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Pubblicato il 18 Mag 2016 in Approfondimenti, Pubblicazioni, Slide

Jacqueline Sfeir: primo riconoscimento internazionale

Jacqueline Sfeir: primo riconoscimento internazionale

 

BETLEMME – Il professor Sami Basha ha curato la biografia di Jacqueline Sfeir, pedagogista cristiana palestinese, scomparsa nel 2013 e ne ha illustrato il pensiero pedagogico in Storia della Pedagogia Speciale, recentemente pubblicato in Italia.

Esce in Italia Storia della Pedagogia Speciale a cura di Piero Crispiani (Edizioni ETS, Pisa 2016 pp. 795). Un lavoro storiografico molto ampio a cui hanno collaborato numerosi Professori Universitari e Pedagogisti. È un lavoro di assoluta singolarità per le interessanti figure e i temi presi in esame, per la modernità e originalità del progetto editoriale e per la qualità degli autori.

Quando i saperi e le discipline si corredano di intrecci transdisciplinari, e quando esprimono una riflessione sul proprio passato, si realizza una rete fra le diverse comunità culturali e scientifiche, nel tempo e nello spazio.  Esse invitano al confronto e consolidano l’opinione che la “missione pedagogica” sia oggi particolarmente urgente.

Il volume sopracitato raccoglie esperienze concrete diverse, tutte unificate da un unico scopo: quello di servire gli ultimi, di dare voce e presenza ai più emarginati e piccoli, senza l’inclusione dei quali la società non può chiamarsi “Comunità”.

È questo il leit motiv che il professore Sami Basha ravvede anche nell’esperienza pedagogica di Jacqueline Sfeir, della quale ha curato il saggio Una pedagogia olistica e di frontiera, presente nel libro pubblicato.

Basha, direttore del Centro di Pedagogia Speciale e vice Rettore presso l’Ahliya Palestinian University di Betlemme, ha sempre considerato la Pedagogia arma di resistenza non violenta, mezzo di liberazione e capace di formare la personalità dell’“uomo funzionante” nel contesto di conflitto. Egli ritrova questi spunti concettuali nell’esperienza della Sfeir.

Jacqueline nasce nel 1950 nella città di Beit Jala in Palestina da una famiglia cristiana cattolica. È figlia di rifugiati, donna palestinese per eccellenza. Il padre, espulso nel 1948 da Gerusalemme, sua città natale, si rifugia a Beit Jala. Ha una forte determinazione nell’instillare nei figli la volontà di sopravvivere e di eccellere nel lavoro. Insegna loro i vantaggi della perseveranza e dell’impegno a non tradire i valori familiari, le credenze e gli obiettivi.

La Sfeir si dedica allo studio con grande frutto fino a conseguire la laurea e il Dottorato in Pedagogia. Diventa docente nella Facoltà di Scienze dell’Educazione della Università di Betlemme dove lavora fino al 2003.

«J. Sfeir è una personalità illuminata – scrive Basha nel suo saggio –, capace di criticare in direzione costruttiva una situazione circostante complessa e spesso deprimente, della Palestina tra prima e seconda Intifada, tra occupazione militare e scarsa attività di governo a favore dell’educazione».

«Comprende che gli stili didattici ed educativi debbano essere modificati in funzione delle caratteristiche e delle risorse proprie degli allievi, soprattutto se interessati da diversità o disabilità. […] La direzione dei suoi studi volge a trasformare l’istruzione araba da un sistema elevatamente gerarchico, verso modalità relazionali/sociali».

La professoressa Sfeir diventa autrice dell’HIA (Holistic Integrated Approach to Early Childhood Care and Development), metodo progettato per realizzare la crescita complessiva ed integrata del bambino in tutti gli aspetti: mentali, emotivi, sociali, morali e fisici. Il metodo usa una strategia polivalente che va dalla formazione degli insegnanti, al counselling con i genitori e con la comunità circostante.

L’impatto di un metodo così innovativo ebbe numerose resistenze. Ma J. Sfeir andò avanti e privilegiò «l’attenzione per l’esperienza personale del bambino nel contesto locale e l’importanza del mantenimento dell’identità culturale da salvaguardare di fronte all’invasione delle proposte provenienti dall’Occidente. Per lei la famiglia riveste un’importanza straordinaria… La Sfeir amava dire: “Non esiste un modello ideale per il bambino, ma bisogna disegnare il contesto per un bambino ideale”».

Nel 2006 nasce MaDad (acronimo arabo di Establishment for the study and support of childhood programs), un’organizzazione che ha lo scopo di sviluppare l’approccio integrato olistico. In pochi anni la Sfeir sviluppa una rete di individui, comunità e organizzazioni locali e regionali che collaborano con questo approccio. Le idee e le metodologie della Sfeir si spostano anche oltre i confini della Palestina, formando tanti insegnanti e docenti in Giordania, nello Yemen e in Siria.

Oggi, riflettere sull’opera della pedagogista scomparsa nel 2013, può offrire all’ambiente palestinese strade concrete da percorrere e prospettive nuove. Farne tesoro è un dovere per i formatori e gli addetti ai lavori.

Basha la indica come magistra vitae, lei che si è confrontata quotidianamente con un ambiente di frontiera e che ha lavorato per il bene della società palestinese e della comunità cristiana locale. Il suo pensiero può contribuire al progresso della comunità nella ricerca della sua auto-identificazione e del ruolo attivo che deve ricoprire.

Elisabetta Spagnolo