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Pubblicato il 26 Mag 2016 in Omelie FT, Patriarca, Slide, Solennità, Vita liturgica

Omelia del Patriarca Fouad Twal per il Corpus Domini e il suo giubileo d’oro sacerdotale

Omelia del Patriarca Fouad Twal per il Corpus Domini e il suo giubileo d’oro sacerdotale

GERUSALEMME – Nel corso di una messa celebrata nella Basilica del Santo Sepolcro, in occasione della solennità del Corpus Domini il 26 maggio 2016, il Patriarca Fouad Twal ha tenuto l’omelia in cui ha reso grazie per i suoi cinquant’anni di ordinazione sacerdotale. Di seguito è riportato il testo integrale dell’omelia

MESSA NELLA SOLENNITÁ DEL CORPUS DOMINI

50° di Ordinazione sacerdotale di S. B. il Patriarca Fouad Twal

Basilica del Santo Sepolcro

26 maggio 2016

Cari fratelli e sorelle,

grazie per essere venuti in tanti a celebrare la Solennità del Corpus Domini in questo Luogo santo, a qualche metro dal posto in cui il nostro Salvatore ha offerto il suo Corpo e versato il suo Sangue nell’estremo sacrificio di espiazione per i nostri peccati.

La festa del Corpus Domini è inseparabile dalla Messa in Coena Domini, anch’essa celebrata qui davanti alla Tomba vuota, e nella quale abbiamo fatto memoria dell’istituzione dell’Eucarestia. Durante la sera del Giovedì Santo riviviamo il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, ed oggi, nella festa del Corpus Domini, è questo stesso Mistero che viene offerto alla nostra adorazione e alla nostra meditazione. Il Santo Sacramento, portato in processione attorno al Santo Sepolcro e nelle vie delle nostre città e dei nostri villaggi, ci ricorda che il Signore risorto cammina con noi e in mezzo a noi, e ci guida verso il Regno dei Cieli: Christus vincit , Christus regnat.

Nella Messa del Giovedì Santo, abbiamo ricordato come l’Eucaristia transformi i doni di questa terra —il pane e il vino — per trasformare le nostre vite. Essendo stati tutti «saziati» (Luc 9, 17) del Corpo di Cristo, formiamo un solo Corpo e inauguriamo così la trasformazione delle nostre comunità e del nostro mondo, incapace di trovare la pace o di farla. La trasformazione della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, il dono di un Amore più forte della morte, un Amore divino capace di trasfigurare la carne e di risuscitare i morti.

L’espressione « ricevere la comunione » è bella e molto eloquente. Dice che questo Sacramento ci introduce nella comunione con Dio stesso e con gli altri, secondo le parole di san Paolo: « Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.» (1 Co 10, 16-17) Di solito il nutrimento corporale è assimilato dal nostro organismo e contribuisce alla sua crescita, nel caso dell’Eucaristia, invece, è il Nutrimento che ci «assimila» a Sè: comunicarci fa di noi dei membri del medesimo Corpo mistico, ci rende Chiesa.

Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre contemporaneamente agli altri, ci rende membra gli uni degli altri. La comunione eucaristica mi unisce a chi mi sta di fianco, a chi incontro per strada, ma anche ai fratelli più lontani, del mondo intero.

Sulle orme di Cristo che ha dato se stesso da mangiare, il Signore ci chiede espressamente di dare noi stessi in nutrimento agli altri: «Date loro voi stessi da mangiare» (Luc 9,13). Di fronte alle necessità delle folle affamate, ecco la soluzione dei discepoli: rimandare tutti a casa! che ciascuno pensi a sé! Quante volte noi Cristiani abbiamo la tentazione di rimandare indietro la gente che bussa alle nostre porte …

La soluzione offerta da Gesù va in un’ altra direzione : «Date loro voi stessi da mangiare»[1]. E anche quando apparentemente non abbiamo niente da offrire, perché siamo noi stessi affamati, avendo solo «cinque pani e due pesci» da condividere, l’atteggiamento del nostro cuore e la nostra fede in Dio possono fare miracoli, Dio fa fruttificare all’infinito le nostre buone intenzioni e i nostri atti di fede: «tutti furono saziati» (Luc 9, 17).

