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Pubblicato il 25 Lug 2016 in Cultura, Politica e società, Slide

Basilica della Natività: i lavori di restauro continuano a rivelare tesori nascosti

Basilica della Natività: i lavori di restauro continuano a rivelare tesori nascosti

BETLEMME – I lavori nella Basilica della Natività sono ancora in corso e riservano sorprese ai restauratori. Con questo nuovo articolo sui lavori di restauro a una delle più antiche chiese del mondo, vi mostriamo i mosaici del transetto e uno sguardo sui lavori che lungo i secoli vi sono stati compiuti.

I mosaici del transetto nord

Il visitatore che contempla i mosaici del transetto nord può scorgere due scene successe dopo la Resurrezione di Gesù. La prima raffigura l’Ascensione, vi appaiono la Vergine Maria, gli Apostoli e due angeli. La seconda rappresenta l’incredulità di Tommaso che verifica i segni dei chiodi nelle mani e il costato di Gesù(Giov 20,19-31).

I mosaici del transetto sud

La prima scena rappresenta l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, la domenica delle Palme. L’altra la Trasfigurazione sul monte Tabor, di fronte a tre discepoli scelti dal Signore: Pietro, Giacomo e Giovanni. Dell’antico mosaico restano visibili solamente la figura di Giacomo, in ginocchio, e i piedi di Mosè.

Il mosaico della Trasfigurazione del Monastero di santa Caterina

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Il mosaico della Trasfigurazione di Gesù, nell’abside  della chiesa del monastero di santa Caterina al Sinai, è considerato come una delle prime opere dell’arte bizantina.

La tipologia e l’ispirazione di questa icona sono serviti come base per moltissime opere che, in seguito, hanno illustrato questa scena del Vangelo in tutto il mondo. L’esempio più notevole lo si trova a Dafni, in Grecia.

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Nell’icona del monastero della Trasfigurazione, Cristo è rappresentato circoscritto da una mandorla, con un alone a forma di croce. La figura di Gesù aleggia tra mondo spirituale e mondo fisico. A differenza delle icone successive, qui gli apostoli sono collocati in modo simmetrico. Giacomo e Giovanni alzano le loro mani in preghiera, mentre Pietro, con le sue braccia, forma una specie di tenda, a ricordo della domanda che egli stesso ha posto a Gesù davanti alla Trasfigurazione (Lc 9,33). Alla sinistra di Gesù si trova Mosè mentre Elia è alla sua destra. Nei pannelli superiori del mosaico sono raffigurati due episodi della vita di Mosè: a destra Mosè che riceve le Tavole della legge e a sinistra la visione del Roveto ardente.

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Forse, un modello più antico ancora è servito di base per il mosaico del Sinai: il Cristo Legislatore, o “Traditio Legis”. Una immagine di questo tipo, raffigurante Cristo, fu realizzata in una chiesa romana del IV secolo, ora distrutta. Più volte ricopiata, se ne può trovare un esempio sull’abside nord della chiesa di santa Costanza a Roma. Nella “Traditio Legis”, Cristo è affiancato dai santi Pietro e Paolo e da due palme. Gesù consegna a Pietro la legge, sotto forma di rotolo.

Il mosaico sopra al coro nella basilica della Natività

Qui il visitatore può accorgersi di due scritte sul mosaico una in greco e una in latino. La scritta in greco ci fa conoscere il nome dell’artista “Ephram”: “Questo lavoro di un tempo è stato restaurato dalle mani di Efraim, monaco, pittore e mosaicista sotto il regno di Emanuele Comneno, gran re porfirogenito, e del gran re di Gerusalemme il signore Amalrico e del santo vescovo della santa Betlemme, il signore Raul, l’anno 6677, seconda indizione (1168-1169)”.

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I lavori di restauro attraverso la storia

Dopo la distruzione della chiesa della Natività durante la sollevazione dei Samaritani nel 529, l’imperatore Giustiniano ordinò la ricostruzione della chiesa nella forma attuale. La chiesa ricostruita è più lunga della precedente, il livello del suolo più alto e vi si trova aggiunto un nartece ornato di mosaici. L’originale abside ottagonale è sostituita da una più ampia a tre absidi.

