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Pubblicato il 10 Mar 2016 in Diocesi, Notizie delle comunità religiose, Slide

Comboniane : 50 anni di presenza a Betania

Comboniane : 50 anni di presenza a Betania

BETANIA – Sabato 5 marzo, le suore comboniane hanno festeggiato il cinquantesimo anniversario della loro presenza vicino a Gerusalemme, circondate da tanti amici dalla provenienza più diversa. Mons. Shomali ha presieduto la messa.

Fa impressione la varietà di persone che sono venute per fare festa alle suore comboniane, sempre allegre e accoglienti. I partecipanti erano così tanti che non sono riusciti a entrare tutti nella grande sala, per vedere il video di presentazione della storia e della spiritualità delle comunità fondata da S.Daniele Comboni. “Il nostro fondatore è passato di qui prima di iniziare il suo lavoro apostolico in Sudan. Ha raccontato nei suoi scritti del suo passaggio a Betlemme, a Gerusalemme, al Santo sepolcro, dov’è morto Gesù, sulla tomba. Per questo è cosiì importante per noi stare qui” dice Suor Claudia Galli, provinciale che risiede ad Amman.

Ogni ospite ha conosciuto le suore in uno degli universi diversi che oggi esse frequentano: la scuola, i beduini, i richiedenti asilo, le donne straniere. Suor Adele Brambilla, superiora della comunità in Kerak (Giordania) ha detto: “Comboni ci ha donato il suo spirito che avvicina i più poveri ed esclusi. Per questo noi siamo in Kerak, una zona prevalentemente musulmana, al servizio dei più poveri ed esclusi: beduini, rifugiati siriani ai quali offriamo accoglienza e cure mediche che non possono trovare altrove”.

Alle 18 è iniziata la messa, nel cortile interno per motivi di spazio. Ha presieduto Mons. William Shomali insieme ad una decina di altri preti. Nella sua omelia ha detto: “Il Vangelo di oggi ci invita a riabituarci alla voce chiara, dolce e rassicurante del Buon Pastore che ci parla in molteplici modi. La sua voce si sente attraverso la sua parola viva nelle Scritture. La sua voce si sente nel silenzio dei nostri cuori quando abbiamo il tempo per ascoltare e pregare”. Alla fine ha invitato a pregare per i figli e le figlie di Comboni e “per i popoli Africani affinché la loro fede in Cristo diventi più profonda e li aiuti a risolvere i loro problemi urgenti”.

La casa delle suore comprende una scuola che oggi serve i bambini di Gerusalemme Est. “Questa scuola è la mia seconda casa. Non posso vivere senza la scuola e le suore comboniane” ci confessa Kareema Heshma, maestra d’asilo “Essa era per i bambini di Betania (Al Aizarie). Questo prima che gli israeliani costruissero il muro. Poi cinque o sei anni fa, completato il muro, lasciarono una porticina per far passare i bambini. Poi l’hanno chiusa. Adesso nessun bambino di Betania può venire qui”.

Jeremy Milgram, rabbino per i diritti umani, che collabora con le sorelle che si occupano dei beduini, ha detto: “Fanno un grande lavoro con i Jahalin, hanno aiutato a costruire scuole per i bambini negli accampamenti, e hanno sviluppato programmi di assistenza sanitaria. Per me è un grande onore conoscere la comunità, essere da loro aiutato ed aiutarle”.

Tra i presenti c’erano anche la dottoressa Diddy Mymin Kahn, che ha collaborato con suor Azezet per la scrittura a quattro mani del libro su come aiutare i sopravvisuti alle torture, Betina Birmans, medico neurologo che fa parte dei Medici per i diritti umani (Physician for human rights) e tanti altri amici.

Dopo la messa, la festa è continuata nell’agape fraterna dove gli uni e gli altri, dai diversi mondi frequentati dalle sorelle comboniane, si sono potuti presentare e conoscersi.

Articolo e foto di Andres Bergamini, con il contributo di Telepace.

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