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Pubblicato il 24 Mar 2016 in Omelie FT, Patriarca, Slide

Il Giovedì Santo 2016 a Gerusalemme

Il Giovedì Santo 2016 a Gerusalemme

GERUSALEMME – Questo Giovedì 24 Marzo 2016, il Patriarca Fouad Twal ha celebrato la messa dell’ultima cena presso la Basilica del Santo Sepolcro. Trovate qui l’omelia del Patriarca.

I Sacramenti della Riconciliazione, del Sacerdozio e dell’Eucarestia, manifestazioni della Misericordia del Padre

Eccellenze e cari amici,
cari sacerdoti, buona festa, con la nostra benedizione e la nostra gratitudine.
Cari fratelli e sorelle,
Cari pellegrini venuti dal mondo intero,

oggi la Chiesa ci invita a fare memoria del Mistero dell’Eucarestia e del Sacerdozio, per celebrare la presenza di Cristo in mezzo a noi e realizzare il suo desiderio di servire i nostri fratelli.

I Sacramenti della Riconciliazione, del Sacerdozio e dell’Eucarestia: questi tre pilastri della nostra Fede sono fondati su una sola verità, l’Amore senza limiti del nostro Dio che viene a salvarci e che attraverso questi tre Sacramenti “non ci lascia orfani” (Gv 14,18) e “resta con noi fino alla fine dei tempi” (Mt 28,20).Questi tre sacramenti sono Segni della Misericordia di Dio, “atto ultimo e supremo col quale Dio ci viene incontro”1 . Sono dei Segni vivi di un Dio che non smette di aspettarci, di cercarci, di raggiungerci.

I – Il Sacramento della Riconciliazione: lasciarsi lavare i piedi e divenire a nostra volta strumenti di Misericordia

La lavanda dei piedi esprime la Misericordia di Cristo nel suo aspetto più concreto, in cui Dio si abbassa e si mette ai nostri piedi per raggiungerci là dove il peccato ci ha fatto cadere, per lavarci e guarirci.
Dio stesso si abbassa: è un gesto pieno di significato che Pietro non comprende e che anche noi facciano fatica a capire, tanto oltrepassa la nostra comprensione. Il Maestro si fa servitore.
“Capite quello che ho fatto per voi?” domanda Gesù (Gv 13,12). E senza aspettare risposta, chiarisce Lui stesso il senso del Suo gesto. “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”(Gv 13,14-15).

Attraverso questo gesto che va contro ogni protocollo, Gesù rende visibile la Misericordia infinita di Dio, la follia di un Amore che non conosce alcun limite e che non ha paura di piegarsi sulle nostre più orribili brutture. Se Dio si preoccupa di lavarci i piedi, quanto più ci tiene a lavare il nostro cuore!

Fratelli e sorelle, in questo anno della Misericordia, lasciamoci infine raggiungere da Dio e avviciniamoci senza paura al Sacramento della Riconciliazione. Dio bussa alla porta del nostro cuore (Ap 3,20). Riceviamo il perdono da Dio per proseguire nel cammino della Santità e divenire a nostra volta strumenti di questa Misericordia, “segni efficaci dell’agire del Padre” 2. “Fate anche voi come io ho fatto a voi ” (Gv 13,15):

– lavare i piedi ai nostri fratelli è un gesto difficile da compiere, che incarna tutte le opere di Misericordia che ci costa compiere.
– lavare i piedi è accettare di abbassarsi, di piegarsi sui nostri fratelli sofferenti, in difficolà, isolati, esiliati, nel bisogno.
– lavare i piedi è rinunciare per un istante a guardare se stessi, per guardare l’altro che mi attende e che ha tanto bisogno di me.

Fratelli e sorelle, vivere e condividere l’Amore di Dio, il vero Amore costa. Non c’è amore senza sacrificio, senza dono di sé. “Perché forte come la morte è l’amore, le sue vampe sono vampe di fuoco, di fiamma divina!” (Ct 8,6). Vivere il vero Amore implica che noi accettiamo che Dio bruci i nostri tralci secchi (Gv 15,2-6), il nostro “uomo vecchio” pieno di miserie e di meschinità (Ef 4,22).

Laveremo ora i piedi di alcuni seminaristi per seguire l’umiltà del Maestro e il Suo insegnamento. Faremo qualche fotografia e penseremo di aver compiuto il comandamento dell’amore…

Ripetiamo questo gesto una volta all’anno, ma siamo ancora molto lontani da una fedeltà assoluta al Suo insegnamento sul servizio, sulla misericordia e sul perdono vicendevole… pensiamo alle centinaia di migliaia di poveri, di malati e di rifugiati che attendono un gesto concreto di solidarietà, che attendono una politica giusta e sana, che attendono di essere accolti e accettati.