Chi riconosce Gesù nella santa Ostia, lo riconosce nel suo fratello che soffre, in colui che ha fame e sete, che é straniero, nudo, malato, prigioniero, o ancora, condannato a vivere nei campi dei rifugiati. Ricevere la comunione durante la Messa significa entrare in comunione con coloro che sono assenti, anche con il Mondo invisibile, con tutti i Santi del Cielo riuniti nell’unico Corpo di Cristo.

La celebrazione della festa del Corpus Domini ci invita a meditare sulla nostra responsabilità nella costruzione di una società solidale, giusta e fraterna. Come i discepoli anche noi siamo tentati di rimandare le folle, di dire a chi ha bisogno di cavarsela da solo. Oggi in modo particolare, quando la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, quando la Chiesa é bersaglio degli attacchi e della persecuzione dei politici e dell’estremismo religioso, il Corpus Domini deve fare di noi un solo corpo, una sola Chiesa consolidata dalla fede in Dio, e dalla solidarietà tra noi.

L’Evangelo chiede ed opera da sempre per l’unità della famiglia umana lacerata, un’unità non imposta dall’esterno, dagli interessi economici o politici, ma chiamata a nascere dalla buona volontà e dalla responsabilità degli uni verso gli altri, perché noi ci riconosciamo membri di uno stesso corpo ed abbiamo imparato, ed impariamo costantemente, che la condivisione, l’amore e la misericordia sono la via della vera giustizia.

Per rimediare alla situazione violenta e disastrosa nella quale è immerso il nostro Medio Oriente, occorre seguire la via aperta da Cristo stesso: franchezza, fedeltà e coraggio, e nello stesso tempo umiltà, misericordia e perdono reciproco. La nostra missione in Terra Santa deve passare attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che muore per donare la vita: morte brusca ed improvvisa, o lenta, a piccole dosi!

La nostra missione deve essere nutrita dalla logica della fede, che sposta le montagne con la forza dolce di Dio. È così che Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia e l’universo attraverso questa catena di trasformazioni di cui l’Eucaristia è il sacramento.

La Chiesa di Gerusalemme, come dico spesso, ha due dimensioni inseparabili: è la Chiesa del Calvario e la Chiesa della Resurrezione. Le scale che salgono fino al Calvario sono ripide e difficili da salire, ne abbiamo l’esperienza, ma ogni gradino segna un passo in più verso la Speranza e la gioia della Resurrezione. Continuiamo ad andare avanti insieme, al termine di questo lungo pellegrinaggio c’è Cristo stesso che ci attende e che ci accoglie.

Con tutti voi, cari amici, vorrei rendere grazie a Dio per il dono del Sacerdozio, ricevuto 50 anni fa. Sono ormai alla fine del mio mandato, umilmente posso dire che la missione che mi è stata affidata è compiuta, e consegnando il mio futuro nelle mani di Dio, Lo ringrazio per tutti questi anni al servizio diretto del Santo Padre, e della Chiesa-Madre di Gerusalemme.

Non posso che dire grazie anche per tutte queste amicizie fedeli e preziose, tessute qui in Terra Santa come nel mondo intero. Vorrei ringraziare tutti i miei Vicari, i preti, i parroci e tutti i miei numerosi amici, religiosi e religiose in ogni parte del mondo, che mi hanno accompagnato e sostenuto durante la mia missione.

Chiedo al Nunzio di far pervenire al Santo Padre tutta la mia adesione e il mio amore filiale, e di ringraziarlo per la sua attenzione paterna nei confronti della Terra Santa e dei cristiani del Medio-Oriente.

Con l’umiltà di sapere che siamo dei semplici servitori, custodiamo la certezza che l’amore di Dio è più forte del male, e che non saremo mai soli nella nostra missione: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».» (Mt 28, 20).

Signore, resta con noi perché il giorno sta per finire. Se l’oscurità del crepuscolo sembra voler avere la meglio, la luce della Resurrezione annuncia già l’alba di un Giorno senza fine.

Amen

†Fouad Twal

Patriarca di Gerusalemme per i Latini

[1] Omelia di Papa Francesco per la Solennità del Corpus Domini, Basilica di San Giovanni in Laterano, 30 maggio 2013.

Foto: © LPJ / Thomas Charriere

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