, un vero e proprio segno di riconciliazione, dove ebrei, cristiani e musulmani lavorano insieme e sono trattati allo stesso modo.

La testimonianza di mons. Yohanna Boutros Moshe, vescovo siro-cattolico di Mosul

Questa prima parte si è conclusa con la vivida testimonianza di mons. Yohanna Boutros Moshe, vescovo siro-cattolico di Mosul, la cui presenza è stata voluta dal Pontificio consiglio. Dopo la lettura di un inno cantato per i morti nella liturgia siriaca in riferimento al primo capitolo della Genesi, ha ancora una volta insistito sulla centralità della dignità umana secondo l’antropologia cristiana. Ha ribadito la fuga dei cristiani dall’Iraq, in seguito all’invasione dei loro villaggi da parte dello Stato islamico. «L’ISIS non riconosce più alcuna dignità all’essere umano, perché per loro il suo valore è pari a zero, paragonabile a quella di una mucca o di un pacchetto di sigarette», ha detto. Ha poi citato vari esempi di cristiani iracheni che, pur nella loro angoscia, non hanno smesso di praticare le opere di misericordia e di sostenersi a vicenda nella prova. Ha concluso il suo discorso rivolgendosi a papa Francesco, pregandolo di avere pietà del suo popolo cristiano iracheno che «ha perso tutto, tranne la fede e la morale… siamo in grande pericolo, la nostra diocesi è alla fine, e con essa tutta la Chiesa siriaca, una delle prime chiese della Cristianità», ha detto.

Parte 2: Accoglienza del disabile

La seconda parte del convegno è stata dedicata all’accoglienza dei disabili. P. Faysal Hijazin ha presentato le varie forme di disabilità e ha delineato la situazione in Giordania e Palestina, mostrando che la percentuale di persone con disabilità registra i numeri più alti al mondo. Poi ha mostrato tutte le iniziative di accoglienza, in particolare il Centro “Nostra Signora della Pace ad Amman”, e molte altre congregazioni o ONG. Infine, p. Hijazin, considerando la parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa, ci ricorda che il rispetto della dignità della persona è un obbligo per ogni essere umano e quanto sia necessario per tutti di avvicinarsi alle persone che soffrono di più.

Nihay Joubran, medico presso l’ospedale francese, Rweida Joubran dall’ospedale italiano e Hanan Marjieh ospedale inglese, tutti e tre provenienti da Nazareth, ha dato la loro testimonianza su come accompagnano i loro malati o disabili.

Infine, padre David Neuhaus, SJ, ha raccontato la sua esperienza sulla visita ai prigionieri e come aprire il dibattito su un’altra opera di misericordia.

In conclusione dei lavori nel pomeriggio, mons. Fouad Twal ha annunciato l’istituzione di quattro comitati etici cristiani in Terra Santa.

Mons. Marcuzzo, coordinatore episcopale per la Giornata Mondiale del Malato – Nazareth 2016, non ha mancato di ringraziare tutti gli organizzatori e i traduttori, le parti interessate e la comunità “Regnum Christi” che ha ospitato il Simposio presso l’auditorium del centro Notre Dame. Ha invitato tutti i partecipanti a recarsi a Nazareth per la celebrazione dell’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes.

Calixte des Lauriers

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