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Pubblicato il 27 Mar 2016 in Omelie FT, Patriarca, Slide

Pasqua 2016 al Santo Sepolcro : omelia del Patriarca

Pasqua 2016 al Santo Sepolcro : omelia del Patriarca

GERUSALEMME – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, domenica 27 marzo 2016, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme. Trova di seguito l’omelia del Patriarca.

 «Cristo è risorto! È veramente risorto!»

Cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari religiosi e religiose,
Cari fedeli di Terra Santa,
Cari fedeli e cari pellegrini venuti dal mondo intero, e voi tutti, giornalisti e fotografi che siete qui per vedere e far vedere questo evento, cuore della nostra fede cristiana,

A tutti auguro una buona Pasqua, che la luce della gioia pasquale possa splendere sui vostri volti e nelle vostre vite!

«Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24, 34).

Eccoci alla fine del Triduo della Passione del Signore, una domenica, il primo giorno della settimana, il giorno in cui tutto comincia e tutto ricomincia. Il Giorno del Signore, Colui che ha fatto nuove tutte le cose. Dopo un venerdì doloroso ed un sabato silenzioso, tornano a risplendere la luce e la gioia della Pasqua.

L’Amore, «più forte della morte» (Ct, 8, 6), conduce al Sepolcro, alle prime luci dell’alba, le donne, con fiori e aromi, per terminare di ungere il Corpo del loro Signore sepolto in fretta il venerdì. E non trovano il corpo di Gesù: la Tomba è vuota! Ancora oggi, fratelli e sorelle, e noi ne siamo testimoni come le migliaia di pellegrini e visitatori che vengono qui tutti i giorni, la Tomba è vuota! Cristo ha vinto la morte!

Come le sante donne, anche noi cerchiamo il volto di Cristo, abbiamo sete della sua Parola, della sua Presenza e della sua Pace. Il nostro cuore è inquieto, senza riposo, perché sembra che Lui non sia là dove vorremmo trovarlo, nelle nostre città, nelle nostre famiglie spesso distrutte, nei nostri paesi vittime della guerra e della violenza. Come le sante donne, anche noi ci lasciamo invadere dall’angoscia del vuoto, dell’assenza, ma non lasciamoci vincere dalla paura!

Il Corpo del Signore non giace più in questo sepolcro. Si é manifestato glorioso ai suoi discepoli che l’hanno potuto toccare, Tomaso ha messo addirittura il proprio dito nel Suo costato (Gv. 20, 27). Grande Mistero della resurrezione della Carne che anche noi aspettiamo, e che professiamo ogni domenica!

Il Sepolcro é vuoto, il Crocifisso é vivente e ci chiede di portare al mondo il suo messaggio, e d’annunciare a tutti, come Maria Maddalena ai discepoli: «Ho visto il Signore! » (Gv. 20, 18). Questo messaggio é destinato agli uomini del mondo intero, cristiani, ebrei, musulmani, credenti e atei. Questa Buona Notizia riguarda tutti: Dio, Amore fattosi uomo, ci libera dalla morte, dal peccato e da ogni tipo di violenza.

L’uomo di oggi esige sempre prove visibili e concrete. Ma nulla apparentemente riesce a convincerlo, neppure le prove più tangibili: una Tomba vuota, un lenzuolo sacro, dei morti che risuscitano, dei malati che guariscono… Niente riesce a convincerlo, perché la fede non è una questione di certezze: è un dono di Dio che produce frutto nel cuore dell’uomo. Il primo miracolo della Resurrezione di Cristo è quello accaduto nel cuore delle sante donne: un cambiamento, una conversione, che le ha trasformate, da donne spaventate quali erano, in missionarie e testimoni audaci. Come loro, anche noi siamo chiamati a superare le nostre paure e i nostri pregiudizi per portare al mondo intero il messaggio che aspetta.

Fratelli e sorelle, il mondo ha bisogno di conoscere il volto del Risorto e di sperimentare la pace promessa! A noi che abbiamo ricevuto la grazia e il privilegio della Rivelazione, viene chiesto molto (Lc 12, 48). Non possiamo più limitarci a proclamare la Resurrezione a parole, tutta intera la nostra vita deve dire e cantare questa Misericordia infinita «con i fatti e nella verità» (1 Gv 3, 18), attraverso la nostra unità, il nostro fervore, la nostra preghiera, ma anche e soprattutto la nostra carità e il nostro servizio ai più poveri, ai più trascurati, ai più emarginati, ai profughi: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri. » (Gv 13, 35).

Facciamo in modo, fratelli e sorelle, di essere degni della nostra eredità, di essere testimoni fedeli, di essere «la luce del mondo» (Mt 5, 14), accanto a tutti coloro che il Signore mette sul nostro cammino, vicino a queste migliaia di pellegrini e di turisti che vengono tutti i giorni in questo Santo Luogo, in cerca di Dio, e accanto a tutte queste popolazioni divise, martoriate, in preda alla guerra e alla violenza, che attendono un mondo migliore.

Le donne si allontanano dal Sepolcro stupite e tremanti … Ma nonostante il timore che provano di fronte alla Tomba vuota, vanno ad annunciare il messaggio: «“È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete!» (cfr.Mt 28, 7-8). Ogni angolo del mondo è Galilea, dove Cristo ama essere presente: la famiglia, il luogo di lavoro, lo stadio di calcio e i campi dei rifugiati. Ogni persona è una Galilea dove il Signore vuole venire e farsi incontrare.

Fratelli e sorelle, il mondo attende molto da noi, che siamo i successori degli apostoli e della prima comunità cristiana. Oggi il Signore ci invita a seppellire in questa Tomba i nostri desideri mondani, le nostre divisioni, la nostra violenza, la nostra mancanza di fede e di amore, il nostro egoismo, per poter resuscitare e rinascere con Lui ad una vita nuova, una vita di Misericordia! Lasciamo il nostro «uomo vecchio» (Ef 4, 22) che vive nella paura e nell’insicurezza, rivestiamoci dell’uomo nuovo, che crede al bene e alla pace, e al quale Dio ha promesso «la vita in abbondanza» (Gv 10, 10). Custodiamo una speranza salda e sincera e preghiamo, preghiamo senza stancarci, perché venga infine la pace in Terra Santa e nel mondo intero.

Cari fratelli e sorelle, voi che siete malati, anziani, rifugiati o prigionieri, vittime dell’indifferenza e della solitudine, voi che vivete un venerdì santo apparentemente senza fine e che faticate sotto il peso del fardello della prova, voi che non potete ancora vivere la gioia della Pasqua, né celebrare la Resurrezione a causa di politiche insensate e di fanatismi ciechi,

Per tutti voi innalziamo la nostra preghiera e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, ritta ai piedi della croce, affinché la Speranza della Resurrezione curi le vostre ferite e consoli i vostri cuori affranti.

«Non è qui. E’ risorto, come aveva detto» (Mt 28,6)

Andate a portare questa notizia al mondo intero perche’ «a tutti, credenti o lontani dalla fede, possa giungere il balsamo della Misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi» [1] ! Alléluia, Alléluia!

† Fouad Twal
Patriarca di Gerusalemme per i Latini

Foto: Thomas Charrière & Andres Bergamini


[1] Papa Francesco, Bolla d’indizione del Giubileo Straordinario, § 5

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