II – L’Eucaristia

Il secondo pilastro della nostra fede è l’Eucarestia. Questo gesto sublime, valido in se stesso, non può essere dissociato dal primo: la lavanda dei piedi. E’ un gesto di Amore infinito, di umiltà e di misericordia. Nel Sacrificio che noi ripetiamo in ogni Messa “finchè egli venga” (1Cor 11,26), Gesù Cristo nostro Signore si fa così piccolo, così umile in questo pane, per poter dimorare in mezzo a noi. L’Eucaristia, come il Sacramento della Riconciliazione, è il segno dell’Amore smisurato di Dio, che ama restare con noi. Il Suo Amore, ancora una volta, supera i limiti della nostra comprensione, e solo gli occhi del cuore, rischiarati dalla fede, possono accettarlo.

E’ a qualche metro da qui, sul monte Golgota, che il Santo Corpo di Gesù è stato immolato e che il Suo Sangue è stato versato in remissione dei nostri peccati ed è sempre questo stesso Corpo e questo stesso Sangue che noi consumiamo in ogni Eucarestia. Che privilegio e che responsabilità. In ogni ostia consacrata, Dio si dona e ci domanda di donarci a nostra volta ai fratelli. La nostra vita tutta intera deve essere un’offerta “gradita a Dio” (cfr. Rom 12,1). Alla fine di ogni Messa, il Signore ci invita a passare dal tavolo della celebrazione liturgica al tavolo del servizio, nei nostri quartieri, nelle nostre parrocchie e nei campi di rifugiati disseminati purtroppo un po’ ovunque.

Fratelli e sorelle,”alla sera della nostra vita saremo giudicati solo sull’amore!”. Cogliamo l’occasione di questo Giubileo della Misericordia , “un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale” 3 per cessare di preoccuparci di noi stessi, volgiamo gli occhi gli uni verso gli altri.Seguendo il nostro Maestro, siamo chiamati, preti, servitori di Dio e fedeli, ad accettare a nostra volta di lasciarci “mangiare” dai nostri fratelli, di donarci fino alla fine, nell’esercizio, a volte faticoso, della Misericordia . Se le nostre buone opere ci costano, è il segno che saranno fruttuose, è il segno che ci siamo veramente donati!

III – Il Sacerdozio

“Fate questo in memoria di me” (Lc 22, 19): cari preti, buona festa, è il vostro giorno, è la vostra festa! Vi pensiamo e preghiamo per tutti i preti della Terra Santa.

Cari preti, non dimenticate mai quanto la vostra vocazione sia divina. Il vostro impegno è quello di incarnare la Misericordia di un Dio che è Padre amorevole, un Dio che non smette mai di cercare, i suoi figli peccatori e smarriti.
Attraverso il Sacerdozio, siete stati costituiti servitori di Dio e dei vostri fratelli. Siete chiamati, a immagine del Maestro, a nutrire l’ affamata folla dei figli di Dio non solo di pane, ma anche del “Pane della Vita” (Gv 6,35). Siete chiamati come il Cristo a curare e a guarire le ferite, fisiche e spirituali, attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Tutta la nostra vita deve dire e ridire, senza tregua, la Misericordia di Dio.
Costituendoci preti, il Cristo ha messo nelle nostre mani ogni autorità, e ci ordina di ripetere questo unico sacrificio di offerta. Oggi, il Cristo ci rinnova nella nostra vocazione e ci ridice: “Vi do ogni potere, a voi così come siete, con i vostri limiti e le vostre miserie, i vostri vasi fragili, vi do questo potere di sostituirmi, di agire in mio nome, di perdonare i peccati, di condannare o di salvare!”.

“Che responsabilità in questo, Signore! Lava allora non solo i nostri piedi, ma anche le nostre teste confuse e i nostri cuori induriti!”.

Conclusione

Questi tre gesti di Misericordia, la lavanda dei piedi, la Consacrazione del pane e del vino e l’istituzione del Sacerdozio non possono concretizzarsi che in un’assemblea, in un popolo di credenti, di giovani e di meno giovani, un popolo che osa camminare controcorrente, un popolo che crede alla giustizia e alla Resurrezione, un popolo che crede in Colui in cui abbiamo posto tutta la nostra fiducia. Poichè la vocazione di tutti noi, fatti a immagine del nostro Dio Trinitario, che è Comunione di Amore tra le Tre Persone, la nostra vocazione consiste nel dono di sé e nella comunione fraterna.
E’ qui che si iscrive il nostro ministero sacerdotale: Dio ha bisogno di persone che siano segni credibili, per servire, sostenere e alimentare i fedeli… L’anno della Misericordia è l’anno della conversione e della santificazione, l’anno del servizio… servire, accettare di abbassarsi per “Vivete quello che fate” ci dice il Vescovo al momento della nostra Ordinazione. Questo invito è ora più valido e attuale che mai. Cari preti, approfittiamo di questa celebrazione per rendere grazie per essere stati scelti e preghiamo insieme per tutti i fedeli, e in particolare per tutti i confratelli che esercitano il loro ministero nelle zone di guerra e di morte! Amen.

†Fouad Twal
Patriarca di Gerusalemme per i Latini

Foto: Thomas Charrière & Andres Bergamini, Giovedì Santo 2016

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