Tra il 1165 e 1169, la chiesa viene di nuovo restaurata grazie all’intervento del re di Gerusalemme Amalrico e dell’imperatore bizantino Emanuele Comneno. I muri della navata e del transetto vengono ricoperti di mosaici.

Nel XIII secolo, sotto i Mamelucchi, le riparazioni e la manutenzione vengono autorizzati solo raramente. I saccheggi frequenti contribuiscono al degrado della chiesa. Felix Fabri, pellegrino del XV secolo, descrive l’interno come “un fienile senza fieno, come una farmacia senza spezie, una biblioteca senza libri. I piccioni, attraverso i buchi del tetto, volano liberamente dentro come fuori”.

Nel XV secolo, sotto la protezione della Custodia di Terra Santa, e del Custode p. Giovanni Tomacelli, fu rifatto il tetto, con l’approvazione del Sultano e della Santa Sede. Il legname necessario fu offerto e inviato dalla Repubblica di Venezia. Il re di Inghilterra Edoardo IV donò il piombo necessario per la copertura. I lavori furono finanziati dal Duca di Borgogna, Filippo il Buono.

 

Il restauro in corso

Il restauro attuale ha avuto inizio nel 2013, dopo l’affidamento dei lavori alla Piacenti e la supervisione dei lavori al CDG (Gruppo di Sviluppo Comunitario), da parte del Ministro palestinese Ziad Albandak, Presidente del Comitato presidenziale per il restauro della Basilica della Natività. La firma del contratto fu fatta alla presenza del Primo Ministro palestinese, dott. Rami Hamdallah,  dei rappresentanti dei Patriarcati greco e armeno e della Custodia di Terra Santa.

Dall’inizio del lavori il Comitato ha ricevuto 10 milioni di euro da diversi paesi e organizzazioni. Eccone l’elenco: Stato di Palestina, Repubblica di Ungheria, sig. Safeed Tawfiq Khoury- Consolidated Contractors Company, Palestine Investment Bank, Repubblica di Francia, Federazione Russa, Santa Sede, Fondo di investimento palestinese, Palestine Commercial Bank, Palestine Bank. Repubblica Greca, sig. Alberto Kassis-Cile, sig. Iosé Said-Cile, Patriarcato russo ortodosso, Regno di Spagna, Pontifical Mission, Patriarcato armeno ortodosso di Gerusalemme, Repubblica Italiana, Repubblica Federale Tedesca, Regno del Marocco, Repubblica Polacca, Paltel Group-Palestina, Cooperazione Turca, Fondo Arabo per lo sviluppo economico e sociale, il Belgio.

Al momento, Piacenti ha terminato i lavori al tetto, alle finestre, alla grande porta di legno del nartece, ai mosaici della navata e dei transetti. Ora si dedica agli architravi in legno posti sulle colonne di marmo. L’Autorità palestinese finanzierà con 7,5 milioni di euro il restauro delle 50 colonne, dei mosaici del pavimento e delle pietre della facciata. Finanzierà inoltre l’istallazione dei sistemi anti incendio e di illuminazione. L’importo necessario per le colonne è di 2,3 milioni di euro, 50 000 per ogni colonna con dipinti (32 colonne) e 40 000 per le altre (18 in tutto).

In giugno 2016, l’Ambasciata dello Stato di Palestina presso la Santa Sede ha presentato in Vaticano lo stato dei lavori alla presenza di mons. Antonio Camilleri, segretario di Stato aggiunto per le Relazioni internazionali della Santa Sede, del sig. Ziad Albandak, di Vera Baboun Sindaco di Betlemme e di altri membri del Comitato presidenziale, il dott. Khouloud Daibes, Ambasciatore di Palestina in Germania, del sig. Issa Kassissieh, Ambasciatore di Palestina presso la Santa Sede, e dell’archeologo sig. Nazmi Jubeh.

Saher Kawas
Foto: ©LPJ / Saher Kawas

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